Foresta amazzonica: rigenerare per evitare il Tipping Point
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    Foresta amazzonica: rigenerare per evitare il Tipping Point

    In questo articolo analizzeremo i nuovi studi sullo stato della foresta amazzonica e sull'assorbimento di CO2, daremo uno sguardo ai comportamenti delle principali potenze e forniremo gli esempi 3Bee su come monitorare e rigenerare la biodiversità di un territorio fortemente in declino.

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    24/01/2023Di Elena Fraccaro
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    24/01/2023Di Elena Fraccaro
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    Panoramica sull'Amazzonia e sul suo declino

    Ormai da anni sentiamo parlare di quanto l’Amazzonia sia il grande “polmone verde” del nostro pianeta, fondamentale per la nostra sopravvivenza. Tuttavia, insieme a queste affermazioni viene sempre sottolineato il suo essere in pericolo. Tutto ciò è assolutamente vero. Gli effetti di questo declino sono evidenti. Si stima che il 17% dell'Amazzonia sia andato perduto dal 1970. Le motivazioni sono molteplici: disboscamento, agricoltura non sostenibile, allevamenti densi, cambiamenti climatici e gli incendi provocati dall'uomo (circa 40.000 nel 2019). È importante ricordare che la più grande foresta pluviale del mondo, non è solo un serbatoio di anidride carbonica (in grado di immagazzinare fino a 140 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, pari a circa 10 anni di emissioni globali), ma anche la dimora di popolazioni indigene e di oltre 10 milioni di specie di piante e animali, tra cui alcune tra le più minacciate del pianeta.

    foresta amazzonica

    Gli studi di Luciana Vanni Gatti

    Gli studi della Dottoressa brasiliana Luciana Vanni Gatti hanno allarmato ulteriormente gli scienziati, i media e i politici di tutto il mondo. La sua ricerca si è basata su un punto di vista diverso. Fino a quel momento infatti l’Amazzonia e la quantità dell’anidride carbonica erano stati analizzati o tramite satelliti, oppure attraverso il terreno, quindi con gli strati più bassi di quell’ecosistema. La ricercatrice ha invece condotto i suoi studi sulle chiome degli alberi, quindi lo strato più alto. Così facendo è riuscita a misurare un'emissione netta di circa 300 milioni di tonnellate di carbonio l'anno, considerando solo il carbonio rilasciato dalla decomposizione della materia vegetale. È quindi emerso come la foresta amazzonica stia crescendo non abbastanza velocemente rispetto alle quantità di anidride carbonica emesse nell’atmosfera.

    media image
    3Bee

    Tipping Point

    Il Tipping Point è un termine utilizzato in vari ambiti, tra cui climatologia e ecologia per indicare un punto di non ritorno oltre il quale un sistema subisce cambiamenti irreversibili e si stabilizza in un nuovo stato. Negli ultimi 50 anni, il 17% dell'Amazzonia è stato convertito in coltivazioni o pascoli, una superficie pari a due volte quella dell'Italia. Secondo gli scienziati, se questa percentuale dovesse raggiungere il 20-25%, l'Amazzonia si trasformerebbe in una savana arbustiva in pochi decenni. La deforestazione sta anche interrompendo il ciclo dell'umidità della foresta, causando periodi di siccità sempre più frequenti e lunghe. Inoltre, se la foresta smettesse di riciclare la sua umidità, le anomalie meteorologiche rischierebbero di provocare effetti molto più lontano e scatenare a catena altri "tipping point", provocando scenari climatici che non si osservano da milioni di anni. Ci troviamo di fronte quindi a un Tipping Point “climatico” ed “ecologico”.

    deforestazione

    Rigenerare non è facile

    Pensare che le aree non completamente distrutte possano riprendersi in maniera efficace semplicemente lasciandole libere di crescere senza un contributo umano e scientifico, è in parte scorretto. La differenza tra una foresta intatta e quella dopo il passaggio dell’uomo è ormai chiaro. Nel primo caso l’ambiente è sano, fresco e con un sottobosco poco fitto, oscurato dalle folte chiome. Nella seconda opzione invece, soprattutto dopo un incendio, la base della foresta si trasforma in un labirinto impenetrabile di bambù e liane, dove l'equilibrio tra le specie è sbilanciato a favore di quelle pioniere opportunistiche che sopportano condizioni più secche. Il tutto a discapito dei giganti amazzonici caratterizzati da crescita più lenta e capaci di immagazzinare più carbonio. A peggiorare la situazione c’è la crescita di specie specie erbacee aliene.

    amazzonia
    3Bee

    Il ruolo delle imprese

    Anche le imprese hanno un importante ruolo da svolgere per invertire il suo declino, ad esempio utilizzando energie rinnovabili, evitando la deforestazione, riducendo le proprie emissioni e investendo in progetti di riforestazione quantificabili, tracciabili e scientifici. In particolare le zone nord-est dell’Amazzonia sono ancora fortemente utilizzate per il pascolo bovino o per la coltivazione della soia. Si stima che il 77% delle coltivazioni di soia vengano utilizzate come mangime per gli animali allevati a scopo alimentare. Questa continua distruzione avviene grazie alla falsificazione di documenti e pagamenti di tangenti alle autorità locali. Anche la produzione intensiva di cacao, caffè e banane porta ad uno stallo di monocolture insostenibili per la biodiversità locale e per l’assorbimento di C02, senza contare l’utilizzo di sostanze fitosanitarie che intaccano acqua, piante e animali.

    allevamenti amazzonia

    Rigenerare con 3Bee

    In 3Bee abbiamo come missione rigenerare la biodiversità. Siamo partiti con la protezione degli impollinatori per ampliare il nostro spettro d’azione. La scienza e l’analisi dei dati è sempre stata al primo posto. Per questo riteniamo di grande valore la scoperta della Dottoressa Gatti. Da ormai un anno abbiamo iniziato diversi progetti, tra cui la piantumazione di alberi nettariferi sul territorio italiano, anch’esso fortemente danneggiato dall’agricoltura intensiva, incendi, alluvioni e disboscamenti. Abbiamo inoltre sviluppato sistemi di monitoraggio per salvaguardare il nostro ecosistema. Biospectrum: un sistema di conteggio della fauna automatico che sfrutta l’intelligenza artificiale per riconoscere la tipologia di animale. Terra: un sistema di Reti neurali per l’analisi delle biodiversità vegetali su 3 stati Europei, in collaborazione con ESA. Infine, con il percorso Net Zero, miriamo a certificare l'impronta rigenerativa e incentiva fortemente l’Agri-Voltaico.

    marruca
    24/01/2023Di Elena Fraccaro
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