Apicoltura urbana: per 3Bee non è solo mettere alveari, è un progetto in sede
    Oltre l'alveareTutte le apiOasi e alveariIl monitoraggio

    Apicoltura urbana: per 3Bee non è solo mettere alveari, è un progetto in sede

    Mettere alveari sul tetto non porta biodiversità. Per 3Bee l'apicoltura urbana è un progetto in sede: oasi di biodiversità, rifugi per tutte le api, alveari solo dove il potenziale nettarifero e l'abbondanza di impollinatori lo permettono e il monitoraggio con Hive-Tech, Spectrum, Birdy e Kiro.

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    02/11/2026Di 3Bee, Niccolò Calandri
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    02/11/2026Di 3Bee, Niccolò Calandri
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    Un alveare sul tetto non è biodiversità

    Negli ultimi anni gli alveari sono saliti sui tetti di uffici, hotel e stabilimenti. L'apicoltura urbana avvicina le persone alle api, ma da sola non aumenta la biodiversità: l'ape mellifera è un animale allevato e in città cerca gli stessi fiori delle api selvatiche. A Parigi uno studio pubblicato su PLOS ONE ha misurato che dove ci sono più colonie nel raggio di 500 metri e di un chilometro gli impollinatori selvatici visitano meno i fiori, con l'effetto più forte su api solitarie grandi, coleotteri e bombi. In 14 città svizzere gli alveari sono raddoppiati fra il 2012 e il 2018, da 3.139 a 6.370, e i fiori disponibili non bastano più a sostenerli (npj Urban Sustainability). Un alveare in più senza fiori in più toglie spazio alla natura invece di dargliene: ne avevamo parlato anche in Api in città, facciamo chiarezza.

    Una casetta Polly X per api solitarie davanti a un apiario

    Rifugi per tutte le api, non solo per una

    Quando diciamo api pensiamo a una specie sola, ma in Europa ne vivono quasi 2.000 (apoidei) e la maggior parte sono api solitarie: non fanno miele, non vivono in colonie e pungono raramente. Ogni femmina scava il nido nel terreno o lo costruisce in steli cavi, legno e fessure dei muri, e molte visitano poche piante. Sono le prime a sparire quando mancano fiori e posti dove nidificare. Per questo in un progetto 3Bee l'alveare non è il punto di partenza: si parte dai rifugi per impollinatori, come le Polly House in legno con canne di diametri diversi per osmie e altre api solitarie, accanto a casette per farfalle e coccinelle e a zone di terreno nudo per chi nidifica nel suolo. Gli alveari vengono dopo, nel numero che il territorio può sostenere.

    Un'ape sul tetto di una casetta Polly X di 3Bee
    XNatura

    Oasi e alveari: prima i fiori, poi le api

    Il cuore del progetto è l'oasi di biodiversità: un'area della tua sede, che sia un giardino, un'aiuola o un tetto, trasformata in habitat con piante nettarifere autoctone che fioriscono in stagioni diverse, meno sfalci e rifugi. Gli alveari ci sono anche, ma solo se i numeri lo permettono. Con XNatura® calcoliamo da satellite il potenziale nettarifero del sito e dell'area intorno, cioè quanti chili di nettare producono ogni anno le piante presenti, e l'abbondanza di impollinatori che quell'habitat può ospitare, combinando fiori e siti di nidificazione con il modello InVEST. Alle api mellifere riserviamo al massimo il 10% del nettare disponibile e da lì ricaviamo il numero di alveari, che può essere anche zero. Poi Spectrum verifica sul campo che gli impollinatori selvatici restino abbondanti.

    Timo fiorito visitato dagli impollinatori in un'oasi della biodiversità di 3Bee

    Hive-Tech, Spectrum, Birdy e Kiro: il monitoraggio

    Un progetto in sede deve dimostrare che funziona, per questo il monitoraggio ne fa parte dal primo giorno. È l'unico monitoraggio intelligente che segue sullo stesso sito, con sensori progettati da 3Bee, le api allevate, gli impollinatori selvatici, gli uccelli e i pipistrelli:
    • Hive-Tech pesa l'alveare con una precisione di 10 grammi e ne misura temperatura e umidità: ne sono installati più di 5.300;
    • Spectrum ascolta il battito d'ali degli impollinatori nel raggio di 3 metri e li classifica in 19 gruppi: circa 1.000 sensori ne hanno contati oltre 7 milioni;
    • Birdy riconosce dal canto oltre 200 specie di uccelli europei, giorno e notte;
    • Kiro ascolta gli ultrasuoni dei pipistrelli ed è in field test.
    I dati arrivano ogni giorno sulla piattaforma XNatura®, accanto alle mappe satellitari, e mostrano se il sito diventa più ricco del territorio che lo circonda.
    Il sensore Spectrum che ascolta gli impollinatori, su un palo nel Parco della Valle del Lambro
    XNatura

    Un progetto in sede: il tetto di Prometeon

    Il modello funziona anche nel cuore della città. Sul tetto del SuperLab di Prometeon nel quartiere Bicocca a Milano, 4.200 m² di tetto industriale sono diventati un rifugio per gli impollinatori: 16 Polly House per api solitarie, 7 casette per farfalle, 7 per coccinelle e piante autoctone nettarifere. Nel primo anno le Polly House hanno ospitato circa 6.800 api solitarie (stima) e il tetto è diventato un punto di sosta e di foraggiamento nella rete ecologica del quartiere. Un progetto 3Bee in sede si costruisce così: analisi del sito, oasi e rifugi, alveari nel numero calcolato sui dati, sensori e una piattaforma con dati da condividere con colleghi, clienti e report di sostenibilità. Se vuoi trasformare la tua sede in un'oasi, raccontaci il progetto.

    Il rifugio a esagoni per impollinatori sul tetto del SuperLab di Prometeon
    3Bee
    02/11/2026Di 3Bee, Niccolò Calandri
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