I bombi sono più magri a causa del cambiamento climatico

    I bombi sono tra i principali impollinatori delle regioni alpine, ma il cambiamento climatico sta riducendo le loro dimensioni corporee. Scopri in questo articolo come questo fenomeno potrebbe avere ripercussioni sull'ecosistema montano e sulla biodiversità.
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    bombo

    I bombi sono i principali impollinatori nelle regioni alpine

    Tutti conosciamo i bombi, quelle api tutte pelose e grasse che non ci sembrano in grado di volare. Eppure, i bombi sono i maggiori impollinatori nelle regioni alpine, coloro che permettono la riproduzione di centinaia di migliaia di piante selvatiche, come tutti i frutti di bosco. Infatti, il loro corpo è adattato a vivere negli ambienti freddi. I numerosi peli (quasi 3 milioni!) che ricoprono il loro piccolo corpo sono fondamentali per ripararli dal freddo. In aggiunta sono eterotermi, quindi capaci di regolare la temperatura del loro corpo a seconda di quella esterna: sono capaci di generare calore fino a 35°C, volando anche a lunghe distanze per scaldarsi, ma anche di abbassare velocemente la temperatura a 20°C quando sono nel nido. Anche il loro ciclo vitale è adattato agli ambienti freddi: infatti le regine dei bombi, vanno in letargo durante l’inverno, risvegliandosi in primavera per creare un nuovo nido e far nascere le prime operaie.

    montagna

    I cambiamenti climatici in montagna

    Parlando di montagne, però, non possiamo fare a meno di pensare a tutti i ghiacciai che si stanno sciogliendo o alle belle giornate di sole, ma troppo calde che ci sono ancora in autunno. Queste immagini sono gli esempi visivi perfetti che abbiamo per accorgerci che anche in montagna il cambiamento climatico ha degli effetti. Nella gran parte delle nostre montagne è atteso un aumento di temperatura tra i 2 e i 3°C per il 2050, rispetto a quella media degli ultimi dieci anni, ed entro fine secolo un ulteriore riscaldamento che va dai 3 ai 7°C in funzione degli scenari di emissione. In particolare, nelle Alpi le temperature stanno crescendo ad una velocità doppia rispetto alla media globale. Per questo motivo gli ambienti alpini sono considerati uno degli habitat più vulnerabili a causa dell’innalzamento delle temperature. Si ipotizza infatti che il 55% delle specie montane sarà estinto per il 2070.

    bombus

    Effetti dell’innalzamento delle temperature sui bombi

    E allora cosa succede ai bombi che sono così ben adattati a vivere in montagna? Nel 1847, Karl Bergmann scoprì che con le temperature elevate, i corpi degli animali tendono ad essere più piccoli, in quanto in questo modo è più semplice per loro disperdere il calore corporeo. Un esempio sono i mammiferi: il più grande di tutti è la balenottera azzurra che con i suoi 23 metri vive al freddo in fondo al mare; il più piccolo di tutti è invece il pipistrello farfalla di 23 centimetri che vive al caldo nelle grotte della Thailandia. Ma tornando alla montagna e ai bombi, uno studio recente, svolto nelle alpi svizzere ha dimostrato come con temperature maggiori la lunghezza media corporea dei bombi fosse minore, confermando la legge di Bergmann.

    bombus terrestris

    Perché è un dato allarmante?

    Questo è un risultato che dovrebbe spaventare tutti. La grandezza del corpo di questi impollinatori è infatti un parametro fondamentale per capire la disponibilità di cibo dei bombi allo stato larvale: se i bombi sono più piccoli vuol dire che da larve hanno ricevuto meno nutrimento e per questo motivo il loro sviluppo corporeo non è stato raggiunto. Bombi più piccoli possono avere il vantaggio di non surriscaldarsi troppo durante il volo e di non morire di fame, in quanto possono sopravvivere più a lungo con meno cibo. Tuttavia, impollinatori con corpi più piccoli potrebbero anche diminuire il successo della colonia, in quanto ritornano al nido con una minor quantità di polline per nutrire le larve.

