Biodiversità: solo 6 Paesi Ue hanno una strategia
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    Biodiversità: solo 6 Paesi Ue hanno una strategia

    La perdita di biodiversità è un'emergenza urgente da affrontare a livello globale. Gli Stati europei si sono impegnati a proteggere la biodiversità nell’ambito della Strategia UE sulla biodiversità per il 2030, ma su 27 Stati solo 6 hanno notificato alla Commissione europea i loro impegni.

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    31/05/2024Di 3Bee, Angelina Tortora
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    Paesi UE e biodiversità: a che punto siamo?

    Gli obiettivi previsti dalla Strategia UE sulla biodiversità per il 2030, impongono la salvaguardia del 30% del territorio Ue e il 30% delle aree marine. La Commissione europea si augurava che gli Stati membri presentassero i loro impegni individuali per raggiungere gli obiettivi ESG, ma solo 6 Stati su 27 hanno notificato alla Commissione i loro impegni chiari e concreti, nell’ambito della Strategia sulla biodiversità per il 2030 (Francia, Germania, Danimarca, Lussemburgo, Svezia e Spagna). Da precisare che gli Stati non sono obbligati a notificare i loro impegni, ma questa mancanza non permette alla Commissione di effettuare una valutazione se l’UE è in linea con i suoi obiettivi di biodiversità da raggiungere entro il 2030.

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    Imprese e strategie di biodiversità

    In questo contesto, le organizzazioni e le imprese europee sono sempre più consapevoli che la perdita di biodiversità è un tema da affrontare per limitare danni non solo ambientali, ma anche sociali ed economici, con l’integrazione di azioni mirate a tutela della biodiversità nelle strategie decisionali. Il report del Capgemini Research Institute, “Preserving the fabric of life: Why biodiversity loss is as urgent as climate change” evidenza che solo un quarto delle organizzazioni ha strutturato una strategia di biodiversità e 4 nazioni sono nettamente in ritardo: Australia (15%), Germania (16%), Canada (17%) e Italia (18%). Inoltre solo il 16% ha completato una valutazione sull’impatto della propria supply chain sulla biodiversità. In linea di massima, il report evidenzia che le organizzazioni concordano sull'importanza di conservare la biodiversità, ma il 59% degli intervistati sostiene che le sfide sono numerose e complesse.

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    I rischi della perdita di biodiversità per le aziende

    La perdita della biodiversità nel mondo ha raggiunto oggi dimensioni importanti. Il Report Preserving the fabric of life: Why biodiversity loss is as urgent as climate change, evidenzia che il 47% dei dirigenti considera la perdita di biodiversità come un rischio a medio termine per le proprie aziende e il 30% la percepisce come un rischio a lungo termine (2050), mentre solo il 17% la vede come una preoccupazione immediata con notevoli differenze a livello regionale. La perdita di biodiversità ha un impatto sull’economia delle aziende, il rapporto pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) e dai suoi partner durante la COP28 rivela che ogni anno vengono investiti quasi 7 trilioni di dollari in attività che danneggiano direttamente la natura, ed equivale a circa il 7% del prodotto interno lordo (PIL) globale.

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    Strategie per affrontare i rischi

    Per fermare la perdita di biodiversità nel 2023, in occasione della Sesta Conferenza Internazionale delle Nazioni che hanno firmato la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), 123 governi hanno assunto l’impegno di ridurre la perdita di biodiversità a livello locale, nazionale e regionale. Inoltre è stato adottato durante la COP 15 il Quadro Globale per la Biodiversità Kunming-Montreal (GBF) che si pone come guida per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile nel 2030 e nel 2050. La strategia sulla biodiversità per il 2030 è un piano a lungo termine a livello globale, per salvaguardare la natura e invertire il degrado degli ecosistemi. La Commissione, per raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica in Europa entro il 2050, ha dato inoltre vita al Green Deal europeo, un pacchetto di iniziative strategiche per raggiungere gli obiettivi in materia di tutela della biodiversità e degli ecosistemi.

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    Imprese italiane e cambiamento climatico

    Il report Global Compact Network Italia, fotografa la situazione delle aziende italiane evidenziando che solo un’impresa su cinque dispone di un piano organico strutturato sul tema del contrasto al cambiamento climatico, il livello sale a due terzi per le imprese aderenti UNGC. Le aziende italiane aderenti al Global Compact delle Nazioni Unite dimostrano una maggiore consapevolezza sull'importanza di integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali, questo approccio è considerato un fattore di successo per il 99% degli aderenti. Il 64% delle imprese italiane ha definito una strategia sostenibile per contrastare il cambiamento climatico, investendo in formazione e sensibilizzazione dei dipendenti. Tuttavia, si evidenzia un divario di competenze sulle tematiche climatiche soprattutto tra le piccole e medie imprese, rispetto alle grandi aziende.

