Nidi in fiamme: le temperature mettono a dura prova i bombi
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    Nidi in fiamme: le temperature mettono a dura prova i bombi

    I bombi, insetti impollinatori fondamentali per l’equilibrio della biodiversità, sono a rischio a causa dell’aumento delle temperature dei loro nidi, in quanto si comportano come superorganismi. Un recente studio espone i rischi del cambiamento climatico su questi animali e per la biodiversità.

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    17/06/2024Di 3Bee, Chiara Pertile
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    17/06/2024Di 3Bee, Chiara Pertile
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    Aumento delle temperature

    Una delle conseguenze della crisi ambientale e climatica in corso è l'innalzamento delle temperature medie globali. Secondo il rapporto del 2023 di Copernicus, lo scorso anno è stato il secondo più caldo mai registrato, con una temperatura media globale vicina al limite di 1,5°C. Questo aumento delle temperature ha effetti drammatici sulla biodiversità: molte specie, incapaci di adattarsi a cambiamenti ambientali così rapidi, diventano sempre più vulnerabili e a rischio di estinzione. L'incremento delle temperature può infatti causare gravi perdite di habitat, facilitare la diffusione di specie invasive, provocare l'acidificazione degli oceani e alterare interi ecosistemi. Questi cambiamenti possono innescare effetti a cascata drammatici su scala globale, portando a una significativa perdita di biodiversità.

    bombus terrestris fiore

    Il rischio per gli impollinatori

    Tra le specie più a rischio ci sono anche gli impollinatori, organismi fondamentali per la nostra stessa sopravvivenza e per mantenere i servizi ecosistemici del nostro pianeta. Animali come api, vespe, bombi, farfalle e molti altri svolgono infatti un importantissimo ruolo nella diffusione e riproduzione di specie vegetali, favorendo il trasporto di polline tra una pianta e un’altra. Oltre a contribuire all’equilibrio del nostro pianeta e alla salvaguardia della biodiversità, essi sono fondamentali per anche le umane: circa il 35% dell’agricoltura dipende infatti dalle attività degli impollinatori. Eppure, il declino di questi animali sembra essere costante: distruzione, degradazione e frammentazione degli habitat, inquinamento da agenti fisici e chimici, diffusione di specie aliene invasive e cambiamento climatico rappresentano i principali fattori della loro scomparsa. Tra queste, le temperature sono però il principale pericolo per molte di queste specie.

    impollinatori fiore blu
    XNatura

    Allarme bombi

    Tra le diverse cause, l’innalzamento delle temperature sembra essere però il principale nemico per queste specie. A lanciare un allarme è il nuovo studio internazionale “Thermodynamics, thermal performance and climate change: temperature regimes for bumblebee (Bombus spp.) colonies as examples of superorganisms”, pubblicato su Frontiers in Bee Science. Secondo gli scienziati, infatti, l’aumento delle temperature globali sta mettendo in particolare a dura prova molte specie di bombi, delle specie di imenotteri dall’aspetto paffuto e che appartengono alla stessa famiglia delle api. I bombi, diversamente da altre specie, sono molto più impattanti sulla diffusione del polline: attraverso il loro apparato boccale, essi fanno “scrollare” i fiori e questo permette il rilascio di grandi quantità di polline. Oltre all’importante ruolo di impollinatori, questi animali presentano comportamento sociali incredibili: ad esempio, è stata osservata la capacità dei bombi di imparare dai loro simili.

    Bombo su fiore rosa

    Temperature approvate

    I bombi sono animali apparentemente molto resistenti: sono in grado di volare a temperature di 3-4 °C e addirittura è stato scoperto che l’ape regina della specie Bombus impatiens è in grado di sopravvivere per più di dieci giorni sott’acqua. Eppure, nonostante questi grandi capacità individuali, uno studio pubblicato su Nature afferma che oltre il 75% dei bombi europei potrebbe essere a rischio nei prossimi 40-60 anni. Perché? Secondo il citato studio pubblicato su Frontiers il motivo riguarderebbe le alte temperatura e lo stress termico che affliggono le colonie di queste specie. Secondo infatti lo scienziato Peter Kevan, autore principale dell’articolo, “Il declino delle popolazioni e degli areali di diverse specie di bombi può essere spiegato da problemi di surriscaldamento dei nidi e della covata”.

