Il Pianeta blu diventa verde: il clima e gli oceani

    I satelliti spaziali hanno mostrato che le acque degli oceani e dei mari stanno cambiando colore, e la causa sembra essere il cambiamento climatico e il suo impatto sugli ecosistemi vegetali delle acque. Scopri il fenomeno in questo articolo.
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    oceano verde

    La notizia: gli oceani diventano verdi

    Gli oceani stanno diventando più verdi. È ciò che emerge da un articolo pubblicato di recente su Nature dai ricercatori del National Oceanography Centre a Southampton, guidati da B.B. Cael. Lo studio spiega i cambiamenti rilevati dal satellite AQUA della NASA nel corso dei suoi 20 anni di attività. La pubblicazione dell’articolo è avvenuta proprio quando un fenomeno simile si stava verificando in Italia: il mare del Golfo di Napoli nelle scorse settimane ha infatti assunto un colore verde scuro. La notizia dovrebbe preoccuparci: gli scienziati credono che questi eventi siano dovuti ai cambiamenti climatici.

    satellite

    I dati raccolti dai satelliti

    Lo studio si è basato sull’analisi dei dati raccolti dalla tecnologia MODIS a bordo del satellite AQUA della NASA. Lo strumento misura le emissioni luminose (e quindi il colore) delle acque e dell’atmosfera terrestri. I ricercatori hanno evidenziato uno shift di colore dal blu al verde in una significativa porzione di mari e oceani, soprattutto nella zona equatoriale. Nello specifico, ha riguardato il 56% delle acque terrestri, ovvero un’area più grande di quella corrispondente alla totalità delle terre emerse. Dal momento che le emissioni luminose sono strettamente correlate alla composizione degli strati superficiali degli oceani, la tendenza registrata riflette una modificazione dell’ecosistema acquatico. Si pensa che questo fenomeno sia dovuto principalmente all’impatto del cambiamento climatico sull’ecosistema del fitoplancton.

    studi satellitari

    Studi satellitari su scala globale

    Lo studio del National Oceanography Centre si rivela particolarmente importante perché tiene in esame i cambiamenti oceanici su scala globale e non locale. È inoltre significativo il lasso di tempo preso in considerazione: la letteratura scientifica riteneva infatti che fossero necessari almeno 30 anni prima di poter rilevare dei cambiamenti nelle emissioni luminose degli oceani. Aver evidenziato questo trend su un arco di 20 anni permetterà quindi di ridurre i tempi per raccogliere informazioni sugli effetti dei cambiamenti climatici, considerando anche che la durata di attività dei satelliti potrebbe non raggiungere i 30 anni.

    fitoplancton

    L'importanza del fitoplancton

    Il fitoplancton è l’insieme degli organismi vegetali che sono trasportati dalle correnti ed ha un ruolo fondamentale all’interno degli ecosistemi acquatici: è alla base della catena alimentare e del ciclo del carbonio. Attraverso la fotosintesi, il fitoplancton è in grado di trasformare la CO2 in materiale organico e ossigeno che vengono poi utilizzati da altre forme di vita. È perciò responsabile per più della metà dell’ossigeno atmosferico ed è essenziale nell’assorbimento di anidride carbonica, andando a svolgere quindi un servizio ecosistemico fondamentale. Secondo gli ultimi report IPCC, il fitoplancton assorbirà dal 5 al 17% della CO2 atmosferica fino al 2100. È proprio la presenza di clorofilla, pigmento alla base del processo fotosintetico, a conferire il colore verde che influenza la colorazione degli oceani, rilevata dai satelliti in orbita.

    oceani cambiamento climatico

    Il ruolo del cambiamento climatico

    La domanda fondamentale è se il fenomeno rilevato possa effettivamente essere attribuito ai cambiamenti climatici. Per dimostrarlo i ricercatori hanno realizzato due modelli informatici dell’ecosistema oceanico globale e dei relativi cicli geochimici: in uno le emissioni di gas-serra erano elevate (simulando quindi la condizione di inquinamento ambientale del nostro pianeta), mentre l’altro era un modello di controllo in cui le emissioni erano basse. Il confronto tra i dati emersi ha suggerito che i cambiamenti climatici abbiano di fatto avuto un impatto sulle tendenze registrate. Queste ipotesi necessitano però di ulteriori studi e ricerche che possano integrare i dati satellitari con analisi biochimiche ed ecologiche, anche a causa della normale variabilità che si riscontra di anno in anno nella concentrazione di clorofilla negli oceani.

    impatto ecosistemi

    Il cambiamento climatico e l'impatto sugli ecosistemi

    Il cambiamento climatico ha influenzato la composizione e la distribuzione delle specie animali e vegetali all’interno degli ecosistemi. L’innalzamento della temperatura terrestre e le emissioni di CO2 hanno avuto un forte impatto sulla disponibilità di ossigeno e sui movimenti delle masse d’acqua tra gli strati inferiori e superiori degli oceani, portando ad una loro maggior stratificazione. Questo fenomeno implica una modificazione dei flussi di nutrienti verso la superficie, dove si trova il fitoplancton, determinando così una perdita di biodiversità a vantaggio di specie di plancton di minori dimensioni, meno efficaci però nell’assorbire anidride carbonica dall’atmosfera.

