C’è una preoccupante perdita di biodiversità anche nelle aree protette
    EmergenzeBiodiversità30x30Lo studio

    C’è una preoccupante perdita di biodiversità anche nelle aree protette

    Il campanello d’allarme per lo stato della biodiversità globale viene da uno studio condotto dal museo di storia naturale del Regno Unito, il quale ha dimostrato che la biodiversità sta calando più rapidamente nelle aree definite come protette rispetto a quelle non protette.

    Leggi l'articolo
    13/11/2024Di 3Bee, Lara Vivarelli
    380 Visualizzazioni
    13/11/2024Di 3Bee, Lara Vivarelli
    380 Visualizzazioni

    Due emergenze di ordine planetario

    Al giorno d’oggi dobbiamo fronteggiare due emergenze planetarie che si alimentano a vicenda: la crisi climatica e la perdita di biodiversità. I cambiamenti climatici si traducono non solo in un aumento della temperatura media globale, andando ad alterare tutti i processi biologici, ma anche soprattutto in eventi estremi che possono danneggiare in modo significativo interi habitat. La perdita di biodiversità, interconnessa al cambiamento dell’uso del suolo, contribuisce ai cambiamenti climatici: il carbonio viene rilasciato nell'atmosfera attraverso il degrado degli ecosistemi, accumulandosi e trattenendo sempre più calore.

    emergenze planetarie perdita biodiversità e crisi climatica

    Perdita di biodiversità

    Nonostante sia una problematica concreta e sempre più preoccupante, l’emergenza della perdita di biodiversità passa spesso in secondo piano rispetto alla crisi climatica. Oggi circa un milione di specie sono minacciate di estinzione, e il declino della biodiversità riguarda sia le specie che i servizi ecosistemici. Nel 2020, l'indice di integrità della biodiversità globale, che misura la salute degli ecosistemi in risposta alle pressioni umane, era solo del 59,37%, con una diminuzione di 1,88 punti rispetto al 2000. Il dato più preoccupante riguarda le aree protette: sebbene l'integrità della biodiversità sia relativamente alta (71,6% nel 2020), è comunque diminuita di 2,1 punti rispetto al passato. Questo paradosso è stato recentemente evidenziato da uno studio del museo di storia naturale del Regno Unito.

    Perdita di biodiversità
    XNatura

    Il Framework Globale per la Biodiversità o modello 30x30

    Il Framework Globale per la Biodiversità di Kunming-Montreal, meglio conosciuto come “30 x 30”, è un accordo istituito in occasione della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (COP15) nel 2022. I paesi partecipanti hanno sottoscritto questo accordo per proteggere la natura attraverso la costituzione di aree protette volte a tutelare il 30 percento del patrimonio naturale del pianeta, entro il 2030. Ciascun paese ha il dovere di proteggere circa un terzo dei propri ecosistemi, in particolare le aree ad alta rilevanza sia per la biodiversità, sia per la fornitura di servizi ecosistemici. Il 30 x 30 è considerato il livello minimo di ambizione per contribuire ad affrontare la perdita di biodiversità a livello globale e per mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici.

    Modello 30x30

    Lo studio del museo di storia naturale

    Uno studio condotto dal museo di storia naturale del Regno Unito, tra le istituzioni scientifiche più impegnate nella conservazione della biodiversità in tutto il mondo, ha dimostrato che la biodiversità sta calando più rapidamente nelle aree definite come protette rispetto a quelle non protette. Secondo questa indagine, infatti, l'attuale approccio del modello 30 x 30 non sembra adeguato a proteggere la biodiversità nelle aree protette, dalle quali derivano molti servizi ecosistemici essenziali per le persone, dal cibo all'energia, passando alle materie prime fino alla disponibilità di acqua.

    Lo studio del museo di storia naturale
    XNatura

    Le aree protette non sempre beneficiano la biodiversità

    Nonostante gli sforzi apparentemente significativi, l'approccio 30x30 sta dimostrando di essere poco efficace nel contrastare il degrado della biodiversità. Questo modello si basa sull'identificazione di aree da proteggere e sull'espansione delle reti di aree protette, ma la semplice designazione di tali aree non garantisce risultati concreti in termini di protezione della biodiversità. Ad esempio, molte aree protette non offrono una tutela adeguata per gli insetti, mentre in altre la diversità vegetale non è sufficientemente salvaguardata. Inoltre, l'approccio 30x30 tende a concentrarsi troppo su obiettivi specifici, come la protezione di specie endemiche, tralasciando l'integrità complessiva degli ecosistemi e la fornitura di servizi ecosistemici vitali.

    L’identificazione delle aree protette non porta sempre benefici alla biodiversità
    3Bee

    Il modello 30x30 non tutela a dovere i servizi ecosistemici

    Lo studio del museo di storia naturale del Regno Unito sottolinea che l'attuale approccio 30x30 è carente nel salvaguardare i servizi ecosistemici. I servizi ecosistemici non sono altro che i servizi forniti dall'ambiente naturale che influiscono direttamente e indirettamente sul benessere umano, come le forniture locali di cibo, acqua, energia e materie prime e le forniture globali, quali lo stoccaggio del carbonio negli ecosistemi terrestri. Questa analisi, infatti, mostra che gran parte dei terreni che forniscono i servizi ecosistemici più critici non sono parte di aree protette.

    servizi ecosistemici

    Le conclusioni dello studio

    Secondo gli scienziati del museo di storia naturale, i decisori politici si stanno concentrando più sul raggiungimento di un numero che sull'effettiva qualità della protezione. Una delle ragioni principali del rapido degrado nelle aree protette risiede nel fatto che i piani di conservazione sono spesso troppo settoriali, mirati a proteggere singole specie invece di tutelare l'intero ecosistema. Ad esempio, interventi volti a salvaguardare specie endemiche, tipiche di un determinato territorio, potrebbero alterare gli equilibri ecologici locali e danneggiare altre specie che vi coesistono. Inoltre, nonostante il loro status di "protette", molte di queste aree continuano a subire un degrado ambientale significativo. Secondo il museo di storia naturale, ben il 22% delle zone più ricche di biodiversità del pianeta si trovano in aree protette, ma è proprio in queste aree che l'integrità biologica sta diminuendo più rapidamente.

    calo della biodiversità

    La soluzione è di tipo generalista e integrativa

    Per invertire la rotta, non basta aumentare l'estensione delle aree protette o concentrarsi solo sulla protezione di singole specie, ma è necessario un approccio più dinamico e monitorato, che miri a conservare l'intero ecosistema e a migliorare la resilienza delle aree protette. È essenziale rafforzare la collaborazione nazionale e internazionale per monitorare i cambiamenti della biodiversità e andare oltre l’approccio 30x30, che rischia di diventare solo un numero simbolico senza reale efficacia. Inoltre, un obiettivo cruciale è tutelare i territori che forniscono i servizi ecosistemici più vitali per l'umanità, piuttosto che limitarsi alla protezione delle singole specie. Ciò implica includere nella rete di aree protette i territori che offrono questi servizi vitali e gestire efficacemente le aree esistenti per rallentare il declino della biodiversità.

    calo della biodiversità nelle aree protette
    13/11/2024Di 3Bee, Lara Vivarelli
    380 Visualizzazioni
    Newsletter
    newsletter
    Iscriviti alla newsletter "Gossip biodiverso"

    Domande Frequenti

    Hai dei dubbi o altre curiosità su questo articolo? Qui troverai spunti