Sensi bestiali: il mondo visto dagli animali
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    Sensi bestiali: il mondo visto dagli animali

    Ecco come i sensi degli animali si sono evoluti per percepire il mondo diversamente da noi. Dall'ecolocalizzazione dei pipistrelli alla vista UV delle api, esiste un’estrema varietà sensoriale nel regno animale.

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    04/11/2024Di 3Bee, Marta Depetris
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    I sensi degli animali: come percepiscono l’ambiente naturale

    Gli organi di senso costituiscono delle strutture essenziali per tutti gli esseri viventi, animali e vegetali, compreso per l’essere umano. Qualsiasi sia l’ambiente in cui una specie vive, questo è una fonte ricca di messaggi anche molto diversi tra loro che vengono captati dalle strutture sensoriali degli animali per essere poi trasformati in segnali elettrici e trasmessi al cervello che avrà il compito di elaborarli. Essi permettono alle specie di poter interagire con l’ambiente nel quale vivono, attivando determinate risposte sulla base dei differenti stimoli provenienti dal loro habitat. Nell’era dell’Antropocene, a volte, questi stimoli possono essere alterati a causa di diverse forme di inquinamento che rischiano di interferire con i sensi animali. L’inquinamento acustico è uno di questi, ma anche l’inquinamento luminoso può creare diversi problemi a molte specie nell’orientamento e conseguentemente nelle loro funzioni vitali, come l’alimentazione.

    Lemure

    Diverse specie, diversi sensi, adattamenti sensoriali unici

    Fino ad oggi si calcola che sul nostro pianeta siano presenti dai 4 ai 100 milioni di specie viventi. Di queste noi ne conosciamo una piccolissima parte, solamente 1,4-1,8 milioni circa. Possiamo solo immaginare quanto possano essere diversificati gli organi di senso all’interno di una così vasta biodiversità. Basandoci sulle conoscenze attuali, si può affermare che in alcuni animali sono presenti sensi più sviluppati di altri o ancora alcuni mancano completamente di strutture apposite per captare determinati stimoli. Questo ci suggerisce quanto il modo di interagire con l’ambiente si sia evoluto rispondendo alle diverse esigenze di ciascuna specie, portandola a sviluppare sistemi sensoriali che a noi possono sembrare inconcepibili per la nostra specie.

    Diverse specie, diversi sensi, adattamenti sensoriali unici
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    Come le specie vedono lo stesso habitat in modi diversi

    Sul nostro pianeta sono presenti quattordici biomi principali, ognuno costituito da fauna e flora caratteristiche. Si potrebbe pensare che le specie che vivono in uno stesso ambiente, riescano a percepirlo nello stesso modo, ma non è così. Anche all’interno dello stesso ecosistema, le diverse specie che lo popolano possono “sentire” l’ambiente intorno a loro in modo completamente differente. Non solo alcuni animali non riescono a percepire stimoli che altri invece sono in grado di avvertire, ma accade anche che i medesimi segnali inviati dall’ambiente vengano letti in modo completamente diverso da specie differenti. Ad esempio, un pipistrello e un topo, pur avendo entrambi le orecchie, non riescono a captare le stesse frequenze sonore

    Come le specie vedono lo stesso habitat in modi diversi

    Occhi diversi per percepire colori e dettagli

    Uno dei sensi che viene maggiormente sfruttato dagli esseri umani è la vista. Si potrebbe dire che sia quasi il nostro senso principale, quello che per primo utilizziamo per esplorare il mondo intorno a noi. Questo accade anche in altri animali, i quali interagiscono con il mondo esterno principalmente grazie a questo senso. L’organo deputato alla vista è l’occhio, la cui struttura e capacità visiva possono variare in maniera considerevole da una specie all’altra. Gli insetti ne sono un esempio. Questi invertebrati possiedono un occhio definito composto, cioè costituito da diversi elementi, chiamati ommatidi, ognuno dei quali intercetta un piccolo pezzetto dell’ambiente. L’immagine captata da ogni singolo ommatide viene poi assemblata come le tessere di un puzzle in modo da restituire una visione completa della realtà.

    Occhi diversi per percepire colori e dettagli
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    Colori invisibili per l’uomo: la visione UV degli animali

    Se pensassimo al fiore della rosa probabilmente ci verrebbe in mente il colore rosso, mentre il colore giallo nel caso di un girasole. Per alcuni animali questa associazione non è così scontata. La prima grossa differenza con l’occhio umano è la quantità di colori percepita. La maggior parte delle specie selvatiche possiede una vista bicromatica, mentre l’uomo ha una vista tricromatica. Questo se consideriamo solo lo spettro della luce visibile. Ma alcuni animali vanno ben oltre questa capacità, riuscendo anche a vedere gli ultravioletti. È così che, tornando al nostro fiore, un’ape lo vedrebbe composto da una moltitudine di colori diversi che l’attirano verso il centro del fiore, dov’è presente il nettare e il polline. Anche il piumaggio di molti uccelli apparirebbe completamente diverso se visto con i nostri occhi o con gli occhi di altri volatili. Se vedessimo anche noi le radiazioni ultraviolette, potremmo scorgere uccelli con infinite sfumature metallizzate.

