10 stereotipi (sfatati) sugli insetti
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    10 stereotipi (sfatati) sugli insetti

    Tra le tante informazioni sugli insetti si annidano diversi stereotipi che orientano le nostre convinzioni siano esse positive o negative. A seguire, un decalogo di stereotipi sfatati per cominciare il 2025 all’insegna della scoperta del variopinto mondo degli insetti liberə da costrizioni e miti.

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    22/01/2025Di 3Bee, Anna Beretta
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    22/01/2025Di 3Bee, Anna Beretta
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    Le api muoiono quando pungono

    Sarebbe più corretto affermare che le operaie delle api appartenenti al genere Apis come nel caso di Apis mellifera, muoiono dopo aver punto un mammifero. L’amaro destino di questi insetti dipende dalla struttura del loro pungiglione, dotato di minuscole spine, che al momento della puntura resta conficcato nella pelle del malcapitato umano oggetto di attacco. Ciò impedisce all’ape di estrarre il pungiglione e determina una lacerazione dell’addome che porta alla morte. Tuttavia questa fatalità dipende dalla struttura della superficie punta e non si verifica quando al posto della spessa e dura pelle umana, o di quella di qualunque altro mammifero, si trova la cuticola di un altro insetto, di un artropode o qualsiasi altra superficie morbida o sottile. Doveroso aggiungere che la regina di Apis mellifera, così come tutte le altre specie di api sia selvatiche che allevate, presenta un pungiglione liscio che ne salvaguarda la sopravvivenza in caso di puntura.

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    Mantide religiosa: sposa killer obbligata

    È legge che le femmine di mantide si cibino del proprio ignaro partner sessuale non appena conclusa la copula (a volte anche durante). Ma la realtà è diversa. Non esistono specie di mantidi che richiedano il cannibalismo obbligato per accoppiarsi e tale fenomeno si verifica solo nel 30% dei casi (circa), a seconda di vari fattori tra cui specie, stagione e disponibilità di cibo. Quest’ultimo sembra essere un fattore cruciale in quanto pare che la femmina tenda a cannibalizzare il proprio partner quando è affamata, non di default. Inoltre, sebbene sia stato visto che femmine che mangiano i loro partner producano più uova di femmine che non l’abbiano fatto, non è chiaro se ciò dipenda dall’aver mangiato lautamente o dall’aver banchettato proprio con un succoso maschio conspecifico. Riguardo all’incoscienza dei maschi di mantide, i dati la smentiscono: l’approccio del maschio alla femmina può essere da decisamente cauto a battagliero, portando il maschio a combattere per difendersi.

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    XNatura

    La terribile pinza della forficula

    Forficula auricularia, meglio conosciuta come forbicina, è nota per essere aggressiva e per pizzicare i propri nemici causando un intenso dolore. Niente di più falso. I cerci della forbicina, le appendici addominali a forma di forcipe che le hanno valso il suo nome, vengono effettivamente utilizzati a scopo difensivo, ma con parsimonia e certamente senza causare né forte dolore né iniezione di veleno o tossine. Inoltre la forficula, a dispetto del suo aspetto minaccioso, è considerabile come una mite madre amorevole che si prende cura dei propri piccoli vegliando sulle uova fino alla schiusa e restando con le ninfe neonate fino a due mesi d’età.

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    La polvere sulle ali delle farfalle permette loro di volare

    È diffusa la convinzione che le farfalle volino grazie alla polverina che portano sulle proprie ali. Anche in questo caso la realtà è diversa. La “polvere” sulle ali delle farfalle è costituita da minuscole scaglie, setole modificate, che ricoprono la struttura membranosa delle ali e vanno a formare, come in un mosaico, i motivi colorati e sgargianti che rendono noti questi insetti e che permettono loro di comunicare, accoppiarsi e mimetizzarsi. Ed è proprio la presenza delle scaglie a dare il nome all’ordine a cui appartengono farfalle e falene: “lepidotteri” dal greco antico significa con ali (pteros) dotate di scaglie (lepidos). Tuttavia è la struttura membranosa dell’ala, non le scaglie che la ricoprono, a permettere alle farfalle di spiccare e sostenere il volo. Pertanto la perdita delle scaglie non inficia il volo di questi insetti a meno che la struttura dell’ala non venga danneggiata, cosa che può avvenire in caso di manipolazione.

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    XNatura

    Il bombo non può volare, ma non lo sa e vola lo stesso

    Una bufala da manuale che è già stata smontata da decenni, ma continua ad essere un evergreen. Nel tempo al bombo è stato persino sostituito il calabrone, un animale completamente diverso, e la citazione attribuita ad Einstein. Comunque sia, parrebbe che secondo Antoine Magnan (1934), zoologo e ingegnere aeronautico francese, il peso consistente del bombo e la sua forma tutt’altro che aereodinamica, rapportate alla superficie alare non permettessero il volo. Ma, come ci conferma il ronzare instancabile di queste bestiole, ciò avviene eccome e non è da attribuire all’ignoranza intrinseca dei nostri villosi amici, quanto ad un modello di analisi che non considerava il fenomeno nella sua interezza. La dinamica del volo del bombo non prevede un semplice spostamento dell’ala dal basso verso l’alto, ma un movimento ad otto che, associato all’increspatura delle ali del bombo e all’alta frequenza di battiti al secondo, risulta in un movimento reale e anche ben supportato dalla fisica.