    bombus terrestris
    XNatura

    I risultati

    Esaminando centottanta anni di letteratura, Kevan e i colleghi hanno infatti scoperto che le colonie di bombi sono in grado di sopravvivere fino a 36 °C, e si sviluppano in modo ottimale intorno ai 28 °C - 32°C, anche se questo fattore potrebbe variare a seconda delle specie e delle condizioni ambientali. Nonostante la loro elevata capacità di termoregolazione, le alte temperature comprometterebbero, secondo lo studio, la velocità e la frequenza delle attività di questi animali, colpendo in particolare la nidiata: le alte temperature metterebbero in difficoltà infatti la termoregolazione della colonia (metabolica e comportamentale), influenzando in particolare le attività e capacità riproduttiva della regina.

    bombo su fiore
    3Bee

    Colonie sinergiche

    Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda la possibilità e la necessità di analizzare il declino di alcuni impollinatori, come i bombi, in qualità di superorganismi. I bombi infatti sono insetti eusociali, cioè che vivono sinergicamente in “società” altamente organizzate e cooperative, con una rigida suddivisione dei ruoli e una cura comune della prole. In questi animali, è solo la femmina regina, fecondata dai maschi, a riprodursi. Fin dai primi anni della scoperta della teoria di Charles Darwin il ruolo delle caste riproduttive in questi insetti è stato un grande problema per l’autore e per la validità stessa della teoria evoluzionistica: come poter spiegare la conservazione e l’adattamento di un tratto che avvantaggia la capacità riproduttiva di un solo individuo?

    Colonie sinergiche

    Superorganismo come unità selettiva

    Secondo alcuni studiosi, bisognerebbe infatti trattare questi insetti e la loro organizzazione sociale come un’unica unità riproduttiva e soggetta a selezione naturale. Ebbene, lo studio di P. Kevan conferma proprio questa visione: è l'intera colonia, piuttosto che i singoli residenti, ad essere soggetta alla selezione darwiniana, in qualità di superorganismo. Una caratteristica importante del superorganismo “colonia – bombi” è la capacità dell'intera colonia di mantenere la propria temperatura entro un intervallo in cui i tassi metabolici sono minimali e l'attività può essere mantenuta.

    Superorganismo come unità selettiva

    Monitorare i bombi

    Per ridurre l’inesorabile declino dei bombi, gli scienziati propongono quindi di approfondire la ricerca su un aspetto ancora troppo sconosciuto nell’ecologia di questi animali: la morfologia del nido, le sue proprietà materiali, la sua temperatura media e la sua termoregolazione. È possibile, infatti, che alcune specie di bombi adottino diverse strategie nella scelta della forma e della posizione del nido per permettere un maggiore raffreddamento. Quel che è certo è che è sempre più importante monitorare costantemente questi animali, cercando di comprendere il loro stato di salute e le abitudini all’interno di ogni nidiata.

    bombo su fiore

    Rigenerare la biodiversità tramite la tecnologia

    3Bee è una naturetech company che da anni si occupa di monitorare, tutelare e rigenerare la biodiversità grazie allo sviluppo di nuove tecnologie innovative. La sua metodologia utilizza strumenti innovativi per il monitoraggio degli impollinatori, bioindicatori cruciali della salute ambientale e al centro del regolamento dei servizi ecosistemici. I sensori e gli algoritmi creati da 3Bee raccolgono dati misurabili sullo stato di salute degli impollinatori e dei loro habitat, rendendoli disponibili a tutti. In questo contesto si collocano le Oasi 3Bee della Biodiversità: aree dedicate alla protezione della biodiversità locale e degli impollinatori, monitorate secondo le linee del protocollo XNatura. In qualità di partner scientifico, 3Bee affianca enti e aziende nello sviluppo di una strategia per la biodiversità e il clima, basata su tre pilastri: monitoraggio, rigenerazione e formazione.

    campo fiori biodiversità
    17/06/2024Di 3Bee, Chiara Pertile
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