    Colori invisibili per l’uomo: la visione UV degli animali
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    Termoricezione: come i rettili vedono il calore

    Ogni essere vivente emette delle radiazioni infrarosse a causa della sua temperatura corporea. Gli esseri umani possono percepire questa impronta termica con il tatto, ma altri animali possono utilizzare anche altri sensi. I rettili hanno la capacità, detta termoricezione, di percepire queste lunghezze d’onda riuscendo a identificare in questo modo le loro possibili prede. Tutto ciò è reso possibile dalla presenza di alcune piccole fossette che si trovano sul muso dell’animale a cui sono associati dei sensori di temperatura. Grazie a loro, i serpenti sono in grado di capire sia la direzione che la distanza dall’oggetto caldo. Essendo animali ectotermi, con una temperatura interna che dipende da quella dell’ambiente, sfruttano questa capacità anche per localizzare i luoghi più idonei dove rifugiarsi, sufficientemente caldi per non far calare eccessivamente la loro temperatura corporea.

    Termoricezione: come i rettili vedono il calore

    Il ruolo dell’olfatto in specie come piccioni e salmoni

    Sapersi orientare è una capacità fondamentale nel mondo animale utile per svolgere attività basilari per la sopravvivenza come nutrirsi, riprodursi e trovare riparo. Per gli esseri umani l’orientamento si basa soprattutto sull’apprendimento, imparando così a riconoscere i diversi luoghi e raggiungerli, magari anche con il supporto della tecnologia. Non potendo contare sul gps, le specie selvatiche, oltre all’apprendimento, hanno evoluto alcuni sistemi di orientamento che sfruttano diverse caratteristiche ambientali e vedono coinvolti anche diversi sensi. I piccioni viaggiatori, di cui abbiamo almeno una volta sentito parlare, riescono a produrre una mappa olfattiva che permette loro di orientarsi e ritrovare sempre il nido. I salmoni risalgono le correnti grazie ad un olfatto che consente loro di “sentire” l’acqua dolce, permettendo così di raggiungere i siti di riproduzione.

    Il ruolo dell’olfatto in specie come piccioni e salmoni

    Campi elettrici e campi magnetici

    Nel corso dell’evoluzione i sensi di alcuni animali si sono sviluppati per riuscire a sfruttare stimoli presenti nell’ambiente di cui noi neanche percepiamo l’esistenza. A noi parrebbe assurdo orientarci usando il campo magnetico terrestre senza una bussola, eppure è quello che fanno le tartarughe per fare ritorno sulla spiaggia in cui sono nate e deporre le uova. Questa capacità è detta magnetoricezione ed è anche sfruttata dagli uccelli migratori per riuscire a orientarsi nella giusta direzione, insieme anche all’utilizzo della luce solare e della posizione delle stelle durante la notte. Questa abilità può essere anche sfruttata per riuscire a scovare le prede, come nel caso degli squali che grazie alla presenza di alcuni recettori presenti sul muso riescono a percepire sia il campo magnetico che quello elettrico, permettendo loro di cacciare.

    Campi elettrici e campi magnetici

    Ecolocalizzazione: come gli animali navigano nel buio

    Se mai abbiamo visto un film ambientato durante la seconda guerra mondiale, ci sarà capitato di vedere almeno una scena di qualche sottomarino che utilizzava il sonar per localizzare il nemico. Si può dire che alcune specie abbiano un sonar incorporato, perché sono in grado di fare ecolocalizzazione, ovvero emettere ultrasuoni che, scontrandosi contro un oggetto (ad esempio un altro animale), emettono un eco percepito dall’animale: in questo modo riuscirà a localizzare l’oggetto o ad orientarsi. Ad ora si sa che è un metodo utilizzato da animali che vivono in ambiente acquatico, come ad esempio gli odontoceti (delfini, orche, capodogli) o in ambienti terrestri con visibilità ridotte. Un animale che sfrutta molto questa capacità è sicuramente il pipistrello che utilizza l’ecolocalizzazione soprattutto per identificare le sue prede durante la notte.

    Ecolocalizzazione: come gli animali navigano nel buio

    Come le specie compensano la mancanza di luce

    Non tutti gli ambienti sono uguali. Alcuni sono talmente particolari che mancano di determinati stimoli che vengono normalmente utilizzati dagli organi di senso animali. In una grotta, ad esempio, la luce è quasi o totalmente assente. Potremmo pensare che siano habitat privi di forme di vita, ma ci sbaglieremmo. Alcune specie animali si sono evolute adattandosi alla vita in ambienti che per noi sarebbero completamente ostili. In assenza di luce, ad esempio, viene meno la possibilità di utilizzare un interno senso, quello della vista. Le specie che vivono in ambiente buio, hanno sviluppato maggiormente gli altri sensi così da sopperire alla mancanza di luce. Le talpe ne sono un esempio: vivendo all’interno di gallerie hanno degli occhi molto ridotti e percepiscono la realtà intorno a loro principalmente con tatto e olfatto, evolvendo anche strutture anatomiche molto particolari che aumentano la superficie tattile.

    Come le specie compensano la mancanza di luce

    Una vasta biodiversità sensoriale

    Percepire l’ambiente che ci circonda non è così banale e soprattutto non è captato allo stesso modo dalle specie che lo vivono. Abbiamo visto come la Terra sia ricca di stimoli, estremamente diversificati, ognuno dei quali viene utilizzato dagli animali in modi a volte completamente diverso. Questa straordinaria varietà sensoriale del regno animale riflette un adattamento profondo alle sfide poste dall'ambiente. Ogni specie ha sviluppato sensi unici, essenziali per la sopravvivenza e l'interazione con il proprio habitat, in modi spesso impensabili per l'essere umano. Questo sottolinea come la biodiversità non si esprima solo attraverso la forma e il comportamento, ma anche attraverso percezioni del mondo profondamente diverse, ma altrettanto vitali.

    04/11/2024Di 3Bee, Marta Depetris
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