Il ruolo chiave della finanza nella tutela della biodiversità
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    Il ruolo chiave della finanza nella tutela della biodiversità

    La biodiversità, un tempo vista esclusivamente come tema ambientale, è oggi fondamentale anche per il settore finanziario, che inizia a misurare rischi e opportunità legati alla natura. Un cambio di prospettiva che trasforma la natura in un asset da tutelare. Scopri di più in questo articolo.

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    13/04/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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    Il ruolo della finanza nella tutela della biodiversità

    La perdita di biodiversità non è solo un tema ambientale, ma anche economico. Oltre il 50% del PIL globale dipende direttamente dai servizi ecosistemici, come l'impollinazione, la qualità dell’acqua o la fertilità del suolo. Tuttavia, tra il 1992 e il 2014, lo stock globale di capitale naturale per abitante è diminuito del 40%. Questo dato ha spinto molte istituzioni finanziarie a rivedere le proprie metriche di valutazione del rischio. La biodiversità entra così tra gli indicatori di sostenibilità ambientale, affiancando le emissioni di gas serra all'interno della componente “E” dei criteri ESG. In questo contesto, la finanza diventa un attore chiave nella conservazione della natua, influenzando le scelte economiche globali attraverso l’allocazione dei capitali.

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    TNFD: il framework per la rendicontazione della biodiversità

    La Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD) è oggi il principale riferimento per la rendicontazione dei rischi legati alla biodiversità. L’obiettivo è fornire un quadro standard per aiutare le aziende e le istituzioni finanziarie a integrare la natura nei processi decisionali. Il TNFD lavora in sinergia con organizzazioni come il GRI, l’ISSB e istituzioni scientifiche come UNEP e IUCN. Ad oggi, oltre 500 aziende e 129 istituzioni finanziarie – che rappresentano circa 17.7 trilioni di dollari in asset gestiti – hanno aderito alle sue raccomandazioni. Questo segnale di crescente interesse suggerisce che la protezione della biodiversità è sempre più considerata anche come un fattore di competitività e gestione del rischio.

    TNFD: il framework per la rendicontazione della biodiversità
    XNatura

    Il contesto normativo europeo e l'impatto della SFDR

    In Europa, diverse normative disciplinano la finanza sostenibile, tra cui la CSRD, la EU Taxonomy e la SFDR (Sustainable Finance Disclosures Regulation). Quest'ultima, in vigore dal 2021, obbliga le istituzioni finanziarie a comunicare l’impatto ambientale degli investimenti. Tra i Principal Adverse Impacts (PAI) definiti dalla SFDR, il numero 7 riguarda specificamente la biodiversità e impone di dichiarare la quota di investimenti in aziende con siti vicini ad aree sensibili, potenzialmente soggetti a impatti negativi. Tuttavia, la mancanza di una definizione standard di "aree sensibili" con riferimento alla biodiversità, rende difficile il confronto tra operatori. Le informazioni devono essere accompagnate da dati storici, obiettivi futuri e azioni previste. Anche se il quadro è ancora in evoluzione, la SFDR rappresenta un primo passo verso una maggiore trasparenza sull’impatto degli investimenti sulla biodiversità.

    Il contesto normativo europeo e l'impatto della SFDR

    Localizzare gli asset: una sfida per la finanza

    Uno degli ostacoli principali alla valutazione del rischio biodiversità è la scarsa disponibilità di dati sulla localizzazione precisa degli asset aziendali. Questo tipo di informazione è fondamentale per analizzare l’interazione con gli ecosistemi locali, ma spesso è difficile da ottenere. Alcune aziende temono per la propria sicurezza o reputazione, altre considerano questi dati sensibili dal punto di vista commerciale. In assenza di informazioni complete, le analisi si basano su modelli e stime che non sempre riflettono la realtà. Inoltre, le fonti disponibili sono molteplici e poco armonizzate. Per migliorare la qualità delle valutazioni, sarà necessario aumentare la trasparenza e sfruttare strumenti avanzati come l’intelligenza artificiale e l’analisi geospaziale.

    Localizzare gli asset: una sfida per la finanza
    XNatura

    KPI condivisi per misurare la biodiversità

    Uno dei principali ostacoli all'integrazione della biodiversità nella finanza è l’assenza di indicatori chiari e universali. Mentre per altri temi ambientali esistono standard ben definiti, nel caso della natura ci si confronta con approcci ancora frammentati. La mancanza di coerenza rende difficile comparare le performance tra aziende o definire strategie basate su dati affidabili. La costruzione di un sistema condiviso di indicatori è un passaggio essenziale per valutare i progressi reali e orientare le decisioni. L’evoluzione normativa e le nuove tecnologie promettono di colmare questa lacuna, rendendo più semplice per gli investitori agire concretamente a favore della biodiversità.

    KPI condivisi per misurare la biodiversità
    3Bee

    L'espansione di 3Bee sui mercati internazionali

    Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto "Biodiversity services EU expansion" (CUP: E43D22000480009) a valere sul bando di Regione Lombardia "PR FESR 2021-2027 – LINEA INTERNAZIONALIZZAZIONE 21-27", volto a supportare l'internazionalizzazione delle aziende italiane. 3Bee è la naturetech company che sviluppa tecnologie innovative per il monitoraggio, la tutela e la rigenerazione della biodiversità, supportando le imprese nella definizione di strategie climatiche personalizzate basate sull’analisi dei loro impatti e dipendenze dalla natura. Con un portfolio consolidato in Italia, Germania e Francia e partnership di rilievo, 3Bee continua la sua espansione sui mercati internazionali per creare un impatto concreto tramite la tecnologia.

    13/04/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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