Chi sono i predatori delle api?
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    Chi sono i predatori delle api?

    In natura, tra diversi organismi si possono instaurare delle interazioni, tra le quali una relazione preda-predatore. Le api possono essere prede di numerosi animali, ma non per questo sono nemici da combattere: sono una parte importante della biodiversità.

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    19/05/2024Di 3Bee, Lara Vivarelli
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    Relazione preda-predatore

    In natura esistono diversi tipi di interazioni tra due o più individui. Una di queste è la predazione, che prevede la presenza di un organismo che usa come fonte di cibo un altro organismo di specie differente. La predazione ha un ruolo fondamentale nella rete alimentare, poiché funge da controllo e regolatore della popolazione delle prede, che possono essere sia erbivori che carnivori. In questo modo, la biodiversità viene preservata a 360°, evitando che una sola specie possa diventare dominante. Inoltre, la predazione favorisce la spinta evolutiva, la quale porta nelle prede lo sviluppo di adattamenti antipredatori. Il rapporto preda-predatore e la sua dinamica all’interno di un ecosistema è descritto da un modello matematico costituito da un sistema di equazioni differenziali.

    predazione

    I più noti: vespe e calabroni

    Le vespe rappresentano un grande gruppo di specie di imenotteri con comportamento sociale e dal carattere predatorio. Gli adulti di questi insetti si cibano del nettare di fiori e di fonti zuccherine, come la frutta; tuttavia, al tempo stesso, predano piccoli insetti, come le api, per integrare la dieta delle larve che allevano nel nido. Infatti, possiedono mandibole robuste e una ligula corta. Il calabrone è il vespide più grande d’Europa, infatti il suo nome corretto è Vespa crabro. Ha dimensioni notevoli, arrivando a raggiungere i 5 cm di lunghezza. È, inoltre, un animale territoriale, che per difendersi può mobilitare l’intero nido, rendendolo un insetto particolarmente pericoloso, essendo che con il suo pungiglione inietta notevoli quantità di veleno. Negli ultimi anni una specie aliena predatrice, originaria dell’Asia, è giunta in Europa, ed è nota come Vespa velutina o calabrone asiatico. Quest’ultima rappresenta un maggior pericolo essendo una specie alloctona invasiva.

    vespide
    XNatura

    Il gruccione

    Ci sono molti uccelli insettivori che possono nutrirsi anche di api, tra i più noti abbiamo i merli, le cince, i picchi, ma sono degli abili cacciatori anche le rondini e i balestrucci. Tuttavia, anche altri uccelli, poco noti, si nutrono di api, quali il gruccione e il falco pecchiaiolo. Il gruccione è un uccello dai colori sgargianti che migra dal Nord Africa al centro Italia, dove crea nidi sulle sponde degli argini dei fiumi. La sua dieta è principalmente composta da imenotteri, che caccia con un volo ondeggiante e, prima di alimentarsene, è in grado di rimuovere il pungiglione colpendo l’insetto predato su una superficie dura. La caccia delle api avviene nei luoghi di foraggiamento delle stesse o sostando davanti alle arnie in attesa che questi insetti arrivino o escano. L’attività di caccia dei gruccioni davanti l’apiario si concentra principalmente nel medio-tardo pomeriggio.

    Il gruccione

    Il falco pecchiaiolo

    Il falco pecchiaiolo, invece, è un rapace insettivoro e migratore, il cui nome scientifico è Pernis apivorus, che indica la peculiarità di divorare api. È stato osservato asportare favi di nidi di api e vespe per nutrirsi di larve e pupe di questi insetti, ed inoltre, occasionalmente, si può nutrire di miele e di cera. Sul capo è ricoperto da penne modificate, simili a scaglie, per essere protetto dalle punture di questi imenotteri. Il colore dell'iride degli occhi dell'adulto è giallo contrapposto alla pupilla nera, il che sembra anche possa servire a richiamare la colorazione delle api e delle vespe. La testa ed il becco sono piccoli, per poter essere inseriti all'interno dei favi delle api.

