Le attività umane possono alterare il colore degli insetti
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    Le attività umane possono alterare il colore degli insetti

    Un recente studio ha dimostrato che la deforestazione della Nuova Zelanda sta causando un cambiamento di colore nella specie di plecotteri Zelandoperla fenestrata: le attività umane possono alterare l’evoluzione delle specie.

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    10/11/2024Di 3Bee, Chiara Pertile
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    10/11/2024Di 3Bee, Chiara Pertile
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    L’impatto delle attività umane sull’ambiente e l’evoluzione

    Ogni giorno, la distruzione degli habitat, il bracconaggio, la deforestazione, l’inquinamento e i cambiamenti climatici minacciano le specie del nostro pianeta. Secondo il Living Planet Report 2024, infatti, tra il 1970 e il 2020 si è registrato un calo del 73% nelle dimensioni delle popolazioni globali di vertebrati selvatici monitorati. L’impatto delle attività umane è così profondo da alterare non solo gli ecosistemi, ma i processi evolutivi stessi, imponendo nuove pressioni selettive che modificano le caratteristiche delle specie e le costringono ad adattamenti drastici, che talvolta si rivelano insufficienti. Gli effetti delle attività antropiche risultano più gravi negli ecosistemi fragili, come quelli insulari, dove ogni organismo riveste uno specifico ruolo ecosistemico. La perdita di un solo gruppo può destabilizzare interi equilibri evolutivi ed ecologici, come ha dimostrato uno studio recente sugli effetti delle estinzioni degli ultimi 130.000 anni.

    uccello nuova zelanda

    Il cambiamento di colore dei plecotteri

    Uno studio pubblicato su Science dell’università di Otago ha rivelato come la diffusa deforestazione in Nuova Zelanda stia innescando rapidi cambiamenti evolutivi in alcune popolazioni di plecotteri. In particolare, esistono due specie di plecotteri autoctone della Nuova Zelanda, l’Austroperla cyrene, un insetto tossico che produce cianuro e dalle colorazioni ad alto contrasto nere, bianche e gialle e la Zelandoperla fenestrata, un plecottero innocuo. Quest’ultimo presenta diverse colorazioni, di cui una simile alle Austroperla e dal grande vantaggio adattativo: gli studi hanno dimostrato che gli uccelli evitano di attaccare gli insetti con tale colorazione di avvertimento. Ebbene, sembrerebbe che con la deforestazione, le popolazioni di Austroperla stiano drammaticamente diminuendo e che le Zelandoperla stiano perdendo la colorazione che le accomuna. Tale inversione di tendenza sembrerebbe essere conseguenza indiretta dell’azione umana.

    plecottero
    XNatura

    La deforestazione in Nuova Zelanda

    Prima dell’arrivo dell’uomo, oltre l’80% della Nuova Zelanda era ricoperto da foreste. Tuttavia, con l'arrivo dei coloni europei, queste iniziarono a essere distrutte: tra il 1840 e il 2000 la domanda di terreni agricoli e urbani fu così alta da portare alla perdita di circa 8 milioni di ettari di verde. Oggi, le foreste rimaste coprono appena il 30% della superficie nazionale, con un importante impatto sulla biodiversità. La deforestazione ha causato infatti l’estinzione e ha ridotto la popolazione di molte specie, in particolare degli uccelli presenti in queste zone e dell’Austroperla. Secondo lo studio dell’Università di Otago, la riduzione delle popolazioni di questi animali è la causa principale della progressiva scomparsa della colorazione delle Zelandoperla: con la diminuzione dei predatori e della specie velenosa che imitava, il fenotipo di avvertimento è divenuto troppo dispendioso e, in assenza di una pressione selettiva, l'insetto lo sta gradualmente perdendo.

    deforestazione

    Le falene hanno cambiato colore a causa dell’uomo

    Secondo il dottor McCulloch – autore dello studio – questa ricerca è "importante perché dimostra che, almeno per alcune delle specie autoctone, esiste la possibilità di adattarsi ai cambiamenti ambientali causati dall’uomo, anche quando il cambiamento è rapido”. Gli organismi possono quindi rispondere a improvvisi cambiamenti ambientali e non sono semplicemente passivi all’azione della selezione naturale. Un altro esempio classico di adattamento causato da matrice antropogenica è il melanismo industriale delle falene Biston betularia. Originariamente chiare, questi insetti cambiarono colore durante la seconda Rivoluzione Industriale: le falene con la mutazione di colore più scuro, infatti, si mimetizzavano meglio sui tronchi anneriti dalla fuliggine, eludendo i predatori e avendo più possibilità di riprodursi. Quando le emissioni diminuirono e i tronchi divennero chiari, le falene tornarono a essere chiare, dimostrando la reversibilità di tali rapide risposte adattative.

    biston betularia
    XNatura

    Elefanti senza zanne: una conseguenza del bracconaggio

    Gli insetti non sono i soli ad essere colpiti dagli effetti delle attività umane. Nel 2021, uno studio pubblicato su Science ha rivelato un aumento di elefanti nati senza zanne nel Parco Nazionale di Gorongosa, in Mozambico, come conseguenza del bracconaggio intensivo durante la guerra civile (1977-1992). In quel periodo, la popolazione di elefanti si è ridotta del 90%, passando da oltre 2.500 esemplari a circa 200 nei primi anni 2000. I bracconieri, cacciando principalmente gli elefanti dotati di zanne per il loro avorio, hanno involontariamente favorito la sopravvivenza di individui privi di tale tratto, i quali hanno avuto maggiori probabilità di trasmettere questa caratteristica alle generazioni successive. Prima del conflitto, solo il 18,5% delle femmine era senza zanne. In quelle nate dopo la guerra la percentuale è salita al 33%, come conseguenza della forte pressione selettiva esercitata dalle attività umane.

    elefanti
    3Bee

    Mitigare le azioni umane

    I cambiamenti evolutivi indotti dalle attività umane evidenziano l'urgenza di una gestione più attenta e sostenibile degli ecosistemi. Dai plecotteri della Nuova Zelanda agli elefanti del Mozambico, ogni caso mostra come la pressione antropica possa alterare, talvolta in modo irreversibile, l’equilibrio ecologico e la biodiversità, con dirette conseguenze sull’evoluzione delle specie. Tuttavia, esistono azioni che possono mitigare questi effetti: politiche di conservazione mirate, protezione degli habitat, riduzione delle emissioni e lotta contro la caccia e il commercio illegale sono interventi essenziali. La consapevolezza dell'impatto evolutivo delle nostre azioni può guidare verso scelte che promuovano non solo la salvaguardia delle specie, ma anche la stabilità degli ecosistemi e delle reti ecologiche. In un contesto di cambiamento rapido e continuo, mitigare gli effetti delle attività umane diventa una priorità per garantire un futuro sostenibile per la biodiversità globale.

    Mitigare le azioni umane
    10/11/2024Di 3Bee, Chiara Pertile
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