Come scegliere il framework ESG più adatto alla biodiversità
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    Come scegliere il framework ESG più adatto alla biodiversità

    La scelta del framework ESG giusto è fondamentale per chi vuole integrare la biodiversità nelle strategie aziendali. In questo articolo analizziamo i principali standard e requisiti ESG, spiegando quali adottare per una rendicontazione efficace e conforme alle normative.

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    22/05/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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    I principali framework ESG: TCFD, GRI e SASB

    Nel panorama ESG, tre framework guidano la rendicontazione: TCFD, GRI e SASB. La Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD) definisce standard per la comunicazione trasparente dei rischi climatici, fondamentali per normative come la CSRD e gli IFRS S2. Il Global Reporting Initiative (GRI) fornisce un linguaggio universale della sostenibilità, con standard ampiamente adottati globalmente. Il Sustainability Accounting Standards Board (SASB) si concentra sulla materialità finanziaria settoriale ed è oggi integrato negli standard ISSB. Conoscere questi framework è essenziale per costruire strategie ESG solide, che siano orientate anche alla tutela della biodiversità.

    I principali framework ESG: TCFD, GRI e SASB

    Standard ESRS in tutela della biodiversità

    Gli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards), sviluppati da EFRAG e parte del diritto UE, guidano le aziende nella rendicontazione degli impatti e delle dipendenze legate alla sostenibilità (ESG). I 12 standard si suddividono in quattro categorie:
    • generali (ESRS 1-2)
    • ambientali (ESRS E1-E5)
    • sociali (ESRS S1-S3)
    • governance (ESRS G1-G3)
    Garantendo coerenza e trasparenza, permettono una rendicontazione ESG uniforme. Centrale per la biodiversità è l’ESRS E4, che richiede alle imprese di pubblicare un piano strategico volto a rendere il proprio modello di business compatibile con la transizione ecologica. Gli obiettivi: zero perdita netta di biodiversità entro il 2030, guadagno netto dal 2030 e pieno ripristino della biodiversità entro il 2050.
    Standard ESRS in tutela della biodiversità
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    Requisiti ESG obbligatori: CSRD, IFRS, Tassonomia UE e SEC

    La normativa ESG si è evoluta rendendo il reporting obbligatorio per molte aziende. In Europa, la CSRD impone la doppia valutazione di materialità e l’uso degli ESRS, con particolare attenzione a impatti ambientali e biodiversità. A livello globale, l’ISSB ha emanato gli IFRS S1 e S2 per integrare rischi climatici nei bilanci. La Tassonomia UE stabilisce criteri stringenti per le attività sostenibili, inclusa la protezione degli ecosistemi. Negli USA, la SEC ha introdotto regole di disclosure climatica obbligatorie per le società quotate. Comprendere queste regole è indispensabile per un reporting ESG efficace e conforme.

    Requisiti ESG obbligatori: CSRD, IFRS, Tassonomia UE e SEC

    L'evoluzione della CSRD: semplificazioni e scadenze

    Nel 2025 la CSRD ha subito modifiche significative con il "Pacchetto Omnibus", che ha semplificato gli obblighi per molte imprese. La soglia per l’obbligo di rendicontazione è stata innalzata: ora riguarda solo aziende con oltre 1.000 dipendenti, fatturato superiore a 50 milioni o patrimonio oltre 25 milioni di euro. Inoltre, le scadenze per l’adozione sono state posticipate di due anni, dando più tempo per adeguarsi. Queste novità rendono il reporting più gestibile, soprattutto per le PMI, senza rinunciare agli obiettivi di sostenibilità.

    L'evoluzione della CSRD: semplificazioni e scadenze
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    Biodiversità: perché influisce sulla scelta del framework

    Integrare la biodiversità richiede framework che valorizzino in modo preciso e trasparente l’impatto ambientale. La Tassonomia UE è la più specifica, imponendo alle aziende di dichiarare come le loro attività tutelino e ripristino gli ecosistemi. Gli standard ESRS E4 e il GRI 101 Biodiversity permettono di misurare e comunicare impatti e dipendenze con la natura. Anche se il TCFD e gli IFRS S2 si concentrano soprattutto sui rischi climatici, la biodiversità emerge come elemento chiave nella gestione dei rischi ambientali. Per chi punta a leadership nella tutela ambientale, scegliere il framework più orientato alla biodiversità diventa una leva strategica fondamentale.

    Biodiversità: perché influisce sulla scelta del framework
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    Come orientarsi tra standard obbligatori e volontari

    Per scegliere il framework ESG più adatto bisogna distinguere tra obblighi normativi e strumenti volontari. La CSRD e la Tassonomia UE definiscono regole precise per le aziende europee, mentre GRI e SASB rappresentano standard volontari che arricchiscono la rendicontazione e aumentano la trasparenza verso gli stakeholder. La scelta deve partire da una valutazione di materialità, considerando l’impatto ambientale, sociale e di governance. Settori ad alto impatto ambientale come agricoltura, chimica e turismo devono adottare standard che prevedano indicatori specifici sulla biodiversità, garantendo disclosure complete e credibili.

    Come orientarsi tra standard obbligatori e volontari

    Strategia per un reporting ESG orientato alla biodiversità

    Una strategia ESG efficace parte dall’analisi dei requisiti obbligatori in base a settore e dimensione aziendale. È utile integrare standard volontari come GRI e SASB, che includono metriche specifiche per la biodiversità. La doppia valutazione di materialità evidenzia sia l’impatto sugli ecosistemi sia i rischi finanziari connessi. Raccolta dati affidabili, trasparenza nelle metriche e definizione di obiettivi misurabili completano il percorso. In un contesto dove la sostenibilità pesa sempre più negli investimenti, scegliere il framework ESG giusto è un investimento nel futuro e nella resilienza dell’impresa.

    Strategia per un reporting ESG orientato alla biodiversità

    L'espansione di 3Bee sui mercati internazionali

    Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto "Biodiversity services EU expansion" (CUP: E43D22000480009) a valere sul bando di Regione Lombardia "PR FESR 2021-2027 – LINEA INTERNAZIONALIZZAZIONE 21-27", volto a supportare l'internazionalizzazione delle aziende italiane. 3Bee è la naturetech company che sviluppa tecnologie innovative per il monitoraggio, la tutela e la rigenerazione della biodiversità, supportando le imprese nella definizione di strategie climatiche personalizzate basate sull’analisi dei loro impatti e dipendenze dalla natura. Con un portfolio consolidato in Italia, Germania e Francia e partnership di rilievo, 3Bee continua la sua espansione sui mercati internazionali per creare un impatto concreto tramite la tecnologia.

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