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    Cosa possono fare le aziende per tutelare la biodiversità?

    Investire nel ripristino della biodiversità porta benefici sia per la collettività, sia per le aziende. Secondo una stima presentata in occasione del European Business&Nature Summit (Ebns) 2023, se l’Italia investisse solo 93 euro all’anno per ogni milione di fatturato al ripristino e tutela della biodiversità, nell’arco di 30 anni sarebbe possibile recuperare il 90% degli habitat in cattivo stato di conservazione. Per sostenere le azioni di recupero si stima un costo annuale di 260 milioni di euro, che si traduce allo 0,013% del PIL nazionale. Nell’analisi dell'Impact Assessment Study dell’UE risulta che investire in biodiversità è conveniente per le aziende, gli investimenti che includono progetti di conservazione e ripristino della biodiversità potrebbero portare benefici economici significativi. Tali benefici derivano dai servizi ecosistemici, come la regolazione del clima, e l’impollinazione.

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    Bilancio di sostenibilità: gli standard ESRS E4 e GRI 101

    Ma in che modo le aziende possono monitorare, migliorare e comunicare il proprio impatto sulla biodiversità? La rendicontazione con il supporto di una serie di standard internazionali, alcuni dei quali specificamente riferiti al tema biodiversità. La Commissione europea e l'EFRAG hanno lavorato a stretto contatto con il GRI per garantire un alto grado di interoperabilità tra gli ESRS e gli standard GRI, al fine promuovere la comparabilità globale. Il nuovo standard GRI 101 - Biodiversità 2024 ha l’obiettivo di fornire una piena trasparenza sugli impatti sulla biodiversità, anche nelle fasi di approvvigionamento, in cui tali impatti sono spesso difficili da identificare. Invece, lo standard ESRS E4 - Biodiversità ed ecosistemi, obbligatorio per le aziende soggette a CSRD, prevede che le imprese rendano pubbliche le strategie adottate a tutela della biodiversità, e che specifichino in che modo le attività aziendali esercitano una pressione sulla biodiversità stessa.

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    L’importanza del monitoraggio della biodiversità

    Lo standard GRI 101: Biodiversità 2024 sottolinea la gerarchia dell’azione che segue la logica dell’avoid and reduce, restore and rehabilitate e infine compensate. In primo luogo, le aziende devono monitorare il proprio impatto sulla biodiversità, sia a livello di sito che di supply chain. Il monitoraggio ricopre dunque un ruolo fondamentale sia per calcolare la baseline, ovvero l’impatto iniziale che l’attività aziendale ha sulla biodiversità, sia per rendicontare i progetti di compensazione e ripristino messi in atto. Il monitoraggio può avvenire su diversi livelli, da un lato si possono misurare gli impatti e i driver di perdita di biodiversità come l’uso del suolo e l’inquinamento, dall’altra i servizi ecosistemici che la biodiversità può offrire. Secondo il nuovo standard GRI 101, la biodiversità può essere misurata in maniera diretta oppure indiretta, tramite indicatori specifici come il Mean Species Abundance (MSA).

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    Strategia di biodiversità con 3Bee

    In questo contesto si inserisce 3Bee, la nature tech che sviluppa tecnologie per il monitoraggio, la tutela e la rigenerazione della biodiversità. 3Bee lavora al fianco di municipalità e imprese - del settore agroalimentare, autostradale, energetico e non solo - per sviluppare protocolli certificati per la tutela della biodiversità attraverso progetti di rigenerazione: in primis, analizza l’impatto sulla biodiversità e, a partire dal dato, individua strategie ad hoc per mitigarlo e migliorarlo. Oltre al monitoraggio e alla rigenerazione, 3Bee si occupa di formazione in ambito sostenibilità per le aziende e ha sviluppato un network di professionisti a cui le imprese possono accedere per rimanere costantemente aggiornate sulle principali tematiche, anche con riferimento alle normative europee e alla rendicontazione di sostenibilità aziendale.

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    31/05/2024Di 3Bee, Angelina Tortora
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