Galapagos: nuova speranza contro le specie aliene invasive
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    Galapagos: nuova speranza contro le specie aliene invasive

    Nell’arcipelago della Galapagos, un innovativo progetto di ripristino ecologico ed eradicazione delle specie aliene rappresenta una concreta speranza di sopravvivenza per svariate specie tra cui i fringuelli di Darwin.

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    12/06/2024Di 3Bee, Valeria Barbi
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    12/06/2024Di 3Bee, Valeria Barbi
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    Un’invasione che ha radici lontane

    Situato a più di 1300 chilometri dalla costa dell’Ecuador, uno dei paesi più piccoli - in termini di estensione - del continente sudamericano, l’arcipelago delle Galapagos attira da sempre la curiosità e la fame di ricchezza di avventurieri, cacciatori e ricercatori, interessati a svelarne i segreti dell’evoluzione o accaparrarne le preziose risorse. Un flusso di visitatori iniziato nel lontano 1535 con l’allora vescovo di Panama, Tomas de Berlenga, partito alla volta del Perù e sbarcato in quello che è considerato un vero e proprio paradiso terrestre ricco di una biodiversità unica al mondo. Da allora, negli ultimi 489 anni, è giunta nelle isole anche un’altra categoria di visitatore: si tratta di ben 1579 specie aliene introdotte, volontariamente o per errore, dall’essere umano.

    arcipelago delle galapagos

    Eradicare le specie aliene per salvare quelle autoctone

    Per questo motivo, negli ultimi anni, le Galapagos sono al centro di un ambizioso progetto di restauro degli ecosistemi ed eradicazione delle specie aliene che ha al suo centro l’Isola di Floreana, la sesta in ordine di grandezza dell’intero arcipelago. Il progetto Floreana Island Restoration Project è coordinato dall’ente Parco nazionale delle Galapagos e dalla Galapagos Biosecurity Agency, con il supporto della Jocotoco Conservation Foundation, la Island Conservation e la Charles Darwin Foundation in partnership con il Durrell Wildlife Conservation Trust, Galapagos Conservation Trust, ed la collaborazione attiva della comunità di abitanti dell’isola.

    Eradicare le specie aliene per salvare quelle autoctone
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    La situazione a Floreana

    Dalla colonizzazione dell’isola, l'introduzione di specie invasive ha avuto effetti devastanti sulla fauna locale tanto che, oggi, 55 specie di vertebrati autoctoni sono catalogate nella lista rossa di IUCN come Vulnerabili o Criticamente minacciate di estinzione. Alcune recenti ricerche hanno evidenziato un tasso di fallimento riproduttivo del 90% tra le specie di uccelli che vivono nell’isola. Ecco perché, oltre all’eradicazione di quelle invasive, il progetto - che ha richiesto più di un decennio di scrupolosa pianificazione - mira a reintrodurre 12 specie autoctone, tra cui il Mimo di Floreana (Mimus trifasciatus), il Piccolo pigliamosche vermiglio (Pyrocephalus nanus) e la Tartaruga gigante di Floreana (Chelonoidis niger niger) scomparsa negli anni '40-'50 del XIX secolo a causa dell'eccessivo sfruttamento da parte di marinai e coloni, e all'introduzione di specie invasive (capre, maiali, cani, gatti, asini e roditori) che ne predavano le uova e i piccoli.

    tartaruga

    12 specie in attesa di tornare a casa

    “Dopo l’applicazione del prodotto di controllo per l’eradicazione delle specie aliene e l’adozione di tutte le misure di mitigazione per limitare i rischi su quelle native, la reintroduzione è una delle fasi più importanti del progetto e non è ancora ufficialmente iniziata”, spiega Maria Isabel Grijalva, responsabile della comunicazione della Fondazione Jocotoco. “Siamo tuttavia fiduciosi di poterla avviare nel 2024 a partire dalla tartaruga gigante. In seguito, con la ripresa dell'ecosistema, verranno rilasciate le altre 12 specie che il progetto ha identificato per la reintroduzione, come il Serpente corridore delle Galapagos (Pseudalsophis biseralis biseralis), cinque specie di fringuello, il barbagianni (Tyto furcata punctatissima), il Gabbiano fuligginoso (Leucophaeus fuliginosus), il falco delle Galapagos (Buteo galapagoensis), e il Piccolo pigliamosche vermiglio (Pyrocephalus nanus), in un processo che durerà almeno sette anni".

