Influenza suolo nudo, ombre, nuvole; soglie non universali
Il NDMI è uno strumento potente, ma non infallibile. L'errore più tipico è confonderlo con il NDVI: pur essendo entrambi indici normalizzati, misurano cose diverse — umidità nel primo caso, vigore fotosintetico nel secondo — e non sono interscambiabili in un report ESRS E4.
Un altro inciampo riguarda il rumore atmosferico. Nuvole, ombre e nebbie degradano il segnale: serve una mascheratura sistematica, attraverso lo Scene Classification Layer (SCL) di Sentinel-2 o le bande di qualità di Landsat. Saltare questo passaggio porta a falsi positivi sullo stress idrico.
Va scelta con cura la banda SWIR: per il NDMI si usa SWIR1 (~1.6 µm); lo SWIR2 (~2.2 µm) è invece la base del NBR, tipico per gli incendi. Infine, il NDMI dipende da specie, fenologia e suolo: meglio interpretarlo in modo comparativo, su baseline locali pluriennali, anziché applicare soglie universali. Filtrare i pixel a bassa copertura vegetale (suolo nudo, urbano) è quasi sempre necessario.