L'evoluzione dei fiori verso l'autoimpollinazione

    L'evoluzione dei fiori verso l'autoimpollinazione rappresenta una strategia di sopravvivenza delle piante in risposta alla diminuzione degli insetti impollinatori. Approfondisci in questo articolo le implicazioni di tale fenomeno per la biodiversità e l'ecosistema.
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    viola dei campi

    Perché alcuni fiori si stanno rimpicciolendo?

    Un recente studio ha dimostrato che le viole dei campi cresciute nella zona di Parigi sono più piccole del 10% e producono circa il 20% di nettare in meno rispetto a 50 anni fa. Questo fenomeno può essere interpretato come una strategia di sopravvivenza delle piante in risposta alla diminuzione degli insetti impollinatori. Tra gli autori dello studio troviamo Pierre-Olivier Cheptou, ricercatore presso il Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica, il quale afferma che le piante si stanno evolvendo prediligendo la strategia dell’autoimpollinazione, che permette loro di riprodursi in autonomia. Questo fenomeno potrebbe tuttavia andare a limitare la loro capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali futuri, con conseguenti ripercussioni sulla biodiversità e sulla resilienza ecologica delle stesse specie vegetali.

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    La relazione tra piante e insetti impollinatori

    La relazione reciproca tra piante e insetti impollinatori è ben nota, ma alla luce di questo studio c’è da considerare che alcune piante tenderanno a produrre meno nettare. Ciò significa meno cibo a disposizione per gli insetti impollinatori e quindi un’accelerazione del loro declino. Il principale autore dello studio, Samson Acoca-Pidolle, Dottorando presso l’Università di Montpellier, ha evidenziato come i risultati dello studio mostrano la graduale scomparsa della relazione reciproca tra piante e impollinatori. Una sorpresa per i ricercatori, che non si aspettavano un'evoluzione così rapida di queste piante. La situazione di declino degli insetti impollinatori si evince da svariati studi, condotti in tutta Europa. Per esempio, uno studio sulle riserve naturali tedesche ha rilevato che dal 1989 al 2016 il peso complessivo degli insetti catturati nelle trappole è diminuito del 75%.

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    Lo studio e il metodo dell’ecologia della resurrezione

    Lo studio condotto da Samson Acoca-Pidolle e i suoi colleghi ha dimostrato che gli effetti sul declino degli insetti impollinatori non sono facilmente reversibili, in quanto le piante hanno già iniziato il processo di cambiamento. È quindi urgente adottare misure di conservazione per arrestare e invertire il declino degli impollinatori. Il metodo utilizzato nello studio prende il nome di "ecologia della resurrezione" e consiste nel far germinare piante ancestrali di viole di campo da semi raccolti negli anni Novanta e Duemila conservati nei conservatori botanici nazionali. Il team di ricercatori coinvolto ha confrontato il modo in cui quattro popolazioni di viola dei campi (Viola arvensis) sono cambiate durante il periodo di studio. Come si evince dallo studio pubblicato sulla rivista New Phytologist, oltre alle modifiche dimensionali dei fiori, non sono stati riscontrati altri cambiamenti in altre parti della pianta come, adesempio, nelle dimensioni delle foglie.

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    Il declino degli impollinatori: un fenomeno globale

    Ulteriori ricerche hanno dimostrato che la percentuale di viole dei campi che svolgono l'autoimpollinazione è aumentata del 25% negli ultimi 20 anni. Come dichiarato dal Dottor Philip Donkersley, dell'Università di Lancaster, il fatto che questi fiori stiano cambiando la loro strategia in risposta alla diminuzione di insetti impollinatori è piuttosto sorprendente. La ricerca ha infatti evidenziato come una pianta può annullare migliaia di anni di evoluzione in risposta a un fenomeno che esiste solo da 50 anni. La maggior parte delle ricerche è stata condotta in Europa e in Nord America, ma sappiamo bene che il declino degli impollinatori è un fenomeno globale. Questi risultati potrebbero essere solo la punta dell'iceberg di questo fenomeno: le aree con una diversità vegetale maggiore avranno probabilmente molti più esempi di piante selvatiche che cambiano le loro strategie di impollinazione in risposta alla mancanza di impollinatori.

