Lo scioglimento dei ghiacci apre le porte alle specie aliene
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    Lo scioglimento dei ghiacci apre le porte alle specie aliene

    Le invasioni biologiche sono uno dei principali motori del declino della biodiversità globale e, secondo un nuovo studio, sono favorite dal rapido scioglimento dei ghiacciai indotto dal cambiamento climatico.

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    05/05/2024Di Alessia Mircoli
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    05/05/2024Di Alessia Mircoli
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    Le specie aliene

    Ultimamente sentiamo spesso nominare le “specie aliene”. Ma chi sono e perchè hanno questo nome? Per specie aliene (detta anche alloctone o esotiche) si intendono tutte quelle specie, animali o vegetali, che sono state trasportate dall’uomo, volontariamente o involontariamente, al di fuori del loro areale d'origine. La loro espansione può minacciare la biodiversità, causando profondi cambiamenti nei processi biologici, ma può avere anche grandi impatti socio-economici, per esempio attraverso danni diretti alla salute o alle attività umane. Nel momento in cui tale specie si insediano, si riproducono e si espandono nel territorio nel quale sono state introdotte causando gravi danni alla biodiversità del luogo e gli ecosistemi locali, vengono definite "specie aliene invasive".

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    Alcune delle specie invasive animali più dannose in italia

    In Italia, tra le varie specie aliene invasive, il gambero delle Louisiana è una delle più conosciute. Originario delle aree palustri e fluviali degli Stati Uniti centro-meridionali e del Messico nord-orientale, è stato introdotto in Spagna nel 1973 e avvistato per la prima volta in Italia nel 1989. Grazie alla sua notevole adattabilità, elevata capacità riproduttiva e comportamento aggressivo, rappresenta una minaccia per la flora e la fauna native. Altrettanto rilevante è la testuggine palustre americana (Trachemys scripta), classificata tra le 100 peggiori specie invasive al mondo. Potendo predare una grande varietà di specie animali, tra cui insetti acquatici, crostacei, pesci e anfibi e nutrendosi anche di vegetazione acquatica, può influenzare l’intera comunità acquatica degli ambienti colonizzati.

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    Anche le specie vegetali sono altrettanto pericolose

    Le specie animali non sono le uniche a causare danni alla biodiversità e agli ecosistemi. Anche i vegetali sono estremamente pericolosi e ne è un esempio Myriophyllum aquaticum, idrofita originaria del Sud America e ormai presente in nove regioni italiane. Nei siti dove è invasiva, si assiste a un cambiamento nei parametri chimico-fisici così come negli equilibri e nelle caratteristiche della componente biologica dell'ecosistema. La pianta può raggiungere densità ragguardevoli, costituendo nuclei monospecifici molto fitti ed estesi, andando a interferire e a ridurre la luminosità, l'ossigeno disciolto nell'acqua, il pH, oltre che lo spazio disponibile. Degna di nota è anche Ludwigia grandiflora, pianta acquatica perenne pericolosa per le specie vegetali native. In alcuni casi, la sua presenza è stata associata alla riduzione di macroinvertebrati e pesci e vi sono evidenze che dimostrano che può facilitare l’insediamento di altre specie esotiche vegetali e animali.

    Myriophyllum

    La vulnerabilità dei biomi freddi del mondo

    Le invasioni biologiche sono una componente chiave del cambiamento ambientale globale e rappresentano una grave minaccia per la biodiversità in tutto il mondo, soprattutto sulle isole. I biomi subpolari, polari e montani sono sempre più esposti alla minaccia cumulativa delle specie invasive e del riscaldamento globale. Nella maggior parte dei biomi freddi del mondo, infatti, i ghiacciai si sono ritirati rapidamente negli ultimi decenni ed è probabile che la maggior parte dei ghiacciai mondiali a media e bassa latitudine vada perduta entro il 2100. Tuttavia, le future traiettorie delle invasioni biologiche di fronte ai cambiamenti climatici rimangono poco chiare. In risposta a questa lacuna di conoscenza, uno studio recente ha esaminato l'espansione rapida delle specie invasive nei nuovi territori resi accessibili dallo scioglimento dei ghiacciai nell'isola sub-antartica della Georgia del Sud.