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    3Bee

    La tipula: un maschio di zanzara gigante

    Si sa, le zanzare non sono insetti amati. Ed essere simile ad una zanzara non rappresenta un vantaggio quando si tratta di sopravvivere vedendosela con umani inferociti. È lo sfortunato caso della tipula, un dittero appartenente alla famiglia dei tipulidi e al genere Tipula che a colpo d’occhio appare esattamente come una grossa zanzara, infatti viene chiamato proprio “zanzarone”. Le sue grandi dimensioni hanno fatto sì che si diffondesse la falsa credenza secondo cui la tipula sia il maschio della zanzara comune che, però, nel caso della specie Culex pipiens, ha dimensioni paragonabili a quelle della femmina da cui è distinguibile per la presenza di un paio di antenne piumose. La tipula è completamente innocua e ce lo dimostra il suo apparato boccale che è del tipo lambente-succhiante, utile per suggere il nettare, ma non per pungere.

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    Gli scarafaggi sono tutti disgustosi e non sono interessanti

    Pochi animali sanno suscitare disgusto come le blatte, associate a condizioni igieniche scarse e alla diffusione di malattie. Siamo abituati a generalizzare immaginando tutti gli scarafaggi come insetti dannosi e ripugnanti, ma allargando gli orizzonti scopriamo che delle 4708 specie di blatte esistenti, solamente alcune creano problemi all’uomo. Tra le specie meno note, che a stento riconosceremmo come blatte, ce ne sono alcune dotate di livree variopinte e di rara bellezza, come Polyzosteria mitchelli in Australia, Rochaina mexicana in Messico, Panchlora kozaneki in Ecuador o Melyroidea magnifica, dalla livrea sgargiante e dalle abitudini sociali. Un altro aspetto affascinante riguarda le modalità riproduttive; tutte presenti all’interno dell’ordine Blattodea: ci sono specie ovipare, ovovivipare e vivipare. Così come una vasta gamma di cure parentali da casi in cui la femmina rimane con i neonati per poche ore, a cure biparentali che durano più anni.

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    I ragni, che insetti terribili

    Forse la ragione per cui gli animali con più di quattro zampe vengono a volte collocati in una vaga categoria etichettata come “insetti”, dipende dalla paura che ci suscitano; strani alieni con molteplici appendici, così diversi e disgustosi da spingerci a mantenere una distanza, mettendoli tutti in un unico calderone. Ed è proprio il caso dei ragni. Con il termine insetto, però, indichiamo qualcosa di ben preciso e ce lo spiega la tassonomia, la scienza che regolamenta la classificazione dei viventi. Gli appartenenti alla classe Insecta, sono tutti quegli animali invertebrati, dotati di un esoscheletro, che hanno antenne, 6 zampe articolate e un corpo diviso in tre sezioni: capo, torace e addome. Qualunque essere vivente che non rientri in questa descrizione non è un insetto. Così i ragni, con le loro 8 zampe, privi di antenne, e con il corpo diviso in sole due sezioni, cefalotorace e addome, appartengono alla classe degli aracnidi e non degli insetti.

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    L’effimera ha la vita più breve nel regno animale

    La parola "effimero" dice già tutto: dal greco ephemerós, che vive un giorno, indica qualcosa di breve durata, transitorio, perituro. Con il termine effimera, infatti, ci si riferisce ad un insetto acquatico, appartenente all’ordine degli efemerotteri e al genere Ephemera, che detiene il primato per la vita più breve in assoluto, dalla durata di poche ore a pochi giorni, a seconda della specie. Ma questa affermazione è solo parzialmente corretta: l’effimera al suo stadio adulto vive pochissimo, certamente, ma si tratta di un insetto che presenta vari stadi di metamorfosi e lo sviluppo giovanile può richiedere fino a tre anni. Pertanto nella sua fase adulta presenta un primato di brevità, ma la sua vita complessiva, che ha inizio con la schiusa dell’uovo è ben più lunga.

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    Gli insetti sono stupidi perché hanno il cervello piccolo

    Se è provato che le dimensioni corporee di un animale ci informino sulle dimensioni del suo cervello, a una data taglia cerebrale non è possibile associare un determinato livello di intelligenza. In altre parole: un cervello piccolo non è indice di stupidità o di limitatezza cognitiva, così come un cervello grande non lo è di profonda intelligenza. Pare infatti che non siano tanto le dimensioni o la quantità dei neuroni a determinare comportamenti cognitivamente complessi quanto l’intreccio delle connessioni tra le cellule neuronali come discusso nell’articolo del 2009, pubblicato da Lars Chittka e Jeremy Niven. Sempre più evidenze ci informano sulle abilità cognitive complesse degli insetti, dalle abilità numeriche e di orientamento spaziale nelle api al gioco nei bombi, portando sempre più argomenti utili a sfatare questo stereotipo.

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    22/01/2025Di 3Bee, Anna Beretta
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