    Oasi 3Bee

    Azioni di conservazione per la tutela degli impollinatori

    Altri studi hanno dimostrato che le piante che non sono in grado di autoimpollinarsi si comportano in maniera contraria, producendo più polline quando gli insetti impollinatori scarseggiano. Il forte calo della popolazione di insetti impollinatori (∼20-40%) ha quindi creato una situazione allarmante per la biodiversità globale. Per questo è richiesta in maniera urgente l'adozione di misure di conservazione e politiche ad hoc: dobbiamo ridurre l’uso di fitofarmaci, affrontare problematiche come il cambiamento climatico e la perdita di habitat, e fornire supporto alle specie di impollinatori autoctoni ripristinando i loro habitat naturali. Tra le azioni concrete da intraprendere troviamo le Oasi della Biodiversità di 3Bee: habitat urbani e agroforestali creati in zone a bassa biodiversità che hanno l'obiettivo di ricreare zone di pascolo per gli insetti impollinatori. Luoghi in cui tecnologia e natura si fondono, per compiere un primo passo verso la resilienza climatica.

    Di Elena Fraccaro16 gennaio 2024
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    Domande Frequenti

    Hai dei dubbi o altre curiosità su questo articolo? Qui troverai spunti

    Perché alcuni fiori si stanno rimpicciolendo?

    Un recente studio ha dimostrato che le viole dei campi cresciute nella zona di Parigi sono più piccole del 10% e producono circa il 20% di nettare in meno rispetto a 50 anni fa. Questo fenomeno può essere interpretato come una strategia di sopravvivenza delle piante in risposta alla diminuzione degli insetti impollinatori. Tra gli autori dello studio troviamo Pierre-Olivier Cheptou, ricercatore presso il Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica, il quale afferma che le piante si stanno evolvendo prediligendo la strategia dell’auto-impollinazione, che permette loro di riprodursi in autonomia. Questo fenomeno potrebbe tuttavia andare a limitare la loro capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali futuri, con conseguenti ripercussioni sulla biodiversità e sulla resilienza ecologica delle stesse specie vegetali.

    In cosa consiste la relazione tra piante e impollinatori?

    La relazione reciproca tra piante e insetti impollinatori è ben nota, ma alla luce di questo studio c’è da considerare che alcune piante tenderanno a produrre meno nettare. Ciò significa meno cibo a disposizione per gli insetti impollinatori e quindi un’accelerazione del loro declino. Il principale autore dello studio, Samson Acoca-Pidolle, Dottorando presso l’Università di Montpellier, ha evidenziato come i risultati dello studio mostrano la graduale scomparsa della relazione reciproca tra piante e impollinatori. Una sorpresa per i ricercatori, che non si aspettavano un'evoluzione così rapida di queste piante. La situazione di declino degli insetti impollinatori si evince da svariati studi, condotti in tutta Europa. Per esempio, uno studio sulle riserve naturali tedesche ha rilevato che dal 1989 al 2016 il peso complessivo degli insetti catturati nelle trappole è diminuito del 75%.

    Che cos'è il metodo dell'ecologia della resurrezione?

    Lo studio condotto da Samson Acoca-Pidolle e i suoi colleghi ha dimostrato che gli effetti sul declino degli insetti impollinatori non sono facilmente reversibili, in quanto le piante hanno già iniziato il processo di cambiamento. È quindi urgente adottare misure di conservazione per arrestare e invertire il declino degli impollinatori. Il metodo utilizzato nello studio prende il nome di "ecologia della resurrezione" e consiste nel far germinare piante ancestrali di viole di campo da semi raccolti negli anni Novanta e Duemila conservati nei conservatori botanici nazionali. Il team di ricercatori coinvolto ha confrontato il modo in cui quattro popolazioni di viola dei campi (Viola arvensis) sono cambiate durante il periodo di studio. Come si evince dallo studio pubblicato sulla rivista New Phytologist, oltre alle modifiche dimensionali dei fiori, non sono stati riscontrati altri cambiamenti in altre parti della pianta come, adesempio, nelle dimensioni delle foglie.

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