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    La tragica situazione della Georgia del Sud

    La Georgia del Sud è un'isola remota situata nell’estremo sud dell’Oceano Atlantico, che appartiene politicamente al Regno Unito, del quale è un cosiddetto territorio d'oltremare. Attualmente, purtroppo, pullula di specie invasive che sono state introdotte inavvertitamente da balenieri e marinai nel XIX e all’inizio del XX secolo. La situazione è peggiorata dal momento in cui hanno iniziato ad alzarsi le temperature. Il cambiamento climatico, infatti, ha determinato lo scioglimento dei ghiacciai, situazione che ha permesso a molte altre specie aliene di insediarsi in questi territori. Attualmente, quindi, lo scenario non è dei migliori, motivo per il quale Il team guidato da Pierre Tichit dell'università di Durham, in Inghilterra, ha condotto uno studio per analizzare la criticità della situazione.

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    Lo studio

    Per condurre lo studio, il team di ricercatori ha focalizzato la propria indagine sui sei principali ghiacciai dell'isola. Nello specifico, hanno catalogato tutte le specie presenti nelle aree circostanti, dove il ghiaccio e la neve hanno lasciato il posto a rocce e ghiaia. Al fine di ottenere risultati ottimali, hanno rivoltato le rocce, posizionato trappole e utilizzato reti a tappeto per registrare la flora e la fauna che colonizzano queste zone durante le varie fasi del ritiro dei ghiacciai.

    ghiacciaio

    I risultati dello studio

    Le analisi condotte, purtroppo, confermano i sospetti dei ricercatori: sono presenti moltissime specie invasive che prendono possesso di nicchie che altrimenti sarebbero state occupate da quelle locali. Inoltre, pare che effettivamente la loro diffusione nella Georgia del Sud avverrà probabilmente di pari passo con lo scioglimento dei ghiacciai. Questo non fa ben sperare per la biodiversità degli ecosistemi la quale potrebbe essere danneggiata gravemente dalla presenza delle specie aliene invasive.

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    In che modo è avvenuta la stabilizzazione di queste specie?

    Con lo scioglimento del ghiaccio, nuovi territori vengono esposti e rapidamente colonizzati dalle cosiddette piante o specie pioniere. Questi vegetali sono i primi a stabilirsi su un terreno appena reso disponibile, caratterizzandosi per la loro elevata resistenza e poca necessità al livello di risorse. Avviene così un processo di progressiva occupazione del nuovo ambiente, seguito dall'insediamento di altre specie. Questo fenomeno contribuisce all'arricchimento della biodiversità. Lo studio ha scoperto che non solo le piante autoctone, ma anche quelle esotiche e gli invertebrati sfruttano questa opportunità. Inoltre, sono state identificate due specie di piante temperate dell’emisfero settentrionale: la fienarola, già presente anche in Italia, e il Cerastium fontanum, originario dell'Europa. Entrambe queste specie si sono diffuse a una velocità molto più rapida rispetto alle piante autoctone, riducendo così lo spazio disponibile per la crescita delle specie locali.

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    La ricerca non deve fermarsi

    Questo studio offre una prima visione di quelli che sono i modelli di assemblaggio delle comunità nel sub-articolo in seguito alla deglaciazione. Inoltre, evidenzia come siano necessari ulteriori studi volti a valutare l’impatto dei pionieri invasivi negli ecosistemi associati ai ghiacciai. Attualmente sembra che le specie invasive stiano coesistendo con quelle native, tuttavia è necessario monitorare questa situazione per determinare se persisterà con il cambiamento climatico in corso, il ritiro dei ghiacciai e la trasformazione dell’habitat.

    ricerca

    Come eradicare le specie aliene?

    Visti e considerati gli evidenti danni che le specie aliene causano agli ecosistemi nei quali si insediano, è bene riuscire ad arginare, o ancor meglio evitare, la loro diffusione. La prevenzione rappresenta il miglior approccio per contenere l'espansione delle specie invasive. Poiché noi esseri umani siamo il principale agente di trasporto di tali organismi, è fondamentale adottare precauzioni durante i nostri spostamenti, al fine di limitare i danni. Successivamente, è necessario implementare programmi di monitoraggio seguiti da azioni di eradicazione e soppressione. Tuttavia, dato che è estremamente difficile eliminare completamente una specie una volta che diventa invasiva, è preferibile concentrarsi principalmente sulla prevenzione come prima linea di difesa.

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    05/05/2024Di Alessia Mircoli
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