    ecosistemi vegetali oceani

    Gli ecosistemi vegetali e il colore degli oceani

    Si pensa, dunque, che il cambiamento di colore degli oceani verso sfumature più verdi sia dovuto all’aumento di determinate tipologie di fitoplancton colorato negli strati superficiali, associato contemporaneamente a una perdita di biodiversità. La biodiversità marina è essenziale nel mantenere l’equilibrio dell’ecosistema acquatico, importante regolatore del clima globale e uno dei principali attori nella mitigazione del cambiamento climatico grazie all’assorbimento della CO2. Le specie marine sono già fortemente a rischio: nel Mediterraneo Orientale, ad esempio, le specie di molluschi sono diminuite del 90%.

    perdita di biodiversità marina

    La perdita di biodiversità negli ecosistemi marini

    Gli ecosistemi marini sono minacciati da molteplici fattori: l’acidificazione degli oceani, la pratica della pesca non sostenibile, la presenza di specie esotiche nocive per le specie autoctone, l’inquinamento e i cambiamenti climatici sono i principali. Il rapporto dell’EEA (European Environment Agency) sullo stato dei mari dell’Europa rileva che gli ecosistemi marini europei mantengono un certo grado di resilienza e che il recupero di una vita marina sana è ancora possibile con gli interventi giusti. Ciò, tuttavia, potrà avvenire solo se le pressioni che attualmente minacciano le specie animali e vegetali del mare verranno considerevolmente ridotte.

    nature restoration law

    La Nature Restoration Law

    La situazione di crisi dei nostri ecosistemi è stata riconosciuta anche dal Parlamento Europeo, che ha recentemente approvato la Nature Restoration Law, che impone il ripristino del 20% delle aree terrestri e marine dell’Unione Europea entro il 2030, anche attraverso l’istituzione e il recupero di zone protette. Gli obiettivi sono in linea con il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, che delinea i percorsi da seguire per raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2030 e il 2050. 3Bee ha sempre sostenuto l’approvazione della legge, una delle più grandi occasioni per la rigenerazione degli ecosistemi e della biodiversità.

    Oasi 3Bee

    Preservare la biodiversità e lotta al cambiamento climatico

    L’articolo di Nature è quindi un ulteriore esempio di come i cambiamenti climatici abbiano e stiano lentamente modificando gli ecosistemi. Per contrastarli, un ruolo fondamentale è svolto dal ripristino della biodiversità e degli habitat naturali. Un esempio virtuoso in questo senso sono i progetti di 3Bee, che promuove la salvaguardia della biodiversità e la lotta al cambiamento climatico con il progetto delle Oasi della Biodiversità: habitat urbani e agroforestali, con rifugi per impollinatori e flora autoctona. Il progetto contribuisce alla rigenerazione degli ecosistemi, creando una rete di enti, imprese ed istituti di ricerca impegnati nella creazione del più grande corridoio ecologico d’Europa. Le Oasi 3Bee prevedono anche la messa a dimora di alberi nettariferi, che contribuiscono all’assorbimento di CO2 e alla rigenerazione del suolo, per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.



    Articolo curato da Sabina Sacchetti

    Di Elena Fraccaro2 agosto 2023
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    Domande Frequenti

    Hai dei dubbi o altre curiosità su questo articolo? Qui troverai spunti

    Perché gli oceani stanno diventando più verdi?

    Gli oceani stanno diventando più verdi. È ciò che emerge da un articolo pubblicato di recente su Nature dai ricercatori del National Oceanography Centre a Southampton, guidati da B.B. Cael. Lo studio spiega i cambiamenti rilevati dal satellite AQUA della NASA nel corso dei suoi 20 anni di attività. La pubblicazione dell’articolo è avvenuta proprio quando un fenomeno simile si stava verificando in Italia: il mare del Golfo di Napoli nelle scorse settimane ha infatti assunto un colore verde scuro. La notizia dovrebbe preoccuparci: gli scienziati credono che questi eventi siano dovuti ai cambiamenti climatici.

    Che cos'è il fitoplancton?

    Il fitoplancton è l’insieme degli organismi vegetali che sono trasportati dalle correnti ed ha un ruolo fondamentale all’interno degli ecosistemi acquatici: è alla base della catena alimentare e del ciclo del carbonio. Attraverso la fotosintesi, il fitoplancton è in grado di trasformare la CO2 in materiale organico e ossigeno che vengono poi utilizzati da altre forme di vita. È perciò responsabile per più della metà dell’ossigeno atmosferico ed è essenziale nell’assorbimento di anidride carbonica, andando a svolgere quindi un servizio ecosistemico fondamentale. Secondo gli ultimi report IPCC, il fitoplancton assorbirà dal 5 al 17% della CO2 atmosferica fino al 2100. È proprio la presenza di clorofilla, pigmento alla base del processo fotosintetico, a conferire il colore verde che influenza la colorazione degli oceani, rilevata dai satelliti in orbita.

    Gli oceani diventano verdi per il cambiamento climatico?

    La domanda fondamentale è se il fenomeno rilevato possa effettivamente essere attribuito ai cambiamenti climatici. Per dimostrarlo i ricercatori hanno realizzato due modelli informatici dell’ecosistema oceanico globale e dei relativi cicli geochimici: in uno le emissioni di gas-serra erano elevate (simulando quindi la condizione di inquinamento ambientale del nostro pianeta), mentre l’altro era un modello di controllo in cui le emissioni erano basse. Il confronto tra i dati emersi ha suggerito che i cambiamenti climatici abbiano di fatto avuto un impatto sulle tendenze registrate. Queste ipotesi necessitano però di ulteriori studi e ricerche che possano integrare i dati satellitari con analisi biochimiche ed ecologiche, anche a causa della normale variabilità che si riscontra di anno in anno nella concentrazione di clorofilla negli oceani.

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