Germania, passo indietro sulla sostenibilità: abolita la Supply Chain Act
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    Germania, passo indietro sulla sostenibilità: abolita la Supply Chain Act

    La nuova coalizione tedesca ha deciso di cancellare la Supply Chain Act, norma pionieristica sulla due diligence aziendale. Sarà sostituita dalla Direttiva europea CSDDD, ma con controlli meno stringenti e un'applicazione posticipata al 2028. Un segnale controverso per l'UE.

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    16/04/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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    16/04/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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    La Germania abbandona la LkSG: cambia la regolamentazione

    Con la recente formazione del nuovo governo tedesco, composto da CDU, CSU e SPD, la Germania ha intrapreso un cambio di rotta significativo in materia di sostenibilità aziendale. L’intesa tra i partiti ha portato alla decisione di abolire la Lieferkettensorgfaltspflichtengesetz (LkSG), conosciuta come Supply Chain Act, entrata in vigore nel 2023. Si trattava di una normativa pionieristica che obbligava le grandi imprese con oltre 3.000 dipendenti (1.000 dal 2024) a condurre verifiche annuali sui rischi ambientali e sui diritti umani lungo l’intera catena di fornitura, compresi i fornitori indiretti in caso di sospette violazioni. Le sanzioni, in caso di mancato rispetto, potevano raggiungere il 2% del fatturato annuo. Ora, l’impegno tedesco sarà riallineato alla futura Direttiva europea sulla due diligence di sostenibilità aziendale (CSDDD), ma con un approccio più morbido.

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    Stop the Clock: la CSDDD slitta al 2028

    Con l’approvazione del cosiddetto Stop the Clock, l'Unione Europea ha temporaneamente congelato l’applicazione di alcune normative in materia di sostenibilità, tra cui la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD). La direttiva, che dovrebbe sostituire le normative nazionali come la LkSG, entrerà in vigore a partire dal 2028, salvo ulteriori modifiche. Nel frattempo, molte aziende vedranno alleggerirsi gli obblighi di rendicontazione e monitoraggio, soprattutto nei settori più esposti a pressioni normative. La nuova versione proposta dal pacchetto “Omnibus” limita inoltre l’obbligo di due diligence ai soli fornitori diretti (tier 1) e riduce la frequenza dei controlli. Anche la soglia minima di 1.000 dipendenti viene confermata, escludendo quindi la maggior parte delle PMI europee che rappresentano oltre il 98% del tessuto imprenditoriale.

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    Implicazioni per le aziende e per l’ecosistema europeo

    La cancellazione della LkSG e il rinvio dell’applicazione della CSDDD hanno conseguenze dirette non solo sulle imprese tedesche, ma anche sull’intero mercato europeo. Le aziende si trovano ora in un contesto più incerto, con regole che cambiano e si allentano, creando disparità tra chi ha già investito in processi ESG strutturati e chi, invece, sceglie di attendere. L’obbligo di due diligence limitato ai fornitori diretti rischia di vanificare gli sforzi compiuti negli ultimi anni per garantire la trasparenza delle supply chain. Inoltre, la mancanza di controlli capillari potrebbe favorire il greenwashing e indebolire la fiducia dei consumatori. In questo contesto, le imprese più virtuose potrebbero trovarsi svantaggiate rispetto ai competitor meno rigorosi, in assenza di un quadro normativo chiaro e stabile. In questo contesto, si apre per le imprese una fase di attesa strategica, ma anche un’opportunità per rafforzare volontariamente le proprie politiche ESG in previsione del 2028.

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    Germania nell’UE: leadership sostenibile a rischio?

    La Germania, da sempre considerata uno dei paesi guida in Europa in materia di sostenibilità e responsabilità d’impresa, rischia ora di compromettere la propria credibilità a livello internazionale con questa decisione. L’abolizione della Supply Chain Act, una legge pionieristica che aveva ispirato altri Stati membri e organismi sovranazionali, è vista da molti osservatori come un segnale di arretramento politico e culturale. Mentre la Commissione europea sta lavorando a una transizione giusta e inclusiva per le imprese e i cittadini, Berlino sembra preferire una deregolamentazione che mira a ridurre il carico amministrativo per le imprese, ma che potrebbe avere l'effetto collaterale di ridurre la trasparenza e la tutela dei diritti umani e ambientali. In un momento in cui l’UE è chiamata a confermare la propria leadership nel campo della sostenibilità globale, il passo indietro tedesco potrebbe influire negativamente sull'intero impianto normativo europeo.

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    L'espansione di 3Bee sui mercati internazionali

    Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto "Biodiversity services EU expansion" (CUP: E43D22000480009) a valere sul bando di Regione Lombardia "PR FESR 2021-2027 – LINEA INTERNAZIONALIZZAZIONE 21-27", volto a supportare l'internazionalizzazione delle aziende italiane. 3Bee è la naturetech company che sviluppa tecnologie innovative per il monitoraggio, la tutela e la rigenerazione della biodiversità, supportando le imprese nella definizione di strategie climatiche personalizzate basate sull’analisi dei loro impatti e dipendenze dalla natura. Con un portfolio consolidato in Italia, Germania e Francia e partnership di rilievo, 3Bee continua la sua espansione sui mercati internazionali per creare un impatto concreto tramite la tecnologia.

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    16/04/2025Di 3Bee, Angelina Tortora
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