Le aziende si preparano per la CSRD: a che punto siamo?
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    Le aziende si preparano per la CSRD: a che punto siamo?

    La Direttiva CSRD stabilisce l'obbligo per determinate imprese di rendicontare le informazioni non finanziarie attraverso la redazione di un Bilancio di Sostenibilità. In questo articolo, approfondiamo lo studio di KPMG che analizza il progresso del reporting di sostenibilità a livello mondiale

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    04/01/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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    Progressi sulla rendicontazione ESG: la ricerca di KPMG

    Attualmente, il 95% delle 250 aziende più grandi al mondo ha stabilito obiettivi per la riduzione delle emissioni di carbonio, e il 56% ha un responsabile della sostenibilità. Quasi un terzo delle 100 principali aziende globali ha integrato la sostenibilità nei sistemi di remunerazione del management, percentuale che sale al 41% nel gruppo delle 250. Questi dati provengono dalla ricerca KPMG Sustainability Reporting 2024, che analizza il progresso delle pratiche di reporting di sostenibilità a livello mondiale. Questi risultati sottolineano l'importanza crescente della sostenibilità nelle strategie aziendali e il ruolo delle normative e degli standard nel definire gli approcci della rendicontazione ESG.

    Progressi sulla rendicontazione ESG: la ricerca di KPMG

    L’analisi di KPMG sui bilanci di sostenibilità aziendali

    La ricerca di KPMG si basa su un'analisi approfondita condotta da professionisti di 58 aziende membri di KPMG, che hanno valutato i bilanci di sostenibilità annuali, i rapporti integrati e le comunicazioni ESG delle 100 aziende più grandi nei loro Paesi. Con un campione di 5.800 aziende, l'indagine è la più estesa della serie iniziata nel 1993. Sono stati raccolti fino a 52 dati tramite un questionario standardizzato, per un totale di oltre 180.000 elementi aggregati e convalidati. I report analizzati coprono il periodo dal 1° luglio 2023 al 30 giugno 2024. Questa metodologia rigorosa garantisce dati rappresentativi e significativi per comprendere il panorama del reporting ESG.

    L’analisi di KPMG sui bilanci di sostenibilità aziendali
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    CSRD: il bilancio di sostenibilità diventa obbligatorio

    La CSRD rappresenta un’importante evoluzione nel campo della rendicontazione di sostenibilità, incrementando il numero di aziende obbligate a redigere un bilancio di sostenibilità. L'obiettivo principale è creare un quadro standardizzato e dettagliato per la rendicontazione ESG riconosciuto a livello globale. Tra i requisiti previsti dalla CSRD c’è l’adozione degli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards), sviluppati dall'EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group). Questi standard definiscono indicatori chiari e misurabili per ogni area di sostenibilità. Inoltre, le imprese devono fornire dati non solo sull’impatto ambientale, ma anche su questioni come i diritti umani, la parità di genere, le condizioni di lavoro e la governance aziendale. Infine, fondamentale è il reporting verificabile con dati soggetti a verifica da parte di un ente indipendente, garantendo l’accuratezza delle informazioni fornite.

    CSRD: il bilancio di sostenibilità diventa obbligatorio

    Direttiva CSRD: a chi si applica?

    La direttiva CSRD segue un preciso calendario già in atto dal 1° gennaio 2024 per le grandi imprese di interesse pubblico con una media annuale di almeno 500 dipendenti, già soggette alla NFRD. Per loro, la prima rendicontazione avverrà nel 2025 per l’anno fiscale 2024. Dal 1° gennaio 2025, la CSRD interesserà le grandi imprese che soddisfano almeno uno dei seguenti requisiti: più di 250 dipendenti; ricavi netti superiori a 50 milioni di euro; immobilizzazioni superiori a 25 milioni di euro; la rendicontazione inizierà nel 2026, basandosi sull’anno fiscale 2025. Obbligo a partire dal 1° gennaio 2026 anche per le PMI quotate e altri soggetti identificati dalla normativa. Questi dovranno presentare i loro report nel 2027, relativi all’anno fiscale 2026. Infine, dal 1° gennaio 2028 la CSRD si applicherà alle imprese di Paesi terzi con capogruppo al di fuori dell’Ue che abbiano ricavi netti superiori a 150 milioni di euro all’interno dell’Ue per gli ultimi due esercizi.

