L'impatto del cambiamento climatico sulle correnti oceaniche

    La corrente del Golfo sta rallentando negli ultimi anni e potrebbe arrivare al collasso entro la metà del secolo, con importanti conseguenze sul clima di tutto il mondo: saranno coinvolte le precipitazioni, i venti e le temperature.
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    oceano

    Cambiamenti climatici e correnti oceaniche

    I cambiamenti climatici hanno un impatto innegabile sul pianeta e su tutti i suoi ecosistemi. Sta diventando sempre più evidente l’effetto che l’aumento della temperatura terrestre ha avuto e sta avendo anche sugli oceani e i mari, fondamentali nel mantenimento di numerosi equilibri terrestri. Secondo un recente studio pubblicato ad agosto 2023, la Corrente del Golfo, uno dei principali attori nella regolazione del clima atlantico, si starebbe avvicinando al collasso. La velocità delle correnti sta rallentando fino a quello che potrebbe essere il punto di non ritorno, evidenzia Peter Ditlevsen, primo autore dell’articolo.

    AMOC e corrente del Golfo

    La Corrente del Golfo fa parte di un gruppo più ampio di correnti chiamato AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), responsabile dello spostamento di masse di acqua calde dai tropici ai poli, con conseguente redistribuzione del calore attraverso l’Atlantico. Queste correnti sono fondamentali nel determinare il clima invernale dei paesi atlantici: causa infatti le temperature più rigide delle coste americane nord-orientali e quelle più miti delle nazioni europee affacciate sull’oceano. Per esempio, basta pensare alle differenze tra l’inverno New Yorkese e quello di Madrid, posti alla stessa distanza dall’equatore.

    Il ciclo della Corrente del Golfo

    La circolazione degli oceani dipende fondamentalmente da due fattori: i venti e la densità dell’acqua, a sua volta determinata dalla temperatura e dalla salinità delle acque (da cui il nome di circolazione termoalina). La corrente del Golfo prende il nome dal Golfo del Messico, dove grandi masse d’acqua superficiali, riscaldate dai raggi del sole, tendono a risalire verso nord. Mano a mano che queste “celle” di acqua calda procedono verso l’Europa, evaporano e rilasciano calore all’atmosfera: l’oceano diventa così più freddo e ricco di sali. A livello della Groenlandia le acque della corrente hanno perciò una densità maggiore, per cui si inabissano e tornano verso l’equatore per iniziare un nuovo ciclo.

    corrente atlantica

    Il problema riscontrato dagli studi

    Lo studio ha registrato dei segnali preoccupanti rispetto la velocità della corrente e, sulla base i dati analizzati, i ricercatori ne hanno ipotizzato il collasso entro la fine del secolo, con più probabilità intorno al 2057. Il forte rallentamento può essere ragionevolmente ascritto agli aumentati livelli di CO2 atmosferica. La temperatura degli oceani è infatti aumentata nel corso degli ultimi decenni, con l’eccezione della zona nel Nord dell’Atlantico, proprio al di sotto della Groenlandia, dove si trova il cosiddettoNorth Atlantic warming hole”, ovvero un buco nel pattern di riscaldamento delle acque superficiali. La presenza di acqua più fredda è dovuta, tra le altre cause, anche allo scioglimento dei ghiacciai polari: acqua fredda e dolce viene rilasciata nell’oceano e va così a diminuire la densità delle acque della corrente del Golfo, impedendo il loro inabissamento e rallentando di fatto il ciclo.

    ghiacciai

    Come agisce l’inquinamento atmosferico

    Ancora una volta i modelli matematico-statistici creati dai ricercatori dimostrano come l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera sia tra le principali cause del cambiamento climatico. A causa dell’effetto serra delle emissioni e del riscaldamento globale, a partire dagli anni Settanta lo spessore dei ghiacciai si è ridotto mediamente di 30 metri, con gravi aumenti negli ultimi anni, denuncia l’OMM, Organizzazione metereologica mondiale dell’ONU. Se manteniamo questi livelli di emissioni, il restringimento dell’Antardide e della Groenlandia diventerà irreversibile.

    pesca

    Oceani e servizi ecosistemici

    I mari e gli oceani ricoprono un ruolo fondamentale nel sostegno e nel mantenimento del benessere umano. Svolgono infatti numerosi servizi ecosistemici, tra cui la fornitura di cibo e materie prime, produzione di ossigeno e mitigazione del clima. Gli oceani soprattutto sono responsabili dell’assorbimento del 40% dell’anidride carbonica atmosferica, ma questa funzione è fortemente compromessa dall’aumento delle temperature delle acque. Masse d’acqua più calde sono infatti meno in grado di assorbire CO2, andando ad aumentare ulteriorment la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera: l’effetto serra risulta così amplificato.

    onde

    Opinioni contrastanti

    Le conclusioni dei ricercatori danesi andrebbero a riconfermare anche le tendenze già evidenziate da diversi articoli, tra cui uno studio pubblicato nel 2021 da Niklas Boers della Freie Universität di Berlino. Il mondo scientifico non è però concorde: i risultati sono in contrasto con il report IPCC di marzo 2023: si affermava infatti che un blocco delle correnti termoaline fosse improbabile almeno fino al 2100. Il sistema AMOC presenta, inoltre, una variabilità interna: alterna, infatti, due stati stabili, uno caratterizzato da correnti più veloci e uno da correnti più lente. Saranno necessari, dunque, maggiori approfondimenti e implementazioni del modello teorico utilizzato per determinare quanto questo fenomeno faccia parte della normale variazione naturale delle correnti atlantiche e quanto i cambiamenti climatici lo stiano influenzando. Una cosa è certa: la corrente del Golfo è più lenta di quanto non lo sia mai stata negli ultimi 1000-1500 anni.

