Sfalcio ridotto: un’opportunità per gli impollinatori urbani
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    Sfalcio ridotto: un’opportunità per gli impollinatori urbani

    Come una gestione degli spazi verdi urbani che implichi una ridotta frequenza di taglio dei prati cittadini può diventare un prezioso strumento per la salvaguardia della biodiversità di piante e impollinatori.

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    20/06/2024Di 3Bee, Anna Beretta
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    20/06/2024Di 3Bee, Anna Beretta
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    Che cos’è lo sfalcio ridotto?

    In diverse città europee e, recentemente, in alcune città italiane come Milano, Bergamo e Padova, si sta scegliendo di cambiare le consuetudini rispetto alla gestione del verde urbano e, più nel dettaglio, quella dei nostri prati modificando il modo con cui utilizziamo il tosaerba. Con la pratica dello sfalcio ridotto e dello sfalcio differenziato, alcune porzioni dei prati cittadini sono destinate ad essere tagliate con una frequenza ridotta, oppure ad essere tagliate più tardi nella stagione per permettere alle piante di completare il loro ciclo vegetativo. L’obiettivo è quello di permettere alle piante erbacee spontanee di crescere liberamente consentendo loro di fiorire, fruttificare e spargere i loro semi garantendo il mantenimento di una comunità vegetale ricca e variegata che andrà a popolare il prato l’anno successivo.

    Milano

    Perché tagliamo il prato

    La dicotomia campagna vs città con cui, a volte, potremmo esserci trovati a ragionare tende a relegare la natura ad ambienti bucolici extra urbani e ad allontanare quanto più possibile dalla nostra casa, tutta quella natura disordinata fatta di polvere, foglie, steli secchi, polline e, immancabilmente, insetti. Anche se questa mentalità è in evidente cambiamento, basti pensare agli orti urbani o alla “greentecture” architettura verde che contribuiscono sempre più a tingere di verde gli ambienti cittadini, la gestione intensiva dei prati urbani, con applicazione di fertilizzanti, sistemi d’irrigazione e tagli frequenti resta un paradigma. Un esempio di questo bisogno di ordine e pulizia che rappresenta un vero e proprio costrutto sociale diffuso a livello globale. Tuttavia, un numero crescente di evidenze sta dimostrando gli effetti negativi a livello ecologico ed ambientale di questa pratica e ci spinge a immaginare scenari alternativi.

    campagna
    XNatura

    Gli effetti negativi di uno sfalcio frequente

    La prima conseguenza negativa dello sfalcio frequente è l’impoverimento della composizione della vegetazione, ovvero la riduzione delle specie vegetali presenti. Tagliando le piante che si svilupperebbero maggiormente in altezza e impedendo il completamento del loro ciclo vegetativo, vengono favorite unicamente le piante erbacee a bassa crescita. Ciò impoverisce la biodiversità vegetale dell'ecosistema prato che porta con sé un’ulteriore conseguenza negativa: la riduzione delle risorse floreali utilizzate come nutrimento dagli impollinatori. L’impoverimento delle specie di piante conseguente allo sfalcio frequente produce un effetto a cascata all'interno delle comunità vegetale e animale riducendo la resilienza dell'ecosistema e fornendo opportunità di colonizzazione da parte di specie nocive indesiderate ed infestanti perché a crescita più rapida, rendendo di fatto vano lo sfalcio, che punterebbe a contrastare proprio le “erbacce”.

    prato sfalciato

    Sfalciare meno arricchisce la comunità vegetale…

    Uno studio condotto dall’Universitá di Rennes nel 2018 ha dimostrato che la riduzione nella frequenza dello sfalcio induce un considerevole aumento nella diversità della comunità vegetale che compone il prato urbano. Lo studio è stato condotto a Rennes in Bretagna, dove dagli anni ’90 viene adottato un approccio di "gestione differenziata" degli spazi verdi urbani (prati compresi). Tale misura prevede che la gestione di ciascun sito vari a seconda dell’utilizzo che ne viene fatto da parte della cittadinanza. In questo modo luoghi maggiormente frequentati vengono sfalciati più frequentemente rispetto ad aree meno utilizzate in cui il prato può essere lasciato crescere indisturbato. Lo studio ha comparato tre diverse tipologie di sfalcio: alta (15-20 sfalci all’anno), media (7-9 sfalci all’anno) e bassa gestione (1 evento di sfalcio all’anno) evidenziando come solamente nel terzo caso si ottenga un ecosistema funzionalmente ricco e diversificato dal punto di vista vegetale.

    meadow
    XNatura

    … amplia il menù degli impollinatori…

    Arricchendo la componente vegetale dell’ecosistema prato, lo sfalcio ridotto risulta benefico anche per la biodiversità degli impollinatori rendendo disponibile una maggiore quantità e diversità di risorse floreali utilizzabili come fonte di cibo. Infatti maggiore è la diversità delle tipologie di fiori presenti maggiore è la varietà di impollinatori che li possono visitare e ciò dipende dalle strutture stesse dei fiori e dall’accessibilità del loro nettare. A seconda della forma dell’apparato boccale di ciascun impollinatore ci saranno fiori più o meno accessibili: api con ligula lunga riescono ad accedere a fiori con nettari molto profondi mentre api con ligula corta raggiungono solamente nettari poco profondi. Le farfalle, grazie alla loro spiritromba allungata e flessibile possono raggiungere agilmente le parti più interne del fiore, ma i sirfidi, con il loro corto labello possono alimentarsi solo su fiori il cui nettare si trova più esternamente.

