Barbie Pig esiste davvero. E vive a 5.000 metri sotto il mare
    Chi è Barbie PigCinque ore giùLo 0,001%Conoscere prima

    Barbie Pig esiste davvero. E vive a 5.000 metri sotto il mare

    No, non è il nuovo personaggio di un film d'animazione: Barbie Pig è il soprannome di una creatura rosa osservata a 5.000 metri di profondità nell'Oceano Pacifico. È un cetriolo di mare, e la sua specie non è ancora stata descritta dalla scienza. Racconta quanto poco conosciamo gli abissi.

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    08/10/2026Di 3Bee, 3Bee
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    No, non è il nuovo personaggio di un film d'animazione

    No, non è il nuovo personaggio di un film d'animazione.

    Barbie Pig è il soprannome che i ricercatori hanno dato a una particolare creatura rosa osservata a circa 5.000 metri di profondità nell'Oceano Pacifico.

    È un cetriolo di mare: un oloturoide, parente delle stelle marine e dei ricci. La sua specie non è ancora stata formalmente descritta dalla scienza. Significa che non ha ancora un nome scientifico, né una scheda che ne racconti abitudini, ruolo ecologico e distribuzione.

    Barbie Pig è una delle protagoniste di How Deep Is Your Love, il documentario che racconta una spedizione scientifica nella Clarion-Clipperton Zone, una vastissima area del Pacifico che si estende tra le Hawaii e il Messico. Un luogo che, visto da vicino, somiglia più a un altro pianeta che al nostro.

    No, non è il nuovo personaggio di un film d'animazione

    Cinque ore di discesa per arrivare sul fondale

    Per raggiungere quelle profondità il robot subacqueo usato dai ricercatori impiega circa cinque ore. Cinque ore di discesa nel buio, prima ancora di cominciare a osservare qualcosa.

    E quello che trova laggiù ha un aspetto che facciamo fatica a immaginare. Oltre a Barbie Pig, gli scienziati hanno incontrato organismi con soprannomi altrettanto improbabili:
    • Headless Chicken Monster, un cetriolo di mare che nuota e somiglia davvero a un pollo senza testa
    • Psychedelic Elvis Worm, un verme marino che deve il nome alle squame scintillanti, degne di un costume di scena
    I soprannomi non sono solo una trovata simpatica: servono perché per molte di queste creature un nome scientifico ancora non esiste. Le chiamiamo così perché è l'unico modo che abbiamo, per ora, di parlarne.
    Cinque ore di discesa per arrivare sul fondale
    XNatura

    Abbiamo visto lo 0,001% del fondale oceanico profondo

    Secondo una stima riportata dal Guardian, abbiamo osservato direttamente appena lo 0,001% del fondale oceanico profondo.

    Vale la pena fermarsi un attimo su quel numero. Gli oceani coprono oltre il 70% della superficie del Pianeta e la gran parte del loro volume è acqua profonda. Di tutto questo abbiamo guardato, con i nostri occhi o con quelli di un robot, una frazione che si scrive con tre zeri dopo la virgola.

    Ogni discesa porta a casa specie nuove, e non è un modo di dire: nelle spedizioni in mare profondo la quota di organismi non ancora descritti è spesso la maggioranza di quelli osservati.

    È un dato che racconta meglio di tanti discorsi quanto ci sia ancora da scoprire sulla biodiversità del nostro Pianeta, e quanto sia giovane la nostra conoscenza di casa nostra.

    Abbiamo visto lo 0,001% del fondale oceanico profondo

    Conoscere prima di trasformare

    La stessa area è oggi al centro del dibattito sul deep-sea mining, l'estrazione mineraria in mare profondo: i fondali della Clarion-Clipperton Zone sono ricoperti di noduli ricchi di nickel, cobalto e altri minerali utili alle tecnologie della transizione energetica.

    Nasce quindi una domanda che vale la pena tenersi:

    come possiamo decidere cosa trasformare, cosa utilizzare e cosa proteggere, se prima non sappiamo davvero cosa c'è?

    È un tema che riguarda gli abissi, ma non soltanto. Vale anche sulla terraferma, nei prati, nei boschi e nei terreni agricoli vicino a casa. Conoscere la biodiversità significa prima di tutto osservarla, misurarla e raccogliere dati nel tempo: non una volta sola, ma con continuità.

    Perché ciò che non conosciamo è anche molto più difficile da proteggere.

    Fonte: The Guardian, Meet Barbie Pig. Approfondimenti: Natural History Museum e Rabone et al., Current Biology. Immagine di copertina generata con intelligenza artificiale.

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