    Le conseguenze sul clima

    Il blocco della corrente del Golfo avrebbe effetti tangibili a livello climatico: la mancata redistribuzione di calore comporterebbe un aumento delle temperature per le zone tropicali, mentre le coste dell’Europa settentrionale presenterebbero un clima più freddo e rigido, con un calo che potrebbe arrivare fino a 15 gradi centigradi. Troveremmo un’Europa divisa a metà, con il Mediterraneo sempre più caldo e le alte latitudini più fredde. L’abbassamento delle temperature in alcune aree della Terra potrebbe sembrare un effetto controintuitivo del riscaldamento globale, ma in realtà tutti i fenomeni climatici sono strettamente collegati tra loro in una rete di cause ed effetti, tanto che si può parlare di “globalizzazione climatica”.

    desertificazione del sahel

    Il concetto di globalizzazione climatica

    “In un sistema complesso come quello del clima, tappando un buco qui, può aprirsi una voragine altrove. Bisogna ragione in maniera sistemica, risolvendo più problemi insieme” afferma il climatologo del CNR Antonello Pasini. Il cambiamento climatico è dunque un problema globale con ricadute ed effetti locali differenti in base alle diverse regioni. È sempre più evidente quanto ciò che avvenga in una zona del mondo abbia un impatto su tutto il resto del pianeta. È così che il blocco delle correnti termoaline dell’Atlantico possono influenzare anche il monsone africano, il quale porta perturbazioni e piogge nel centro dell’Africa, prospettando un’aumentata siccità nella regione del Sahel. Ciò avrebbe dunque anche un forte impatto a livello sociale, in quanto andrebbe a interessare zone geografiche già gravemente colpite dal cambiamento climatico.

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    Combattere il cambiamento climatico con le Oasi di 3Bee

    Risulta dunque fondamentale agire per preservare il benessere dei nostri oceani. È anche il mandato lasciato dall’ultimo report IPCC: sono necessari interventi massicci e tempestivi per mantenere l’innalzamento delle temperature al di sotto della soglia limite di +1.5°C. È indispensabile, oggi più che mai, contribuire attivamente alla rigenerazione della biodiversità tramite progetti ad hoc. In questo contesto si inserisce 3Bee con le Oasi della Biodiversità: habitat urbani e agroforestali di biodiversità con rifugi per impollinatori e flora autoctona. Luoghi dall’impatto tracciabile grazie alla tecnologia. Il progetto contribuisce alla rigenerazione degli ecosistemi, creando una rete di enti, imprese ed istituti di ricerca impegnati nella creazione del più grande corridoio ecologico d’Europa. Le Oasi contribuiscono alla tutela dell'ambiente e alla rigenerazione del suolo, per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.



    Articolo curato da Sabina Sacchetti

    Di Elena Fraccaro6 ottobre 2023
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    Domande Frequenti

    Hai dei dubbi o altre curiosità su questo articolo? Qui troverai spunti

    Cos'è la Corrente del Golfo?

    La Corrente del Golfo fa parte di un gruppo più ampio di correnti chiamato AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), responsabile dello spostamento di masse di acqua calde dai tropici ai poli, con conseguente redistribuzione del calore attraverso l’Atlantico. Queste correnti sono fondamentali nel determinare il clima invernale dei paesi atlantici: causa infatti le temperature più rigide delle coste americane nord-orientali e quelle più miti delle nazioni europee affacciate sull’oceano. Per esempio, basta pensare alle differenze tra l’inverno New Yorkese e quello di Madrid, posti alla stessa distanza dall’equatore.

    Quali sono le conseguenze del blocco della corrente?

    Il blocco della corrente del Golfo avrebbe effetti tangibili a livello climatico: la mancata redistribuzione di calore comporterebbe un aumento delle temperature per le zone tropicali, mentre le coste dell’Europa settentrionale presenterebbero un clima più freddo e rigido, con un calo che potrebbe arrivare fino a 15 gradi centigradi. Troveremmo un’Europa divisa a metà, con il Mediterraneo sempre più caldo e le alte latitudini più fredde. L’abbassamento delle temperature in alcune aree della Terra potrebbe sembrare un effetto controintuitivo del riscaldamento globale, ma in realtà tutti i fenomeni climatici sono strettamente collegati tra loro in una rete di cause ed effetti, tanto che si può parlare di “globalizzazione climatica”.

    Cosa si intende per globalizzazione climatica?

    “In un sistema complesso come quello del clima, tappando un buco qui, può aprirsi una voragine altrove. Bisogna ragione in maniera sistemica, risolvendo più problemi insieme” afferma il climatologo del CNR Antonello Pasini. Il cambiamento climatico è dunque un problema globale con ricadute ed effetti locali differenti in base alle diverse regioni. È sempre più evidente quanto ciò che avvenga in una zona del mondo abbia un impatto su tutto il resto del pianeta. È così che il blocco delle correnti termoaline dell’Atlantico possono influenzare anche il monsone africano, il quale porta perturbazioni e piogge nel centro dell’Africa, prospettando un’aumentata siccità nella regione del Sahel. Ciò avrebbe dunque anche un forte impatto a livello sociale, in quanto andrebbe a interessare zone geografiche già gravemente colpite dal cambiamento climatico.

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