    falco pecchiaiolo
    XNatura

    Rettili e anfibi

    Alcune specie di rane e di rospi sono in grado di nutrirsi di api. Sono infatti stati osservati rospi posizionati di fronte ad alveari pronti a procacciarsi api intente ad uscire dal proprio nido. Ad esempio, il Bufo marinus, un rospo australiano, si aggrega insieme ai propri simili davanti agli alveari per la predazione. Occasionalmente, anche rettili come lucertole e ramarri possono nutrirsi di questi insetti impollinatori, specialmente di individui anziani o malati che si trovano più facilmente sul terreno.

    anfibi
    3Bee

    Grandi e piccoli mammiferi

    I predatori delle api si possono trovare anche tra i mammiferi, sia di piccola che grande taglia: topi di campagna, volpi, ghiri, ricci e orsi sono famosi per il saccheggio degli alveari. I topi hanno la capacità di entrare nell’alveare e di cibarsi di polline, miele, larve e api adulte, e provocano un ulteriore danno contaminando il nido con i loro escrementi, urine e odore. Il mammifero maggiormente conosciuto in Italia ghiottissimo di miele è proprio l’orso. Questo animale è infatti capace di distruggere un intero apiario in una notte, aprendolo e rovesciandolo per mangiare miele, larve e polline. Normalmente, un orso distrugge da una a tre famiglie per notte. Per arginare questo problema, negli ultimi anni sono state sviluppate delle reti elettriche per difendere, a volte invano, gli alveari dalla voracità degli orsi.

    Grandi e piccoli mammiferi

    Falene: il caso della sfinge testa di morto

    La sfinge testa di morto è una falena dotata di una caratteristica che le ha donato il suo nome, ovvero una macchia sul torace simile ad un teschio. È un lepidottero presente in Asia, Africa e Europa, dove in quest’ultima regione è divenuta molto rara per l’uso eccessivo di insetticidi e a causa dell'inquinamento. L’adulto di questo lepidottero, durante la notte, penetra negli alveari per nutrirsi di miele. Durante questo saccheggio, le api di guardia all'entrata dell'alveare possono attaccarla. Tuttavia, la sfinge testa di morto ha sviluppato una strategia per celarsi agli “occhi” delle guardiane: è in grado di produrre molecole chimiche che mimano gli acidi grassi cutanei emessi dalle api, per cui non è riconosciuta dalle api stesse. Possiede, in aggiunta, diverse strutture corporee come protezione dagli attacchi delle api: folta peluria, cuticola spessa e resistenza al veleno. Dunque, una volta entrata nel favo, è in grado di spostarsi indisturbata a far razzia di miele.

    sfinge testa di morto

    Altri insetti e aracnidi

    Coleotteri, formiche, mantidi e ragni: piccoli ma abili cacciatori di api! La mantide religiosa è nota per essere un’implacabile predatrice; infatti, attende l’avvicinarsi della propria preda stando immobile sulla vegetazione, per poi scattare al momento opportuno. Le formiche cercano di addentrarsi all’interno degli alveari per nutrirsi di materiale zuccherino di cui sono ghiotte, quale il miele. In questo modo creano costante danno e disturbo al lavoro delle api. Il ragno vespa tesse la propria tela in cui possono incappare anche le api durante il volo, che vengono avvolte da più strati di seta e morse ripetutamente; infine, vengono trasportate al centro della tela diventando cibo pronto per il ragno. Il ragno granchio invece, ha un comportamento predatorio ben diverso: non tesse la tela ma, stando sui fiori, tende agguati agli insetti impollinatori.

    aracnidi

    Anche i predatori sono da salvaguardare!

    Nonostante sia importante salvaguardare gli impollinatori, tra cui le api, è bene ricordare che la loro conservazione non avviene mediante l’abbattimento dei predatori. In un ecosistema sano la rete ecologica si equilibra da sé, facendo in modo che nessuna specie diventi dominante ed invadente rispetto ad un’altra. Infatti, la rimozione dei predatori può avere effetti a cascata, come l’alterazione del comportamento, delle interazioni tra specie e dell’abbondanza di altri predatori e prede, intaccando infine la stabilità della vegetazione e quindi dell’intero ecosistema. I predatori sono importanti tanto quanto le prede per preservare la biodiversità, poiché sono in grado di regolare le densità di popolazione. La loro salvaguardia non è meno importante di quella di altri organismi.

    predatore
    19/05/2024Di 3Bee, Lara Vivarelli
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