Perché la Direttiva CSDDD è stata bocciata dal Consiglio UE?

    La Direttiva CSDDD non è stata approvata dal Consiglio dell'Unione Europea. Cosa comporta la sua bocciatura? Quali sono le motivazioni e quali saranno le conseguenze in ambito ESG? Scopri di più in questo articolo.
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    Direttiva CSDDD: obiettivi e storia

    La Corporate Sustainability Due Diligence Directive UE, la cui proposta risale al 23 febbraio 2023, ha l'obiettivo di regolamentare la responsabilità delle aziende con riferimento al loro impatto ESG (ambientale, sociale e di governance) e, nello specifico, a tutte le attività legate alla supply chain. Una richiesta alle imprese di condurre una Due Diligence in materia di sostenibilità, identificando, prevenendo, mitigando e rendendo conto degli impatti negativi delle loro operazioni sui diritti umani e sull’ambiente. Ciò significa raccogliere dati e creare una reportistica su temi e ambiti come il rispetto dei diritti dei lavoratori, la protezione dell’ambiente, e la lotta contro il cambiamento climatico. Il 1 giugno 2023, il Parlamento europeo aveva votato a maggioranza questa proposta e la Direttiva CSDDD sarebbe dovuta entrare in vigore nel corso del 2024.

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    Direttiva CSDDD: la bocciatura del Consiglio UE

    Lo scorso 28 febbraio la CSDDD è stata ufficialmente bocciata dal Consiglio Europeo. La Germania è stata la prima a dimostrarsi contraria per via del possibile aumento degli oneri burocratici e finanziari a carico delle aziende. Allo stesso modo, l'Italia e la Francia non hanno appoggiato la Direttiva. La Francia, in particolare, ha proposto all’ultimo minuto di applicare le nuove regole solo alle aziende con più di 5.000 dipendenti. In questo modo, ben l'80% delle imprese europee sarebbe stato escluso dall'applicazione della direttiva.

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    Direttiva CSDDD: cosa prevedeva la bozza

    La bozza della Direttiva CSDDD prevedeva l'obbligo, per tutte le aziende dell'UE con almeno 500 dipendenti e un fatturato netto di almeno 150 milioni di euro, di:
    - identificare, valutare, prevenire, mitigare, affrontare e porre rimedio a impatti su questioni fondamentali riguardanti le persone e il Pianeta, tra cui lavoro minorile, diversità e inclusione sociale, inquinamento, deforestazione, perdita di biodiversità.
    - adottare piani di transizione climatica per garantire l'allineamento delle attività all'obiettivo centrale dell’Accordo di Parigi sul clima, ovvero limitare il riscaldamento globale entro 1,5°C.
    - introdurre un sistema di supervisione dell’operato delle imprese per verificare la corretta applicazione delle norme.

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    Direttiva CSDDD: le conseguenze della mancata approvazione

    La mancata approvazione della Corporate Sustainability Due Diligence Directive UE ha comportato non solo un malcontento generale, ma implica anche una corsa contro il tempo per le istituzioni europee. Il Parlamento Europeo dovrebbe infatti approvare il testo entro e non oltre il 15 marzo, affinché possa essere adottato prima delle elezioni europee di giugno. Inoltre, il 7 marzo è fissata la scadenza per l'approvazione a parte della commissione per gli affari legali (meglio conosciuta come "JURI").

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    L’interrelazione tra le Direttive CSDDD e CSRD

    Il processo di diligenza e di qualifica della catena di fornitura sui temi di sostenibilità, in particolar modo sui diritti umani e sull’ambiente, è già stato avviato da alcune aziende lungo la filiera, seguendo le indicazioni di ONU e OECD. Tutto questo non è però regolamentato e una normativa consentirebbe alle imprese di giustificare queste azioni e di seguire regole chiare e precise. È inoltre importante ricordare che esiste un'interrelazione tra la Direttiva CSDDD e la Direttiva CSRD, entrata in vigore lo scorso 5 gennaio 2023. In questo contesto, 3Bee affianca le aziende nello sviluppo di progetti di monitoraggio, tutela e rigenerazione della biodiversità tramite la tecnologia, con l'obiettivo di fornire dati e KPI tangibili e misurabili, inseribili all'interno del bilancio di sostenibilità. Vuoi saperne di più e iniziare il tuo percorso verso la biodiversità?

    Di Lisa Santillo7 marzo 2024
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    Domande Frequenti

    Hai dei dubbi o altre curiosità su questo articolo? Qui troverai spunti

    Qual è l'obiettivo della Direttiva CSDDD?

    La Corporate Sustainability Due Diligence Directive UE, la cui proposta risale al 23 febbraio 2023, ha l'obiettivo di regolamentare la responsabilità delle aziende con riferimento al loro impatto ESG (ambientale, sociale e di governance) e, nello specifico, a tutte le attività legate alla supply chain. Una richiesta alle imprese di condurre una Due Diligence in materia di sostenibilità, identificando, prevenendo, mitigando e rendendo conto degli impatti negativi delle loro operazioni sui diritti umani e sull’ambiente. Ciò significa raccogliere dati e creare una reportistica su temi e ambiti come il rispetto dei diritti dei lavoratori, la protezione dell’ambiente, e la lotta contro il cambiamento climatico. Il 1 giugno 2023, il Parlamento europeo aveva votato a maggioranza questa proposta e la Direttiva CSDDD sarebbe dovuta entrare in vigore nel corso del 2024.

    Direttiva CSDDD: quando è stata bocciata dal Consiglio UE?

    Lo scorso 28 febbraio la CSDDD è stata ufficialmente bocciata dal Consiglio Europeo. La Germania è stata la prima a dimostrarsi contraria per via del possibile aumento degli oneri burocratici e finanziari a carico delle aziende. Allo stesso modo, l'Italia e la Francia non hanno appoggiato la Direttiva. La Francia, in particolare, ha proposto all’ultimo minuto di applicare le nuove regole solo alle aziende con più di 5.000 dipendenti. In questo modo, ben l'80% delle imprese europee sarebbe stato escluso dall'applicazione della direttiva.

    Cosa prevedeva la bozza della Direttiva CSDDD?

    La bozza della Direttiva CSDDD prevedeva l'obbligo, per tutte le aziende dell'UE con almeno 500 dipendenti e un fatturato netto di almeno 150 milioni di euro, di identificare, valutare, prevenire, mitigare, affrontare e porre rimedio a impatti su questioni fondamentali riguardanti le persone e il Pianeta, tra cui lavoro minorile, diversità e inclusione sociale, inquinamento, deforestazione, perdita di biodiversità; adottare piani di transizione climatica per garantire l'allineamento delle attività all'obiettivo centrale dell’Accordo di Parigi sul clima, ovvero limitare il riscaldamento globale entro 1,5°C; introdurre un sistema di supervisione dell’operato delle imprese per verificare la corretta applicazione delle norme.

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