    Myathropa florea
    3Bee

    ... crea nicchie per la nidificazione e lo sviluppo...

    Oltre a produrre una considerevole varietà di risorse dal punto di vista nutrizionale un prato lasciato indisturbato può fornire anche risorse abitative agli insetti impollinatori. Infatti, un terreno che non viene manipolato può diventare un luogo ideale per impollinatori che nidificano nel terreno come una gran parte delle specie di apoidei selvatici. E poi un prato con l’erba alta rappresenta la risorsa ideale per numerose specie di farfalle. Da uno studio pubblicato nel marzo 2024 è stato visto che tanto più alta è l’erba di un prato tanto più aumenta la ricchezza e l’abbondanza relativa delle specie di farfalle che lo abitano, in aree altamente urbanizzate. Ciò dipende dal fatto che questi insetti depongono le uova proprio su alcune piante tipiche dei nostri prati. Ne è un esempio la megera, "Lasiommata megra". Bella quanto comune, questa specie di farfalla utilizza come piante nutrici varie specie di graminacee che sono proprio le principali costituenti dei nostri prati erbosi.

    Lasiommata_megera

    ... e porta diversi vantaggi anche agli esseri umani

    Più verde urbano significa anche maggiore vivibilità per noi Homo sapiens abitanti delle città. L’aumento degli spazi verdi contribuisce a ridurre gli effetti delle isole di calore assorbendo, in parte, la radiazione solare e riducendo la temperatura. Inoltre, una maggiore massa vegetale sequestra maggiore quantità di CO2 e migliora la qualità dell’aria sia producendo ossigeno che operando un effetto filtrante sugli inquinanti presenti nell’aria, come il particolato atmosferico. Ultimo, ma non per importanza, l’aumento di specie vegetali e animali associato ad una gestione più rilassata del verde urbano, ci offre l’opportunità di osservare la biodiversità. Le nostre città possono trasformarsi in laboratori a cielo aperto in cui scoprirci naturalisti intenti a scovare piantine nelle crepe dei marciapiedi o a contemplare sciami di insetti danzare tra un fiore e l’altro. Per sentirci sempre più parte di quella natura da cui, nelle città, ci sentiamo tanto distanti.

    green cities

    No mow may: l’iniziativa a favore dei prati disordinati

    Dal 2019 in Inghilterra l’associazione Plantlife ha costituito un movimento chiamato “No mow may” che esorta la cittadinanza a non sfalciare i prati a maggio, per la tutela della biodiversità e del benessere dei cittadini. L’iniziativa invita i gestori degli spazi verdi ad aderire registrando il proprio prato e… a non fare assolutamente nulla, lasciando crescere l’erba e i fiori! Secondo quanto riportato dall’associazione i 20 milioni di giardini presenti nel Regno Unito, se gestiti in modo tale da fornire spazio per la flora autoctona e la fauna selvatica, apporterebbero enormi vantaggi per la natura, le comunità e il clima.

    no mow

    E se NON abbiamo prati da NON tagliare?

    Che fare se viviamo in un appartamento al terzo piano e i prati li possiamo vedere solo da lontano? Una risposta è piantare! Su balconi, terrazzi o davanzali possiamo contribuire con un basilico comprato al supermercato o seminando della calendula. Adorniamo i nostri balconi di gelsomino e mettiamo fiordalisi e cicoria nelle fioriere. Piante di campo autoctone con tempi di fioritura diversi cresceranno rigogliose, forniranno cibo agli impollinatori per tutto l’arco della stagione e ci strapperanno quotidiani sorrisi di soddisfazione. Altre risposte sono conservare e rigenerare, azioni promosse nelle Oasi 3Bee della biodiversità: ecosistemi nati dalla rigenerazione di aree deturpate in cui, attraverso la messa a dimora di specie vegetali autoctone, è stato possibile riportare biodiversità nelle aree cittadine. 3Bee è inoltre in grado di analizzare i benefici dello sfalcio ridotto analizzando, tramite la tecnologia, il quantitativo e le specie di impollinatori che lo stesso attrae.

    piantare
    20/06/2024Di 3Bee, Anna Beretta
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