Climate Change Performance Index (CCPI): che cos’è e cosa misura?
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    Climate Change Performance Index (CCPI): che cos’è e cosa misura?

    Durante la COP29 è stato pubblicato l’annuale Climate Change Performance Index (CCPI), che valuta i maggiori emettitori globali in base a emissioni, uso di energie rinnovabili e politiche climatiche. Scopri in questo articolo cos'è il CCPI e perché le prime tre posizioni in classifica sono vuote.

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    07/12/2024Di 3Bee, Angelina Tortora
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    Climate Change Performance Index 2025: la classifica

    Il podio della classifica 2025 del Climate Change Performance Index (CCPI) è completamente vuoto, senza primi, secondi o terzi posti assegnati. Questo indice, curato da Germanwatch, New Climate Institute e Climate Action Network, arrivato alla sua ventesima edizione, e consente di confrontare gli sforzi di 63 Paesi nella lotta contro la crisi climatica, includendo anche le nazioni dell'Unione Europea. Questi Paesi rappresentano circa il 90% delle emissioni globali di gas serra, rendendoli un campione significativo per l'analisi.

    Climate Change Performance Index 2025: la classifica

    Che cos’è il Climate Change Performance Index (CCPI)

    Pubblicato annualmente dal 2005, il CCPI è uno strumento indipendente che monitora le prestazioni climatiche di 63 Paesi e dell'Unione Europea. Il suo obiettivo è aumentare la trasparenza nella politica climatica internazionale, permettendo un confronto tra gli sforzi e i progressi di ciascun Paese nella protezione del clima. È importante sottolineare che il CCPI considera esclusivamente le emissioni basate sulla produzione, attribuendo a ciascun Paese la responsabilità delle emissioni generate entro i propri confini, senza tener conto di quelle legate al consumo. Oltre la metà degli indicatori utilizzati è espressa in termini relativi, anziché assoluti. Ciò significa che anche i Paesi con punteggi elevati non possono adagiarsi sugli allori: i risultati evidenziano che, anche se tutti si comportassero come i migliori, gli sforzi globali sarebbero ancora insufficienti per evitare cambiamenti climatici pericolosi.

    Che cos’è il Climate Change Performance Index (CCPI)
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    Climate Change Performance Index: la metodologia

    Nel 2017, la metodologia del CCPI è stata aggiornata per riflettere gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi. Da allora, il CCPI tiene conto dei Contributi Determinati a Livello Nazionale (NDC) di ciascun Paese, valutandone gli obiettivi per il 2030 e la compatibilità con il limite di riscaldamento globale "ben al di sotto dei 2°C". L’analisi considera quattro categorie principali: emissioni di gas serra, energie rinnovabili, uso dell’energia e politiche climatiche. Inoltre le quattro categorie principali sono suddivise in 14 micro-categorie che includono, ad esempio, la ricerca sulle energie rinnovabili e l’approvvigionamento energetico primario (Total Primary Energy Supply - TPES). I dati provengono da fonti autorevoli come l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), PRIMAP, la FAO e gli inventari nazionali dell’UNFCCC. Oltre 450 esperti del settore contribuiscono alla valutazione.

    Climate Change Performance Index: la metodologia

    Classifica CCPI: perché le prime tre posizioni sono vuote?

    Per occupare una delle prime tre posizioni, un Paese deve adottare misure sufficienti per prevenire cambiamenti climatici pericolosi. Questo implica che le emissioni del Paese (incluse ed escluse quelle di LULUCF) debbano essere allineate con l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura ben al di sotto dei 2°C e che debba essere fissato un obiettivo per le emissioni di gas serra (GHG) per il 2030 che soddisfi gli stessi criteri. Anche la Danimarca, leader del CCPI, non riesce a soddisfare questi requisiti.

    Classifica CCPI 2025: perché le prime tre posizioni sono vuote?
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    Classifica CCPI 2025: le prime posizioni

    Come abbiamo visto, nessun Paese eccelle in tutte le categorie analizzate e le prime tre posizioni della classifica sono quindi vuote. La Danimarca si distingue come il “miglior performer”, sebbene non raggiunga la valutazione massima (4° posto), seguita dai Paesi Bassi (5°) e dal Regno Unito (6°), quest’ultimo ha mostrato notevoli miglioramenti grazie alla transizione dal carbone e alle politiche del governo laburista di Londra che ha bloccato le nuove licenze per l’estrazione di combustibili fossili. L’Unione Europea scivola al 17° posto complessivo: 16 Stati membri si collocano tra i performer medi e alti, ma la Finlandia perde 11 posizioni (37°), mentre la Bulgaria rimane ultima tra i Paesi UE al 50° posto.

    Classifica CCPI 2025: le prime posizioni
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    Classifica CCPI 2025: le ultime posizioni

    In fondo alla classifica troviamo la Corea del Sud (63°), la Russia (64°) e l'Arabia Saudita (66°). L'Iran, l'Arabia Saudita, la Russia e gli Emirati Arabi Uniti, tra i maggiori produttori di gas e petrolio del mondo, con una produzione di energia rinnovabile inferiore al 3%. Infine, ben 14 Paesi del G20 registrano punteggi insufficienti, un dato allarmante considerando che questo gruppo è responsabile del 75% delle emissioni globali di gas serra. Sebbene molti gas serra siano naturalmente presenti nell'atmosfera, le attività umane ne aumentano la concentrazione, intensificando il riscaldamento globale. Questo porta a cambiamenti nei modelli di neve e precipitazioni, a un aumento delle temperature medie e a una maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi, come ondate di calore e inondazioni.

    Classifica CCPI 2025: le ultime posizioni

    Climate Change: l’Italia al 43° posto

    Dopo il netto calo del precedente anno che l'ha vista scivolare al 44° posto con una perdita di 15 posizioni, nel 2024 l’Italia è al 43° posto, mostrando così una situazione di stallo. Le principali criticità per l'Italia includono un rallentamento nella riduzione delle emissioni climalteranti, con una posizione del 38° in questa specifica classifica, e una politica climatica nazionale considerata inadeguata, posizionandosi al 55°. La mancanza di un Piano Nazionale Energia e Clima (PIENC) ambizioso contribuisce a tenere il Paese lontano dai vertici della classifica, che iniziano dal quarto posto. La classifica, è stata presentata a Baku durante la COP29.

    Climate Change: l’Italia al 43° posto

    L’urgenza di agire con strategie climatiche ad hoc

    Nonostante il 61% dei Paesi abbia aumentato l’uso di energie rinnovabili negli ultimi cinque anni, il fenomeno resta dunque disomogeneo, con ampie aree geografiche completamente escluse dalla transizione energetica. Questa disparità evidenzia quanto sia urgente accelerare con azioni concrete necessarie per migliorare il nostro impatto sul clima e sulla biodiversità. In questo contesto si inserisce la piattaforma ambientale XNatura, che consente ad aziende, municipalità e parchi naturali di monitorare i propri impatti e dipendenze da natura, biodiversità e clima, con l’obiettivo di definire strategie climatiche e di biodiversità su misura, in linea con i principali standard di rendicontazione internazionale.

    L’urgenza di agire con strategie climatiche ad hoc
    07/12/2024Di 3Bee, Angelina Tortora
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