    Direttiva CSRD: a chi si applica?
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    L’adozione volontaria degli standard ESRS

    Le aziende si stanno preparando alla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) adottando volontariamente gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), che prevedono 12 standard settoriali con oltre 120 misure specifiche. Sebbene, solo il 2% delle G250 dichiari conformità agli ESRS, questa cifra riflette la presenza limitata di aziende europee nel campione. Tra le aziende europee N100, la percentuale sale al 12%, con la Spagna in testa (66%). Stati come Cipro, Estonia e Portogallo mostrano segni di preparazione con almeno il 20% delle aziende conformi. L'adozione volontaria degli ESRS indica una consapevolezza crescente dell'impatto delle normative obbligatorie imminenti.

    L’adozione volontaria degli standard ESRS
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    Rendicontazione di sostenibilità e doppia materialità

    La doppia materialità, che valuta sia gli impatti ambientali e sociali sia i rischi finanziari, è adottata dal 78% delle aziende G250 e dal 45% delle aziende europee. KPMG ha identificato tre categorie di materialità: d'impatto, finanziaria e doppia. Attualmente, il 50% delle G250 utilizza la doppia materialità, contro il 42% delle N100. L'adozione è particolarmente diffusa in Asia-Pacifico (85%) e Medio Oriente (78%), mentre in Nord America il 64% delle aziende utilizza valutazioni di materialità, ma solo il 25% adotta la doppia materialità. La doppia materialità comprende la "materialità sostanziale", che riguarda l'impatto delle aziende sul clima e sugli stakeholder, e la "materialità finanziaria", che valuta come il cambiamento climatico influisca sulle performance finanziarie. Gli investitori sono fondamentali in questo contesto, dove la sostenibilità riveste un ruolo centrale per la finanza sostenibile e il Green Deal europeo.

    Rendicontazione di sostenibilità e doppia materialità

    Aziende e adozione della Tassonomia UE

    La Tassonomia UE è adottata dal 14% delle aziende G250 e dal 22% delle N100. In Europa, l'adozione raggiunge il 45% per le N100. Sebbene più della metà delle aziende N100 nei paesi UE utilizzi la Tassonomia, non tutte adottano gli ESRS. La CSRD richiederà alle aziende di applicare il principio della doppia materialità, integrando le tematiche ESG nei rapporti di gestione e sottoponendo i report a verifica indipendente. La Tassonomia europea è un sistema di classificazione creato dall'Ue (Regolamento 2020/852) per valutare la sostenibilità ambientale delle attività economiche. Sviluppata da esperti del gruppo tecnico sulla finanza sostenibile, la Tassonomia mira a fornire agli investitori strumenti per identificare investimenti conformi agli standard ambientali, supportando la transizione ecologica.

    Aziende e adozione della Tassonomia Ue

    L’importanza di rendicontare la biodiversità

    Le aziende possono monitorare, migliorare e comunicare il proprio impatto sulla biodiversità attraverso la rendicontazione "non finanziaria", supportata da standard specifici. Questi standard, tra cui gli ESRS, forniscono linee guida per affrontare vari aspetti della sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG). Tra i più noti in Europa ci sono gli standard GRI, il cui standard GRI 101: Biodiversità 2024 è concepito per assistere le imprese a livello globale nell'assicurare trasparenza totale riguardo ai loro impatti più rilevanti in termini di biodiversità, sia direttamente nelle proprie attività, sia lungo l'intera catena di valore. Allo stesso modo, gli standard ESRS richiedono di rendicontare la biodiversità, in particolare attraverso lo standard ESRS E4, che mira a incoraggiare le aziende a comprendere e comunicare come le loro attività influenzano la biodiversità e gli ecosistemi, considerando sia gli impatti materiali positivi sia quelli negativi, reali e potenziali.

    L’importanza di rendicontare la biodiversità

    CSRD: il futuro della rendicontazione di sostenibilità

    In sintesi, la Direttiva CSRD rappresenta un passo importante verso una maggiore trasparenza e responsabilità delle imprese in materia di sostenibilità. Con l'introduzione di standard come gli ESRS, le aziende sono chiamate non solo a monitorare i propri impatti ambientali, ma anche a considerarne le implicazioni economiche. La crescente attenzione alla biodiversità, in particolare, evidenzia l'importanza di integrare la sostenibilità in ogni aspetto della gestione aziendale. Prepararsi a questa evoluzione normativa non è un semplice obbligo, ma una vera e propria leva strategica per le aziende, che hanno sempre più necessità di rispondere alle crescenti aspettative di investitori, clienti e comunità. Per saperne di più sulla Direttiva CSRD, scarica la guida 3Bee dedicata.

    CSRD: il futuro della rendicontazione di sostenibilità
    04/01/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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