Come Riconosciamo Un Miele Buono E Di Qualità?
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    Come Riconosciamo Un Miele Buono E Di Qualità?

    Come fare per scegliere un miele buono e di qualità? Sicuramente è fondamentale sapere che tipo di prodotto stiamo andando ad acquistare e anche saper leggere bene l’etichetta. Ma come riconoscerlo e scegliere miele genuino?

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    01/06/2022Di Elena Fraccaro
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    L'approccio di 3Bee per la tutela della biodiversità

    3Bee è la Nature Tech company che sviluppa tecnologie per la tutela della biodiversità. 3Bee Hive-Tech è il primo sistema di 3Bee che consente di analizzare lo stato di salute e di “fame” delle api da miele, sentinelle ambientali per eccellenza. Nel tempo, abbiamo sviluppato altre tecnologie per studiare e monitorare tutti gli insetti impollinatori e creato oltre 200 Oasi della Biodiversità con migliaia di piante nettarifere per garantire loro nutrimento. Vogliamo così creare un circolo virtuoso: i nostri apicoltori si trasformano per esigenza in coltivatori di Oasi e promotori della biodiversità ambientale. Non incentiviamo la produzione massiva e gli allevamenti densi, che hanno un impatto negativo sulla biodiversità e sugli impollinatori. Riconosciamo però il valore del miele come simbolo prezioso della biodiversità di un ambiente e uno strumento di divulgazione dell'impegno e tutela di un'area, da consumare con parsimonia e rispetto per il ciclo di vita di questi insetti.

    3Bee Hive-Tech

    L’origine del miele

    L’origine ci permette di capire da dove le api raccolgono le “materie prime” per elaborare il miele e consente una prima classificazione di questo alimento. Possiamo infatti distinguere tra miele di fiori o di nettare e miele di melata. Se è facile capire l’origine del primo, un po’ più complesso è il caso del miele di melata. La direttiva qui ci aiuta e ci dice che in questa categoria rientra il miele che le api producono dalla raccolta di quello che non è nettare, ovvero sostanze zuccherine emesse da parti vive delle piante o prodotte da piccoli insetti (come gli afidi) che si nutrono della linfa delle piante.

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    Cos’è il miele?

    Niente è lasciato al caso, esiste una vera e propria direttiva CE (2001/110/CE), recepita poi con Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n.179, che ce lo spiega. In sostanza, ci dice che il miele è una sostanza dolce e naturale, prodotta dalle api da miele (Apis mellifera) a partire dal nettare delle piante o da secrezioni di piante o da secrezioni di insetti che si nutrono di parti vive delle piante. Quanto raccolto dalle api viene da loro trasformato, immagazzinato e lasciato maturare nei favi dell’alveare. Il linguaggio legale è sempre un po’ difficile da capire, ma qui ci dà importanti informazioni sia sulla centralità del ruolo dell’ape nella produzione di miele che sull’origine dello stesso.

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    Miele uniflorale o millefiori?

    Altre preziose informazioni che possiamo raccogliere sul miele riguardano la sua origine botanica, ovvero da quali piante le api raccolgono ciò che serve loro per produrlo. Possiamo avere quindi mieli uniflorali e mieli millefiori. In quello uniflorale, riconosciamo che il nettare di una certa pianta, così come il suo polline, è presente in maniera sufficiente per definirne le caratteristiche. In questo caso, si può parlare di miele di acacia, di castagno, di tiglio ecc. Il miele millefiori, invece, è l’esatto opposto. Per produrlo, le api hanno raccolto da diverse fioriture e quindi c’è una grande varietà in termini di sapore, colore, consistenza… Tante le tipologie di miele, come per esempio il miele di Sulla!

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    Metodo di produzione

    Un’altra categorizzazione che ci permette di distinguere il miele è riferita al metodo utilizzato per produrlo o estrarlo. Possiamo avere così miele: - in favo: il miele si trova nel favo in cui le api lo hanno immagazzinato. Si possono trovare quindi porzioni di favo o favi interi - con pezzi di favo o sezioni di favo: al suo interno troviamo anche parti di favo più o meno piccole - scolato: il miele viene fatto scolare direttamente dai favi disopercolati e raccolto - centrifugato: il miele viene estratto per centrifugazione dei favi - torchiato: i favi vengono letteralmente “spremuti” per poter estrarre tutto il miele. Questa operazione si svolge a basse temperature o comunque non superiori ai 45°C - filtrato: si eliminano sostanze organiche e inorganiche estranee, tra cui anche i vari pollini in esso contenuti

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    La composizione

    La legge ci dice poi anche quale deve essere la composizione del miele ed è molto specifica. Senza entrare troppo nel particolare, troviamo indicazioni su quanti zuccheri devono essere presenti, sul tenore dell’acqua e delle sostanze insolubili in acqua, sulla conduttività elettrica, sull’acidità libera e sull’indice diastasico e sul tenore di idrossimetilfurfurale (HMF). Questi due indici sono molto importanti perché sono oggetto di specifiche analisi che indagano la freschezza e lo stato di conservazione del miele. Ricordiamo poi che è assolutamente vietato aggiungere al miele denominato come tale qualsiasi cosa che non sia miele, quindi altri prodotti, ingredienti alimentari e additivi.

