In Futuro Potremo Ancora Mangiare Il Miele?
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    In Futuro Potremo Ancora Mangiare Il Miele?

    Il 2016 e il 2017 sono stati, per il settore apistico, anni da dimenticare. La produzione di miele ha subito un calo considerevole e i dati sono stati molto allarmanti. Alcuni sostengono che nel futuro non potremo più mangiare miele. Sarà davvero così?

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    19/03/2018Di Elena Fraccaro
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    19/03/2018Di Elena Fraccaro
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    L'approccio di 3Bee per la tutela della biodiversità

    3Bee è la Nature Tech company che sviluppa tecnologie per la tutela della biodiversità. 3Bee Hive-Tech è il primo sistema di 3Bee che consente di analizzare lo stato di salute e di “fame” delle api da miele, sentinelle ambientali per eccellenza. Nel tempo, abbiamo sviluppato altre tecnologie per studiare e monitorare tutti gli insetti impollinatori e creato oltre 200 Oasi della Biodiversità con migliaia di piante nettarifere per garantire loro nutrimento. Vogliamo così creare un circolo virtuoso: i nostri apicoltori si trasformano per esigenza in coltivatori di Oasi e promotori della biodiversità ambientale. Non incentiviamo la produzione massiva e gli allevamenti densi, che hanno un impatto negativo sulla biodiversità e sugli impollinatori. Riconosciamo però il valore del miele come simbolo prezioso della biodiversità di un ambiente e uno strumento di divulgazione dell'impegno e tutela di un'area, da consumare con parsimonia e rispetto per il ciclo di vita di questi insetti.

    3Bee Hive-Tech

    2016, un anno da dimenticare

    Secondo i dati relativi rilasciati da CONAPI, il consorzio nazionale di apicoltori più grande d’Italia, il 2016 è da annoverare come una delle peggiori annate negli ultimi 35 anni. Rispetto al 2015, erano state prodotte 400 tonnellate in meno di miele d’acacia, ma si è registrato un calo consistente anche per le altre varietà. L’aspetto più allarmante, però, è che i dati hanno dimostrato che il 2016 è stato addirittura peggiore del 2008. Nel Rapporto annuale dell’Osservatorio nazionale della produzione e del mercato del miele, il 2008 aveva registrato una produzione inferiore del 50% rispetto alla media. Le cause sono state molteplici: elevata mortalità invernale delle famiglie, diffusi fenomeni di avvelenamento, spopolamento degli alveare e avverse condizioni meteorologiche.

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    2017: una gelida primavera…e una torrida estate

    Il 2017 non è stato da meno: la produzione di miele ha registrato un calo fin del 70%. Tra le svariate cause che hanno indotto questa riduzione, la principale è più impattante è stata sicuramente quella legata al clima. L’anno scorso si è registrato un inizio di primavera molto caldo e precoce, che ha stimolato le api a iniziare la raccolta, seguito immediatamente da un brusco calo delle temperature che ha compromesso la produzione di acacia e la vita delle api stesse. Sempre secondo CONAPI, nel 2017 l’acacia ha raggiunto il minimo storico, con un 30% in meno rispetto al 2016 e un 70% in meno rispetto al 2015, anno considerato di media produzione. A ciò si è aggiunta una stagione estiva estremamente calda, molto afosa e con piogge scarse. Questi sono tutti fattori che influenzano negativamente la salute delle api. Un clima simile mette in sofferenza le piante, i cui fiori non riescono più a secernere nettare.

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    Produzione di miele in calo ma richiesta alta

    La richiesta di miele, però, non ha subito diminuzioni. Per sopperire alle mancanze del mercato interno italiano, sono aumentate le importazioni dalla Cina e dai Paesi dell’Est Europa. Nonostante i prezzi competitivi, non si possono avere certezze sulla qualità di tali prodotti né sulla loro provenienza. Come abbiamo visto, il miele ha tantissimi benefici per la nostra salute, ma solo se la sua qualità non è alterata. Per questo è importantissimo scegliere bene il miele che andremo a mangiare, preferendo quello prodotto in Italia e la cui origine sia certificata.

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    Un momento per riflettere

    Senza l’instancabile lavoro delle api, non solo non avremmo più miele, ma anche la maggior parte delle specie vegetali del nostro pianeta. Se le api scomparissero, saremmo noi a pagarne le conseguenze. Per questo è necessario riconoscerne il valore e impegnarci per preservare la loro sopravvivenza. Questo implica anche un impegno maggiore nei confronti della salvaguardia dell’ambiente che ci circonda. Se il miele scomparisse dalle nostre tavole, scomparirebbe anche tutto il resto. Se anche tu sei interessato a dare il tuo contributo per aiutare le api e sostenere il loro lavoro, scopri il progetto Adotta un alveare e monitora direttamente da casa tua lo stato di salute della tua colonia d’api!

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    19/03/2018Di Elena Fraccaro
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