CSRD e CSDDD: cosa aspettarsi dal pacchetto Omnibus
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    CSRD e CSDDD: cosa aspettarsi dal pacchetto Omnibus

    La Commissione Europea sta lavorando al pacchetto Omnibus per modificare le Direttive CSRD e CSDDD. Un documento di bozza sarebbe trapelato nei giorni scorsi, alimentando speculazioni su possibili modifiche alle normative. Ma cosa significa questo per le aziende? Scopriamolo in questo articolo.

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    25/02/2025Di 3Bee, Lisa Santillo
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    25/02/2025Di 3Bee, Lisa Santillo
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    Direttiva CSRD e CSDDD: il contesto normativo attuale

    La revisione delle direttive sulla rendicontazione e la due diligence in materia di sostenibilità è attualmente in fase di consultazione presso la Commissione Europea. Il DG FISMA, che sta redigendo il testo, ha avviato un confronto con altri dipartimenti chiave, come DG CLIMA e DG JUST. Il dibattito è acceso, poiché vi sono opinioni divergenti su quali modifiche apportare sia tra gli Stati membri che all'interno della Commissione stessa. Alcuni paesi spingono per una maggiore flessibilità, mentre altri chiedono di mantenere un quadro rigoroso e vincolante. L'obiettivo generale è trovare un equilibrio tra sostenibilità e oneri amministrativi per le aziende, garantendo al contempo una rendicontazione trasparente ed efficace. Le decisioni prese in questa fase influenzeranno il futuro della sostenibilità aziendale nell'UE e potrebbero ridefinire il modo in cui le imprese affrontano le proprie responsabilità ambientali e sociali.

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    Pacchetto Omnibus: il contenuto della bozza trapelata

    Nei giorni scorsi, una bozza del decreto Omnibus è stata diffusa, fornendo un'anteprima delle possibili modifiche normative. Anche se il documento non è definitivo, mostra l'intenzione della Commissione di semplificare gli obblighi di rendicontazione e ridurre gli oneri per le imprese più piccole. Tra le novità maggiormente rilevanti emergono soglie più alte per l'obbligo di rendicontazione e un maggiore utilizzo di atti delegati, strumenti che consentono alla Commissione di aggiornare i requisiti senza passare da un iter legislativo lungo e complesso. La Commissione mantiene un elevato livello di riservatezza su questi temi, ma le indiscrezioni suggeriscono che i cambiamenti proposti potrebbero impattare significativamente il panorama della sostenibilità aziendale, soprattutto per le grandi imprese e le multinazionali attive in Europa. Resta da capire se queste modifiche verranno confermate o se subiranno ulteriori revisioni nei prossimi mesi.

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    CSRD e CSDDD: direttive o regolamenti?

    Attualmente, sia la CSRD che la CSDDD sono direttive, il che significa che devono essere recepite nei singoli ordinamenti nazionali attraverso normative specifiche. Una delle ipotesi in discussione è se alcune modifiche possano invece essere introdotte tramite regolamento, uno strumento legislativo che entrerebbe in vigore direttamente in tutti gli Stati membri, evitando ritardi e possibili disomogeneità nell'applicazione. Un regolamento garantirebbe maggiore uniformità nell’attuazione delle norme, riducendo il rischio di interpretazioni differenti tra i paesi. Tuttavia, la bozza trapelata sembra confermare il mantenimento del formato direttiva, il che significa che gli Stati membri avranno un periodo di circa un anno per il recepimento delle nuove disposizioni. Questo lascia spazio a possibili differenze nazionali nell'applicazione delle regole, aspetto che potrebbe generare incertezze per le imprese che operano su scala internazionale.

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    Nuove soglie per la rendicontazione

    Uno degli aspetti più discussi riguarda l'innalzamento delle soglie di obbligo di rendicontazione per la CSRD. Secondo la bozza trapelata del decreto Omnibus, il criterio attuale che definisce le “grandi imprese” potrebbe essere sostituito da nuovi parametri basati su fatturato e numero di dipendenti. In particolare, la soglia minima per l’obbligo di rendicontazione potrebbe passare a 450 milioni di euro di fatturato annuo e almeno 1.000 dipendenti. Ciò escluderebbe molte imprese di medie dimensioni dagli obblighi di rendicontazione, pur mantenendo il vincolo per le grandi multinazionali. Tale modifica è vista con favore da alcune associazioni imprenditoriali, che ritengono che gli attuali requisiti siano troppo onerosi per le aziende di dimensioni intermedie. Tuttavia, alcune ONG e gruppi ambientalisti hanno espresso preoccupazione per il rischio di una minore trasparenza e di una riduzione della capacità di monitorare l’impatto delle attività aziendali sull’ambiente e sulla società.

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    Materialità: doppia o singola?

    Uno dei cambiamenti più controversi riguarda il concetto di materialità nella CSRD. Attualmente, il principio di doppia materialità obbliga le aziende a considerare sia l’impatto finanziario delle questioni ambientali e sociali, sia l’impatto delle proprie attività sull’ambiente e sulla società. Questo approccio è considerato fondamentale per una rendicontazione completa e trasparente. Tuttavia, alcune bozze interne alla Commissione avevano proposto di passare a una sola materialità finanziaria, allineandosi agli standard ISSB (International Sustainability Standards Board), che si concentrano esclusivamente sugli impatti economici per gli investitori. La bozza trapelata, tuttavia, non sembra includere questo cambiamento, segnale che la Commissione potrebbe aver deciso di mantenere il principio della doppia materialità, evitando uno scontro con il Parlamento Europeo e le organizzazioni della società civile.

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    Reporting sulla catena del valore

    Uno degli aspetti più critici della Direttiva CSRD riguarda l'obbligo di raccogliere dati sui fornitori e sui partner commerciali lungo tutta la catena del valore. Questo requisito è stato spesso criticato per gli oneri amministrativi che impone, in particolare sulle PMI che devono fornire informazioni alle grandi aziende con cui collaborano. La bozza trapelata propone di alleggerire di questi obblighi, stabilendo che le grandi imprese non dovranno più richiedere dati aggiuntivi alle aziende non soggette alla CSRD. Questo cambiamento potrebbe ridurre il carico amministrativo per molte realtà della filiera, rendendo più semplice la gestione dei dati di sostenibilità. Tuttavia, alcuni esperti temono che questa riduzione degli obblighi possa portare a una minore trasparenza lungo la catena di fornitura, limitando la capacità di monitorare l’impatto ambientale e sociale delle attività aziendali indirette.

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    Standard ESRS settoriali: rinvio in vista?

    La Direttiva CSRD prevede l'adozione di standard di rendicontazione (ESRS) specifici per settore, con una prima serie di standard attesa per giugno 2026. Tuttavia, il processo di sviluppo di questi standard sembra procedere a rilento e la bozza trapelata non menziona scadenze precise per la loro pubblicazione. Se confermato, questo ritardo potrebbe offrire più tempo alle aziende per adeguarsi ai futuri obblighi di reporting, ma potrebbe anche generare incertezze su quali saranno i requisiti specifici da rispettare. L'assenza di scadenze definite potrebbe far pensare che la Commissione stia considerando una revisione più ampia del sistema di reporting settoriale, con possibili modifiche sia alle tempistiche che ai contenuti inizialmente previsti.

    25/02/2025Di 3Bee, Lisa Santillo
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