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    L’importanza dell’etichetta

    Ma dove possiamo trovare tutte queste informazioni sul miele? Semplice: sull’etichetta! Ovviamente ci sono dati che si è obbligati ad apporre sull’etichetta, mentre altri sono facoltativi, ma spesso vi trovano spazio anche per valorizzare maggiormente il prodotto. Le informazioni che devono essere necessariamente presenti in etichetta sono molte, ma possiamo vedere quelle che a noi interessano di più al fine di capire se il nostro miele è buono e di qualità. Fai sempre attenzione alle etichette!

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    Denominazione del miele

    Partiamo dalla denominazione dell’alimento. In questo caso, basta che sia presente il termine “miele”. In caso fosse filtrato, in favo, con pezzi di favo o destinato all’uso industriale, questo deve essere obbligatoriamente indicato. Noi siamo però abituati anche a leggere sull’etichetta l’origine botanica del miele: miele di acacia, di castagno, di tiglio, di tarassaco… Queste informazioni ovviamente sono d’aiuto al consumatore perché a un’origine botanica differente corrispondono caratteristiche differenti, ma è anche un modo per il produttore di dare maggior valore al suo miele. Questa denominazione viene data dall’apicoltore stesso in base alla sua conoscenza del prodotto e delle analisi sensoriali e melissopalinologiche, che consentono di individuare quali pollini sono presenti nel miele e quindi indicarne quello prevalente.

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    La provenienza

    Una delle informazioni più importanti da cercare in etichetta, però, è sicuramente quella legata alla provenienza. Questa davvero ci permette di iniziare a distinguere quello che può essere un miele di qualità rispetto a un miele più scadente. Innanzitutto, se quello che troviamo nel barattolo è una miscela di mieli provenienti da più paesi, è obbligatorio indicare se questi sono paesi UE o extra UE. In Italia, però, siamo fortunati perché la nostra legge impone anche di indicare specificatamente il paese di origine. Possiamo quindi trovare le diciture “miele italiano”, “paese di origine: Cina”, “paesi di origine: Italia e Cina” ecc. Inutile dire che il consiglio che tutti danno è quello di scegliere solo miele italiano per poter avere un prodotto buono e di qualità. In alcuni casi, il consumatore è ancora più avvantaggiato perché è possibile inserire in etichetta anche indicazioni circa l’origine geografica specifica del miele (es: miele dell’Appennino romagnolo).

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    La data di scadenza

    Importante è anche la questione della data di scadenza. Essa deve per forza essere indicata in etichetta. Il miele è un alimento che può essere conservato a lungo, sicuramente più di 18 mesi. Per questo genere di prodotti, è possibile dunque indicare anche solo l’anno entro cui consumare il prodotto, omettendo giorno e mese. Per alcune tipologie si sceglie di indicare come termine ultimo i 18 mesi, ma il periodo può essere esteso anche a due anni e mezzo. Il realtà, il miele si può conservare anche più a lungo, bisogna solo prestare attenzione al metodo di conservazione.

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    Come conservarlo

    Per prima cosa, è consigliabile scegliere un prodotto contenuto in vasetti di vetro, essendo il materiale più indicato per la preservazione degli alimenti. Una volta aperto, è sempre necessario chiuderlo con cura, perché in caso contrario potrebbe attirare umidità, degradarsi più velocemente o fermentare. È sempre consigliabile conservare il miele in un luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce diretta del sole. Non è necessario riporlo in frigorifero. Le indicazioni del ministero della salute riportano come temperatura ideale di conservazione i 20°C. Ad ogni modo, è importante non riscontrare alterazioni varie al sapore e alla consistenza. Questo genere di degradazione non va assolutamente confusa con la cristallizzazione, che invece è un processo del tutto naturale tipico del miele e che testimonia che non è stato sottoposto a lavorazioni quali la pastorizzazione e il riscaldamento ad alte temperature.

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    Scegli il miele italiano e adotta un alveare 3bee!

    Conoscere bene il prodotto e saper leggere correttamente l’etichetta ci permette dunque di poter scegliere tra un miele buono e di qualità e uno più scadente. Il consiglio che viene generalmente dato ai consumatori è quello di scegliere sempre prodotti italiani e locali per avere maggiore sicurezza circa il loro valore e per assaporare un alimento profondamente legato al suo territorio. Adottando un alveare 3Bee, potrai dare un contributo a realtà apistiche italiane, spesso strangolate dalla concorrenza del miele straniero, più economico, ma di inferiore qualità, e aiutarle nel loro lavoro quotidiano di cura e allevamento delle api, ma potrai anche scegliere un miele 100% italiano e di qualità. Dal tuo smartphone potrai giorno per giorno monitorare l’alveare adottato, seguirne la crescita e la produzione. Al termine della stagione apistica, riceverai poi il tuo miele direttamente a casa! Scegli il tuo apicoltore</a

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    01/06/2022Di Elena Fraccaro
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