La biodiversità nascosta: 60.000 specie vegetali ancora sconosciute
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    La biodiversità nascosta: 60.000 specie vegetali ancora sconosciute

    Si stima che oltre 60.000 specie di piante siano ancora ignote alla scienza. Scopri in questo articolo perché è fondamentale la loro identificazione e quali azioni possiamo intraprendere per la loro tutela e conservazione.

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    24/10/2024Di 3Bee, Lisa Santillo
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    24/10/2024Di 3Bee, Lisa Santillo
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    La "materia oscura" della botanica: di cosa si tratta?

    Si stima che esistano oltre 60.000 specie vegetali ancora sconosciute alla scienza, un numero dieci volte superiore a quello delle specie note di mammiferi. Questa immensa mole di organismi vegetali ancora non identificati rappresenta quella che spesso si indica come la "materia oscura" della botanica. Essa rappresenta una risorsa preziosa e misteriosa e questo stimola sempre più l’esplorazione di aree remote con l’obiettivo di individuare più specie possibili. Quest’attività di ricerca e classificazione è essenziale in ambito scientifico e permette, l’attuazione di strategie per la conservazione della biodiversità. Le politiche a loro sostegno richiedono non solo risorse, ma anche un approccio strategico e collaborativo a livello globale. Tornando alla nostra “materia oscura”, cosa possiamo fare concretamente per individuare queste specie?

    botanica

    Tre quarti delle specie sconosciute sono minacciate

    Secondo il rapporto "State of the World’s Plants and Fungi 2023", si stima che 3 su 4 delle specie vegetali ancora sconosciute alla scienza siano già a rischio estinzione. La mancanza di conoscenze specifiche sulla loro distribuzione e sul loro stato di conservazione impedisce di pianificare misure di tutela efficaci. Le piante sono fondamentali per mantenere l'equilibrio degli ecosistemi e, senza un intervento mirato, rischiamo di perdere questo immenso pool di biodiversità ancora prima di conoscerne, anche in modo sommario, le specie in esso incluse. Documentare l’aspetto biologico di queste piante e proteggere gli habitat in cui vivono diventa quindi una priorità assoluta per preservare la biodiversità.

    fiori piante
    XNatura

    I "darkspot" della biodiversità: mappare l'ignoto

    Per identificare le aree con il maggior numero di specie ancora sconosciute alla comunità scientifica, il team di ricercatori dei Kew Gardens e delle istituzioni partner hanno sviluppato un modello computerizzato che considera vari fattori, tra cui il ritmo di scoperta di nuove specie nel tempo, le caratteristiche del territorio e delle piante stesse. Il modello ha portato all'identificazione di 33 “punti oscuri” (dark spots) della biodiversità vegetale, principalmente in Asia e in Sud America. Queste regioni, spesso difficili da esplorare, potrebbero celare una ricchezza botanica immensa ancora ignota all’uomo. La scoperta di queste specie potrebbe anche rivelare importanti connessioni ecologiche mai osservate prima.

    foglia verde

    La connessione tra hotspot e darkspot della biodiversità

    Gli scienziati hanno confrontato i "darkspot" con le aree già riconosciute come "hotspot" di biodiversità, ovvero regioni con una flora e una fauna particolarmente ricche, ma minacciate dalla perdita di habitat. Da quest’analisi è emerso che la maggior parte dei "darkspot" identificati coincide con un "hotspot" di biodiversità, ad eccezione della Nuova Guinea. Questa, insieme al Brasile settentrionale, non è classificata come "hotspot" perché non ha (ancora) perso oltre il 70% della vegetazione nativa: ricordiamo che affinché una determinata area sia definita hotspot, deve contenere all’interno dei suoi confini almeno 1500 specie vegetali vascolari endemiche e deve aver perso almeno il 70% della vegetazione primaria. In queste regioni tuttavia, il rischio di deforestazione e lo sfruttamento intensivo delle risorse stanno rapidamente aumentando, rendendo urgente una maggiore attenzione alla loro conservazione.

    fiori
    XNatura

    Sei regioni globali prioritarie per la ricerca botanica

    La ricerca ha individuato sei aree che richiedono interventi prioritari per il riconoscimento di nuove specie e per proteggere la biodiversità: Colombia, Myanmar, Nuova Guinea, Perù, Filippine e Turchia. Queste regioni sono caratterizzate da un elevato numero di specie ancora sconosciute alla scienza, ma anche da una mancanza di risorse necessarie alla loro documentazione scientifica e da scarsi e inadeguati programmi di conservazione. Concentrare gli sforzi in queste aree permetterebbe di colmare molte delle lacune nella conoscenza botanica, abilitando lo sviluppo di strategie di tutela più efficaci. La cooperazione internazionale è fondamentale per introdurre e sostenere queste iniziative.

    zona umida
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    Coinvolgimento delle comunità per la tutela delle specie

    L’individuazione delle sei aree che richiedono interventi prioritari è un buon punto di partenza per la documentazione di una vasta gamma di nuove specie, ad oggi ancora sconosciute alla scienza. La 2030 Declaration on Scientific Plant and Fungal Collecting promuove strategie basate su dati scientifici per orientare gli sforzi futuri di raccolta e conservazione. Le nuove conoscenze che ne deriveranno andranno non solo a beneficio della comunità scientifica, ma avranno implicazioni per la protezione dell’ambiente a livello globale e locale. Per quest’ultimo aspetto, il ruolo delle comunità locali è fondamentale: spesso, le specie sconosciute alla scienza sono già note e utilizzate dalle popolazioni indigene. Riuscire a coinvolgere in questi progetti queste comunità assicura dunque che i benefici vengano condivisi equamente, creando opportunità di ricerca e formazione e favorendo la conservazione della splendida varietà di specie vegetali che abita il nostro pianeta.

    24/10/2024Di 3Bee, Lisa Santillo
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