Finanza sostenibile europea: cosa ci aspetta nel 2025
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    Finanza sostenibile europea: cosa ci aspetta nel 2025

    Nel 2024, il settore della finanza sostenibile europea ha vissuto cambiamenti significativi, tra nuove direttive, rinvii e aggiornamenti normativi. Cosa succederà nel 2025? Le risposte arrivano dagli ultimi cambiamenti normativi e dagli scenari che hanno coinvolto mercati e imprese.

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    27/04/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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    27/04/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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    Finanza sostenibile: novità e incertezze per il 2025

    Il 2024 ha rappresentato un anno di forte discontinuità per la regolamentazione europea in materia di finanza sostenibile. Le nuove regole introdotte, così come i rinvii e le modifiche, stanno ridefinendo tempi e modalità di applicazione degli obblighi di sostenibilità per le imprese. Durante il Salone del Risparmio 2025, il seminario “Mezz’ora di finanza sostenibile” del Forum per la Finanza Sostenibile ha fatto il punto sulla situazione, partendo dal dato che il Forum ha raggiunto quota 173 soci, rappresentando un ampio spettro di stakeholder: investitori istituzionali, ONG, sindacati, accademici e associazioni di categoria. Tra le principali novità evidenziate, spicca il rinvio di due anni per l’entrata in vigore degli obblighi previsti dalla CSRD per le grandi imprese e le PMI quotate. Il paradosso, secondo gli esperti, è che le aziende già obbligate alla Dichiarazione Non Finanziaria potrebbero ora fermarsi per due anni, interrompendo un processo già avviato.

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    Tassonomia e SFDR: trasparenza e aggiornamenti normativi

    Dal 1° gennaio 2024 gli operatori dei mercati finanziari devono dichiarare l’allineamento dei propri investimenti a tutti e sei gli obiettivi ambientali definiti nella Tassonomia UE. Questo obbligo ha ampliato in modo significativo il perimetro delle comunicazioni ambientali, intensificando la necessità di disporre di dati certi e comparabili. Parallelamente, si attende entro la fine del 2025 una proposta di aggiornamento del SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation), il regolamento che disciplina la trasparenza dei prodotti finanziari sostenibili. L’obiettivo della revisione è duplice: da un lato, rafforzare l’efficacia della comunicazione ESG e, dall’altro, prevenire pratiche di greenwashing attraverso standard più rigorosi. In questo contesto si inserisce anche il lavoro della piattaforma europea sulla finanza sostenibile che ha proposto una categorizzazione ufficiale dei prodotti finanziari ESG e delle linee guida ESMA sulla nomenclatura dei fondi.

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    Omnibus: semplificazione o riduzione degli standard ESG?

    Uno dei temi più dibattuti è il cosiddetto pacchetto “Omnibus” di semplificazione. Presentato come strumento per accrescere la competitività dell’Europa e ridurre gli oneri burocratici, mira a ridurre del 25% i carichi amministrativi per le grandi imprese e fino al 35% per le PMI. Tuttavia, le prime simulazioni condotte sugli standard ESRS indicano che la reale riduzione degli oneri si aggirerebbe intorno al 3-4%, ben lontana dagli obiettivi dichiarati. Il pacchetto interviene su tre pilastri fondamentali: la CSRD, la Tassonomia e la CSDDD. In particolare, il numero di aziende obbligate a pubblicare un report di sostenibilità sulla CSRD si è ridotto drasticamente: da 49.000 a circa 7.000 a livello europeo. Un taglio dell’80% che potrebbe compromettere la disponibilità di dati ESG, rendendo più difficile per gli investitori valutare correttamente i rischi ambientali, sociali e di governance.

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    Filiera e responsabilità: i rischi della due diligence

    L’analisi del pacchetto Omnibus evidenzia ulteriori criticità legate alla due diligence. Tra queste, la scelta di includere nelle valutazioni ESG solo i partner commerciali diretti, i cosiddetti fornitori Tier 1, riduce la capacità delle imprese di identificare e prevenire violazioni nei livelli più profondi della catena del valore, dove si concentra la maggior parte degli abusi ambientali e dei diritti umani. Inoltre, le valutazioni dovranno essere effettuate ogni cinque anni anziché annualmente e viene eliminato l’obbligo di interrompere i rapporti con i fornitori coinvolti in gravi violazioni. Un altro elemento critico è la rimozione della responsabilità civile a livello europeo per le imprese, che limita la possibilità per le vittime di ottenere giustizia, demandando le azioni legali ai singoli ordinamenti nazionali.

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    Prospettive 2025: le sfide della finanza sostenibile

    Il 2025 si preannuncia come un anno decisivo per capire se l’Europa saprà rafforzare o indebolire il suo impegno in materia di finanza sostenibile. A fare da sfondo ci sono le modifiche al CBAM (il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere), che ora prevede l’esenzione per i piccoli importatori con meno di 50 tonnellate annue. Una scelta che, se da un lato tutela le microimprese, dall’altro potrebbe aprire nuove falle nel sistema di regolamentazione delle emissioni. In definitiva, la sfida principale per il 2025 sarà mantenere salda l’ambizione europea di guidare la transizione sostenibile, evitando al contempo il rischio di indebolire gli strumenti più efficaci attraverso compromessi normativi.

    Prospettive 2025: le sfide della finanza sostenibile
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    L'espansione di 3Bee sui mercati internazionali

    Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto "Biodiversity services EU expansion" (CUP: E43D22000480009) a valere sul bando di Regione Lombardia "PR FESR 2021-2027 – LINEA INTERNAZIONALIZZAZIONE 21-27", volto a supportare l'internazionalizzazione delle aziende italiane. 3Bee è la naturetech company che sviluppa tecnologie innovative per il monitoraggio, la tutela e la rigenerazione della biodiversità, supportando le imprese nella definizione di strategie climatiche personalizzate basate sull’analisi dei loro impatti e dipendenze dalla natura. Con un portfolio consolidato in Italia, Germania e Francia e partnership di rilievo, 3Bee continua la sua espansione sui mercati internazionali per creare un impatto concreto tramite la tecnologia.

    27/04/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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