Chi Salverà Gli Apicoltori?

    Le api non riescono a produrre miele e quel poco che raccolgono non è nemmeno sufficiente per il loro sostentamento. Gli apicoltori, dal nord al sud dell’Italia, lo dicono a gran voce: le api sono in pericolo e stanno morendo.

    PROTEGGIAMO LE API

    Un’allarmante “primavera”

    Gli sbalzi termici, i lunghi giorni di pioggia, il forte vento hanno compromesso le fioriture da cui le api raccolgono nettare e polline. È incredibile osservare le piante di robinia in fiore, ma completamente prive di api. Quello che di solito dovrebbe essere un tripudio di ronzii ora non è altro che silenzio. Queste le parole di un apicoltore, che lancia il suo appello in uno dei gruppi Facebook più importanti a livello apistico in Italia: “Le Api MUOIONO di FAME. Muoiono in piena primavera, muoiono mentre fioriscono i ciliegi, mentre fiorisce il tarassaco, e muoiono con l’acacia in fioritura. Le Api vivono solo grazie agli apicoltori che le nutrono con sciroppi zuccherini, non per fare miele o chissà che altro, ma per mantenerle in vita”.

    L’importanza delle api (non solo per il miele)

    Non è affatto un caso se anche Coldiretti è intervenuta in merito. L’associazione ha sottolineato quanto questo clima anomalo abbia influenze negative sulle api e sulla loro salute. Fioriture compromesse e incapacità delle api di raccogliere sufficiente nettare non si traduce solo in un calo drastico della produzione di miele. Sappiamo che più del 70% del cibo che mangiamo tutti i giorni dipende dalle api. Mele, pere, mandorle, agrumi, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, zucchine e meloni sono solo alcuni dei frutti la cui produzione viene messa in ginocchio se le api non impollinano i rispettivi fiori. Il contributo delle api, però, non si ferma qui. I pascoli destinati agli animali d’allevamento, composti, ad esempio, da trifoglio ed erba medica, sono impollinati dalle api, così come molte importanti colture (carote, aglio, cipolla).

    Un settore importante

    Il calo drastico della produzione di miele, dunque, non è solo che la punta dell’iceberg, ma è comunque allarmante visto l’importanza del settore apistico in Italia. Coldiretti ci ricorda che solo l’anno scorso la produzione di miele ammontava a 22.000 tonnellate, con più di 50 varietà di miele, dalle più comuni e conosciute, come l’acacia o il millefiori, fino a quelle più di nicchia e preziose, come il corbezzolo o il timo. Sempre Coldiretti sottolinea che in tutte la penisola ci sono più di 1,2 milioni di alveari, curati da 45.000 apicoltori tra hobbisti e professionisti e che solo per l’attività di impollinazione delle coltivazioni il settore è stimato valere più di 2 miliardi di euro.

    Un grido di allarme dai nostri apicoltori

    Questo calo drastico della produzione di miele non è solo testimoniato dalle parole di Coldiretti. Anche alcuni dei nostri apicoltori che aderiscono al progetto “Adotta un alveare” ci hanno già comunicato che quest’anno la loro produzione di acacia è pari a zero e che per questo motivo sono molto preoccupati. Non solo non si riesce a produrre miele, ma bisogna sostenere le proprie api con gli appositi nutrimenti per evitare di vederle morire, colonia dopo colonia. In questo panorama si inserisce anche la delicata questione delle ingenti quantità di miele importate dall’estero, soprattutto dall’Ungheria e dalla Cina. Soprattutto in quest’ultimo paese normative alimentari sono molto più blande e meno restrittive rispetto alle nostre, almeno per quanto riguarda il miele. Questo si traduce in un danno nei confronti del consumatore.

    Le api sono in pericolo

    In questo momento diventa ancora più importante sostenere gli apicoltori italiani e le loro api. I cambiamenti climatici, l’impoverimento degli habitat naturali, i pesticidi, i parassiti e le malattie sono solo alcune delle tante ragioni che stanno mettendo a repentaglio la sopravvivenza di questi insetti così fondamentali non solo per l’ambiente, gli ecosistemi e la biodiversità, ma anche per la nostra stessa vita. La questione legata ai pesticidi è piuttosto spinosa. Recentemente l’Unione Europea ha messo al bando tre tipologie di neonicotinoidi, pesticidi usati ad esempio per la concia di vari sementi, il cui impatto negativo sulle api è ormai noto a tutti. Gli effetti che hanno queste sostanze sulle api sono i più svariati. Compromettono la capacità di raccolta di nettare e polline, ma anche le loro capacità di apprendimento. Inoltre, aumentano il loro tasso di mortalità e le disfunzioni, anche in larve e regine.

    Cosa possiamo fare noi?

    Le api sono in pericolo, ma cosa possiamo farci? Ognuno di noi può fare qualcosa, anche nel suo piccolo. Essere consapevoli che esiste un problema grave è il primo passo. Bisogna che questa questione venga poi messa in evidenza e portata sui tavoli di lavoro, da cui deve partire un’azione concreta per innescare un cambio di rotta. Nel nostro piccolo possiamo piantare i semi salva-api, creare giardini, balconi e aiuole pieni di fiori che possano supportare le api da inizio primavera fino a fine autunno. Evitiamo di usare pesticidi e diserbanti e non guardiamo alle “erbacce” come qualcosa da estirpare, ma come a cibo delle api. Possiamo acquistare il miele dall’apicoltore di fiducia, senza chiedergli l’impossibile, ma accettando quello che le sue api sono state in grado di dare loro.

    Di Elena Fraccaro24 maggio 2019
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