Cortina 2026: il prezzo ambientale della nuova pista da bob
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    Cortina 2026: il prezzo ambientale della nuova pista da bob

    Il nuovo Sliding Centre di Cortina d’Ampezzo è l’opera più discussa dei Giochi. Tra record ingegneristici e ferite profonde al paesaggio, il progetto solleva un interrogativo etico: è possibile conciliare il grande sport con la tutela di un ecosistema alpino unico al mondo e fragile?

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    27/01/2026Di 3Bee, 3Bee
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    Dalla gloria della Eugenio Monti al silenzio

    Il punto di partenza di questa storia è la storica pista Eugenio Monti, un simbolo del bob mondiale che scrisse la storia delle Olimpiadi del 1956. Dopo decenni di gloria, l’impianto fu chiuso nel 2008 a causa di costi di gestione insostenibili e della complessità tecnica dei sistemi di refrigerazione ad ammoniaca. Per quasi vent’anni, la pista è rimasta un "fantasma di cemento" nel bosco, un reperto di archeologia sportiva che molti speravano di vedere semplicemente restaurato. Tuttavia, le normative internazionali e i moderni standard di sicurezza hanno spinto verso una direzione diversa: non un semplice recupero conservativo, ma una demolizione e ricostruzione quasi totale. Questa scelta ha segnato la fine di un legame romantico con il passato, trasformando un pezzo di storia in un cantiere moderno, aprendo la strada a un’opera dalle dimensioni e dall’impatto infinitamente superiori rispetto al tracciato originale.

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    Un serpente di cemento e tecnologia a glicole

    Ciò che è sorto al posto della vecchia Monti è un colosso ingegneristico di 1.650 metri, progettato per sfidare la gravità e i record di velocità. La nuova pista è un concentrato di tecnologia estrema, realizzata in tempi record per evitare lo spostamento delle gare all'estero. Uno dei punti di forza tecnici è l'abbandono della pericolosa ammoniaca a favore di un sistema di refrigerazione a glicole, considerato più sicuro e meno impattante in caso di perdite. Ma dietro l'innovazione si nasconde una realtà fatta di migliaia di metri cubi di cemento armato che hanno ridisegnato il profilo della valle. Si tratta di un'impronta permanente, una struttura che richiede un dispendio energetico enorme per mantenere il ghiaccio a temperature costanti, anche sotto il sole primaverile. La sfida tecnica è stata vinta, ma l'impatto visivo e strutturale sulla conca ampezzana resta un elemento di forte contrasto con la narrazione di un'Olimpiade "green".

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    XNatura

    Il Laricidio: una ferita nel cuore del bosco

    L’aspetto che ha scosso maggiormente l’opinione pubblica, tanto da guadagnarsi il tragico soprannome di "Laricidio", è stato l’abbattimento di circa 500 larici secolari. Questi alberi non erano solo parte del paesaggio, ma rappresentavano un ecosistema maturo e un polmone fondamentale per la zona di Ronco. La loro rimozione ha cambiato per sempre il volto del versante, eliminando barriere naturali contro il rumore e il vento. Per i detrattori, il sacrificio di piante che hanno vissuto per oltre un secolo è un prezzo inaccettabile per un evento che dura poche settimane. Anche se sono previste opere di compensazione e piantumazione di nuovi alberi, la perdita della biodiversità originaria e del valore storico di quegli esemplari non può essere recuperata nel breve periodo. È una ferita aperta che continua a generare proteste e che ha trasformato il cantiere in un simbolo della resistenza ambientale contro le grandi opere infrastrutturali.

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    Un cantiere assediato dalle aree protette

    Inoltre, l'analisi con la piattaforma XNatura dimostra che la criticità dell'intervento non riguarda solo il disboscamento, ma la sua vulnerabilità geografica. Il cantiere è circondato da aree protette e siti della Rete Natura 2000 entro soli 2 km. Questa vicinanza innesca un pericoloso "effetto bordo": rumore, luci notturne e vibrazioni degradano habitat delicatissimi oltre il perimetro del tracciato. I dati mostrano inoltre una netta frammentazione dei corridoi ecologici: l'opera agisce come una barriera artificiale che interrompe i flussi naturali delle specie locali. Costruire lo Sliding Centre in un nodo naturale così vitale compromette l'integrità di zone protette, evidenziando un grave errore di pianificazione territoriale.

    XNatura

    Quale eredità dopo il podio olimpico?

    La domanda che rimane sospesa sopra i boschi di Cortina riguarda la "legacy", ovvero l’eredità che resterà al territorio dopo lo spegnimento della torcia olimpica. Il rischio concreto è che la nuova pista segua il destino di quella di Cesana per Torino 2006: un impianto costosissimo diventato in pochi anni un deserto di cemento abbandonato. Con costi di manutenzione stimati oltre il milione di euro all'anno, la sostenibilità economica appare incerta quanto quella ambientale. Per evitare che diventi un "elefante bianco", la Regione punta su un utilizzo turistico e sportivo tutto l'anno, includendo attrazioni come il taxi-bob. Tuttavia, resta il dubbio se una comunità così piccola possa realmente sostenere un simile gigante. La scommessa di Cortina è altissima: dimostrare che questa cicatrice nel paesaggio possa trasformarsi in un'opportunità reale, evitando che il sacrificio dei 500 larici rimanga solo un inutile danno a un patrimonio che appartiene a tutti.

    3Bee
    27/01/2026Di 3Bee, 3Bee
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