    12 specie in attesa di tornare a casa
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    I fringuelli di Darwin tornano a volare a Floreana

    Dopo mesi trascorsi in grandi voliere per evitare che entrassero in contatto con le sostanze chimiche utilizzate per eradicare le specie aliene, il 22 febbraio 2024 è stato rilasciato l’ultimo gruppo di un totale di 510 fringuelli, che comprende cinque specie autoctone. Un momento cruciale nel percorso di ripristino della biodiversità dell’isola. "Abbiamo costruito voliere a Floreana e lavorato in collaborazione con istituzioni esperte nella conservazione degli uccelli. Queste voliere sono state accuratamente progettate per replicare l'habitat naturale degli uccelli e garantire il loro benessere durante la cattività, eliminando al contempo le specie invasive", spiega Victor Carrion, coordinatore del progetto di restauro dell'isola di Jocotoco. “Per prima cosa è stato rilasciato un piccolo gruppo di prova e quando, dopo qualche giorno, abbiamo certificato che stavano bene e che avevano persino iniziato a nidificare ed a riprodursi, abbiamo rilasciato i fringuelli rimanenti”.

    I fringuelli di Darwin tornano a volare a Floreana
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    Un ruolo fondamentale per la salute degli ecosistemi

    Alle Galapagos vivono 17 specie di fringuelli di Darwin, passati alla storia per il contributo inconsapevole che hanno dato alla definizione della teoria dell’evoluzione a cura del celebre biologo e naturalista inglese salpato a bordo del Beagle a approdato nell’arcipelago l’8 ottobre del 1835. Questi uccelli, tra cui il Fringuello arboricolo medio di Charles (Camarhynchus pauper), endemico di Floreana e gravemente minacciato di estinzione, svolgono un ruolo vitale nel loro habitat come impollinatori, dispersori di semi e agenti naturali di controllo degli insetti, contribuendo alla salute generale e all'equilibrio dell'ecosistema delle isole. Il fringuello medio è particolarmente raro e prezioso: si trova solo nelle foreste di Scalesia degli altopiani di Floreana ed è inserito nella Lista Rossa IUCN come in pericolo critico di estinzione.

    Un ruolo fondamentale per la salute degli ecosistemi

    La mosca vampiro aviaria

    Tra i fattori che ne stanno determinando la scomparsa vi è la presenza della mosca parassita Philornis Downsi (foto di J. O'Connor, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons), specie aliena invasiva introdotta inconsapevolmente dall’uomo trasportando carichi di frutta dal continente. Le sue larve si nutrono del sangue dei pulcini di fringuello a tal punto che, secondo Paula Lahuatte, ricercatrice della Charles Darwin Foundation impegnata nello studio della fisiologia e delle abitudini della mosca vampiro aviaria, solo il 6% dei nidi attivi è attualmente in grado di produrre piccoli. In assenza di nidi di fringuello, la Parula gialla (Dendroica petechia aureola) starebbe diventando la specie ospite principale per P. downsi Da qui, l’importanza di adottare strategie di eradicazione come l'uso di dispensatori di piume trattate con permetrina e di regolatori della crescita degli insetti, approcci che si sono dimostrati particolarmente efficaci durante le annate siccitose.

    La mosca vampiro aviaria

    Gli alieni sono tra noi

    Più di 37.000 specie aliene sono state introdotte dalle attività umane in tutte le regioni e i biomi della Terra. Il 20% di tutti gli impatti è stato segnalato sulle isole dove hanno contribuito all’86% delle estinzioni su base globale. Oltre alla drammatica perdita a livello biologico, le specie aliene invasive costano al mondo almeno 423 miliardi di dollari ogni anno e sono diventate uno dei 5 principali fattori di minaccia per la diversità della vita sulla Terra, insieme a cambiamenti climatici, inquinamento, sovrasfruttamento e perdita di habitat. A farne le spese sarebbero più di una specie aviaria su nove, tanto che si stima che questi animali facciano parte della più grande ondata di estinzione dei vertebrati guidata dall’uomo. Tuttavia, questa storia di successo nella conservazione delle Galápagos fa ben sperare e si aggiunge ad una lista di sforzi simili, incentrati sul ripristino ecologico, in tutta l'America Latina, dalla Colombia alla Terra del Fuoco.

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    12/06/2024Di 3Bee, Valeria Barbi
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