La nascita del movimento per la conservazione
A partire dalla metà dell’Ottocento, come reazione alle rilevanti trasformazioni operate dall’uomo su ambienti naturali fino a quel momento intatti, si sviluppò negli Stati Uniti un


Le attività umane stanno conducendo la biodiversità verso un punto di non ritorno. Conosciamo le soluzioni ma, alcune di queste, possono inasprire conflitti e tensioni sociali. E' il caso della conservazione nella ree protette del Pianeta.
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La pratica di espropriare le terre indigene per creare aree protette viene messa nero su bianco da Mark David Spence nel suo libro del 1999, Dispossessing the Wilderness: Indian Removal and the Making of the National Parks, in cui l’autore esamina le complesse origini dei parchi nazionali e le conseguenze, in termini di violazione dei diritti umani, per le popolazioni native. Allontanati con la forza dallo Yellowstone e dal Glacier NP, la presenza delle popolazioni indigene venne tollerata, per qualche tempo, solo allo Yosemite. Costretti a servire i turisti e a mettere in scena umilianti “giornate indiane”, i nativi iniziarono ben presto a soccombere, lasciando le loro terre ancestrali alla volta di territori sconosciuti dove finirono, per lo più, a mendicare. I pochi che tentarono di resistere, vennero espulsi e i loro ultimi villaggi furono ignobilmente e deliberatamente bruciati in una esercitazione antincendio nel 1969.



La conservazione non è mai stata una strategia semplice da descrivere e applicare. Molti pensano erroneamente che abbia a che fare con il proteggere ciò che non è mai stato contaminato dalla presenza umana. Pinchot e Roosevelt la definirono come l'uso sapiente delle risorse naturali della Terra. Quello che la contraddistingue è che, spesso, si è palesata come un


Nonostante sia indubbia, e ingiustificabile, la prevaricazione ai danni delle popolazioni native in nome della tutela ambientale - come se l’una escludesse a prescindere l’altra - la situazione odierna è così delicata e sospinta verso un punto di non ritorno, che il dibattito circa l’eventualità di creare o meno aree protette laddove vivono popolazioni native rischia di essere strumentalizzato dalla politica diventando vittima di inutili polarizzazioni ideologiche.

Tuttavia, è altrettanto innegabile l’esistenza di un’

Tra gli strumenti che possono monitorare e migliorare il rapporto tra conservazione e popolazioni native, tutelando i diritti umani e delle altre specie ed ecosistemi, vi sono le Conferenze delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici e della Convenzione sulla Diversità Biologica che si tengono rispettivamente ogni anno e ogni biennio. A pochi mesi dalla COP30 di Bélem, considerata una delle porte d’accesso all’Amazzonia, è auspicabile prevedere inoltre
