L’arma Di Difesa Delle Api: Il Pungiglione

    Le api sono degli insetti fondamentali per il nostro ambiente e l’equilibrio degli ecosistemi. Esse sono però molto famose anche per la loro incredibile arma di difesa, il pungiglione. Quanti di noi non hanno cercato di allontanarle per paura di essere punti? Cosa fare in questi casi?

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    Com’è fatto il pungiglione delle api?

    Abbiamo visto che il pungiglione è l’arma utilizzata dalle api per difendere la propria colonia da aggressori. Esso, tuttavia, non è altro che il frutto delle trasformazioni avvenute all’organo ovodepositore delle api di sesso femminile. Quindi è presente solo nelle operaie e nella regina, mentre i fuchi ne sono sprovvisti. Il pungiglione non è sempre visibile, ma viene estroflesso solo in caso di pericolo e quando l’ape si appresta a utilizzarlo. Normalmente si trova nella cosiddetta camera del pungiglione, una sorta di tasca situata nell’addome. Approfondendo maggiormente la sua morfologia, notiamo che esso è formato da tre parti distinte: uno stiletto e due lancette. Quando l’ape attacca, il pungiglione non viene conficcato tutto simultaneamente, ma essa si serve dei muscoli addominali per inserire le differenti parti che lo costituiscono e che, per loro conformazione, riescono a scorrere le une sulle altre.

    Perché l’ape muore se punge una persona?

    La presenza degli uncini, che rendono il profilo del pungiglione seghettato, è il motivo per cui un’ape è destinata alla morte quando punge un essere umano. La nostra pelle, infatti, presenta un tessuto elastico che non permette all’ape di retrarre il pungiglione, che rimane conficcato nel derma. L’ape, cercando di estrarlo, è costretta a fare leva sulle zampe. Questo, però, comporta la lacerazione delle ultime parti dell’addome. Attaccate al pungiglione rimangono parte delle viscere e le ghiandole del veleno, mentre l’ape nel giro di poco tempo perisce. Questo, tuttavia, non accade quando l’ape attacca gli altri insetti, dotati di esoscheletro. In questo caso, l’estrazione del pungiglione avviene quasi sempre senza difficoltà. A differenza dell’ape, la vespa invece non presenta questi uncini. È dunque capace di pungere anche ripetutamente senza rimanere incastrata e morire.

    Il veleno dell’ape

    Il veleno delle api è prodotto da una particolare ghiandola, chiamata ghiandola acida, e confluisce poi nel serbatoio del veleno. La sua capienza massima è di 0,3mg, che è la quantità di veleno che un’operaia accumula dopo 2 settimane di vita. Tuttavia, il quantitativo di veleno inoculato al momento dell’attacco non esaurisce mai quello contenuto nel serbatoio. Il veleno è composto da proteine, peptidi e altre sostanze. Quella presente in maggior quantità è la melittina, che è un composto tossico, così come lo sono altre enzimi come la fosfolipasi A2, l’apamina e la ialuronidasi, che accelera la diffusione delle sostanze tossiche.

    Reazioni alla puntura d’ape

    Le reazioni più consuete alla puntura d’ape è il gonfiore e l’arrossamento della zona interessata, bruciore e prurito. Nelle persone normali, questi effetti non perdurano a lungo e sono comunque molto limitati. In persone particolarmente sensibili, invece, può provocare reazioni allergiche più o meno gravi, arrivando fino allo shock anafilattico. Questo si manifesta con sintomi di soffocamento, perdita di coscienza, crampi addominali, diarrea, ma può aggravarsi arrivando fino al collasso cardiocircolatorio. Per i soggetti allergici è possibile procedere con terapie di desensibilizzazione e immunizzazione.

    Cosa fare se si è punti da un’ape

    Nel caso in cui si viene punti da un’ape è bene procedere subito all’estrazione del pungiglione. Ad esso, infatti, è ancora collegata la sacca velenifera, che può quindi continuare a riversare veleno nell’organismo. Per tal motivo è necessario fare molta attenzione durante l’operazione, stando attenti a non inoculare inavvertitamente altro veleno. L’applicazione immediata di ghiaccio può dare sollievo, ma nel caso i sintomi perdurassero è consigliabile rivolgersi al medico o, in casi più gravi, recarsi direttamente in ospedale per delle cure appropriate.

    Aggressività e motivi d’attacco

    Abbiamo visto gli effetti che può avere la puntura di un’ape, ma che cosa spinge questo insetto ad attaccare? Il motivo è principalmente la difesa della colonia. Le zone nei pressi dell’alveare, infatti, sono quelle dove c’è maggior probabilità di essere presi di mira da questi insetti. Nell’alveare, le api guardiane sono incaricate della difesa dell’entrata dell’alveare, ma non sono le uniche a essere pericolose. Solo le api molto giovani, che non hanno ancora sviluppato abbastanza veleno, non mostrano la tendenza a pungere. La regina, invece, rivolge la sua arma verso le altre regine. La difesa è certo la ragione che spinge le api all’attacco, ma ci sono vari fattori che contribuiscono alla loro aggressività. Notoriamente, ci sono razze di api più mansuete di altre, ma l’aggressività può essere più o meno marcata in diverse famiglie della stessa razza. Intercorrono anche fattori come condizioni climatiche e l'andamento stagionale.

    Adotta un alveare 3Bee

    Conoscere più da vicino il mondo delle api ci permette di capire molte cose sul loro conto. Non tutti, però, hanno la possibilità di vedere con i propri occhi le dinamiche che muovono la vita sociale di questi insetti, spesso erroneamente confusi con vespe e calabroni. Se si vuole però dare il proprio sostegno a un apicoltore e alle sue api, si può scegliere di adottare un alveare monitorato con la tecnologia 3Bee. Gli apicoltori che utilizzano i nostri sistemi riescono a ottimizzare il loro lavoro quotidiano e possono controllare da remoto lo sviluppo e lo stato di salute delle proprie api. Adottando uno dei loro alveari non solo potrai ricevere a casa la tipologia di miele da te scelta fra quelle messe a disposizione, ma potrai accedere ai dati dell’alveare esattamente come se fossi tu l’apicoltore, seguire la crescita della famiglia e l’apicoltore nei suoi interventi in apiario.

    Di Elena Fraccaro1 febbraio 2019
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