Made Green in Italy, il marchio di sostenibilità nazionale
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    Made Green in Italy, il marchio di sostenibilità nazionale

    Le imprese italiane possono comunicare l’impatto dei propri prodotti aderendo allo schema volontario sul Made Green in Italy gestito dal Ministero. Ecco quali sono i criteri, i requisiti e le opportunità.

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    13/01/2025Di 3Bee, Nicola Berardi
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    13/01/2025Di 3Bee, Nicola Berardi
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    La legge sul Made Green in Italy

    In un periodo di grande dibattito intorno al greenwashing ed alle asserzioni ambientali, nonché di adozione di norme stringenti da parte dell’Unione Europea, resta poco conosciuto un intervento normativo italiano noto come “Made Green in Italy” che sta per compiere 10 anni. La legge 221/2015 ha infatti istituito lo schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti con l’obiettivo di promuovere la competitività del sistema produttivo italiano nel contesto della crescente domanda di prodotti ad elevata qualificazione ambientale. L’implementazione delle norme di dettaglio è stata delegata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, unitamente alla tenuta dei registri delle imprese aderenti.

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    Le finalità del Made Green in Italy

    Lo schema nazionale volontario sul Made Green in Italy persegue quattro obiettivi principali:
    - la promozione dell’adozione di tecnologie e disciplinari di produzione innovativi in grado di ridurre gli impatti ambientali che i prodotti hanno durante il loro ciclo di vita;
    - il rafforzamento dell’immagine, del richiamo e dell’impatto comunicativo che distingue le produzioni italiane, associandovi aspetti di qualità ambientale, anche nel rispetto di requisiti di sostenibilità sociale;
    - il rafforzamento della qualificazione ambientale dei prodotti agricoli attraverso l'attenzione prioritaria alla definizione di parametri di produzione sostenibili dal punto di vista ambientale e della qualità del paesaggio;
    - la garanzia di un’informazione riguardo alle esperienze positive sviluppate in progetti già esistenti.

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    Il regolamento di attuazione sul Made Green in Italy

    Le norme di implementazione sul Made Green in Italy sono state adottate con il Decreto Ministeriale 56/2018. Il regolamento stabilisce le modalità di funzionamento dello schema nazionale volontario ed i criteri per il rilascio di un apposito logo che consente di identificare i prodotti che rispettano le relative regole di categoria. In ottica di uniformità nel contesto europeo, il regolamento si fonda sul metodo di determinazione dell’impronta ambientale “Product Environmental Footprint” adottato dalla Commissione Europea. Tuttavia, alcune delle definizioni utilizzate – ad esempio ciclo di vita o impatto ambientale – non sono pienamente allineate con quelle recentemente adottate nell’ambito della Direttiva Greenwashing. Questa frizione normativa potrebbe imporre, nel breve periodo, la necessità di un adeguamento della disciplina italiana per evitare conflitti che vanificherebbero gli sforzi dell’iniziativa nazionale.

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    Le regole di categoria di prodotto

    Il regolamento sul Made Green in Italy si basa sulle regole di categoria di prodotto, ossia indicazioni metodologiche rilasciate dal Ministero che definiscono criteri e requisiti necessari alla conduzione di studi relativi all’impronta ambientale per specifiche classi di beni. Il razionale di fondo risiede nell’impossibilità di adottare regole generali e trasversali poiché, a seconda delle peculiarità di un prodotto e del mercato di riferimento, la gestione dei profili ambientali impone valutazioni specifiche. Le regole possono essere proposte da gruppi di almeno tre imprese (almeno una PMI) che rappresentano la quota maggioritaria del settore, ossia oltre il 50% del fatturato nell’anno solare precedente. Eventuali regole di categoria adottate a livello europeo devono essere recepite ed integrate con gli eventuali requisiti addizionali fissati dal Ministero. Le regole, adottate a seguito di una consultazione pubblica, hanno validità di quattro anni e possono essere rinnovate.

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    L’adesione da parte delle imprese

    Una volta approvate le regole di categoria di prodotto relative ad un determinato settore, le imprese possono aderire allo schema al fine di ottenere l’autorizzazione all’uso del logo “Made Green in Italy” sul proprio prodotto, purché sia originario dell’Italia. L’impresa richiedente deve sottoporre la documentazione prevista nel regolamento all’analisi di un verificatore indipendente accreditato che svolgerà uno studio di valutazione dell’impronta ambientale ed individuerà un valore da confrontare con il benchmark definito nelle regole di categoria. Il prodotto dell’impresa richiedente potrà quindi essere classificato in tre classi di prestazione:
    - A (prestazione migliore del benchmark): può utilizzare il logo;
    - B (prestazioni uguali o prossime al benchmark): può utilizzare il logo purché sia adottato un piano di miglioramento da implementare entro tre anni;
    - C (prestazioni peggiori del benchmark): non può utilizzare il logo.

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    Le regole di categoria e i prodotti certificati

    Ad oggi, sono vigenti 31 regole di categoria di prodotto con una prevalenza per il settore alimentare. Tra le più note si trovano le regole sul Pecorino Romano, sui prosciutti crudi DOP e sull’olio extra-vergine di oliva italiano, ma anche quelle sui tessuti di lana pettinata, sul tabacco greggio e sulle scatole in cartone ondulato. La consultazione delle regole e dei relativi allegati tecnici è libera sul sito del Ministero dove si possono trovare i dettagli anche su eventuali regole scadute o in corso di valutazione. Il Ministero raccoglie anche l’elenco dei prodotti e delle imprese che hanno aderito allo schema che possono quindi beneficiare di una visibilità in ottica green derivante non solo dall’uso del logo sulle confezioni ma anche dalla presenza nella banca dati ministeriale.

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    13/01/2025Di 3Bee, Nicola Berardi
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