    bombo

    Conseguenze del cambiamento climatico sui bombi

    Ci sono tantissime evidenze di come le popolazioni di bombi in Europa si siano ridotte significativamente negli ultimi 60 anni e questo ha un grande impatto su tutta la biodiversità alpina. Infatti, l’impollinazione è un servizio ecosistemico fondamentale per la riproduzione della maggior parte delle piante di queste aree che rischierebbero di andare estinte. In aggiunta, senza piante, anche tantissime popolazioni di altre specie animali, che non hanno più a disposizione il loro nutrimento, si ridurrebbero drasticamente. Questi effetti del cambiamento climatico e in particolare dell’innalzamento delle temperature, sulle dinamiche di popolazione dei bombi in ambienti alpini potrebbe quindi avere un’influenza sul funzionamento dell’ecosistema. É quindi fondamentale cercare di mitigare gli effetti del cambiamento climatico sulle popolazioni di bombi in montagna, attraverso progetti di conservazione di queste specie di animali essenziali in montagna.

    Articolo di Caterina Massa

    Di Elena Fraccaro11 ottobre 2023
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    Domande Frequenti

    Hai dei dubbi o altre curiosità su questo articolo? Qui troverai spunti

    Cosa sono i bombi?

    Tutti conosciamo i bombi, quelle api che tutte pelose e grasse e non ci sembrano in grado di volare. Eppure, i bombi sono i maggiori impollinatori nelle regioni alpine, coloro che permettono la riproduzione di centinaia di migliaia di piante selvatiche, come tutti i frutti di bosco. Infatti, il loro corpo è adattato a vivere negli ambienti freddi. I numerosi peli (quasi 3 milioni!) che ricoprono il loro piccolo corpo sono fondamentali per ripararli dal freddo. In aggiunta sono eterotermi, quindi capaci di regolare la temperatura del loro corpo a seconda di quella esterna: sono capaci di generare calore fino a 35°C, volando anche a lunghe distanze per scaldarsi, ma anche di abbassare velocemente la temperatura a 20°C quando sono nel nido. Anche il loro ciclo vitale è adattato agli ambienti freddi: infatti le regine dei bombi, vanno in letargo durante l’inverno, risvegliandosi in primavera per creare un nuovo nido e far nascere le prime operaie.

    Quali sono gli effetti delle temperature elevate sui bombi?

    E allora cosa succede ai bombi che sono così ben adattati a vivere in montagna? Nel 1847, Karl Bergmann scoprì che con le temperature elevate, i corpi degli animali tendono ad essere più piccoli, in quanto in questo modo è più semplice per loro disperdere il calore corporeo. Un esempio sono i mammiferi: il più grande di tutti è la balenottera azzurra che con i suoi 23 metri vive al freddo in fondo al mare; il più piccolo di tutti è invece il pipistrello farfalla di 23 centimetri che vive al caldo nelle grotte della Thailandia. Ma tornando alla montagna e ai bombi, uno studio recente, svolto nelle alpi svizzere ha dimostrato come con temperature maggiori la lunghezza media corporea dei bombi fosse minore, confermando la legge di Bergmann.

    Perché è un dato allarmante?

    Questo è un risultato che dovrebbe spaventare tutti. La grandezza del corpo di questi impollinatori è infatti un parametro fondamentale per capire la disponibilità di cibo dei bombi allo stato larvale: se i bombi sono più piccoli vuol dire che da larve hanno ricevuto meno nutrimento e per questo motivo il loro sviluppo corporeo non è stato raggiunto. Bombi più piccoli possono avere il vantaggio di non surriscaldarsi troppo durante il volo e di non morire di fame, in quanto possono sopravvivere più a lungo con meno cibo. Tuttavia, impollinatori con corpi più piccoli potrebbero anche diminuire il successo della colonia, in quanto ritornano al nido con una minor quantità di polline per nutrire le larve.

    Quali sono gli effetti del cambiamento climatico sui bombi?

    Ci sono tantissime evidenze di come le popolazioni di bombi in Europa si siano ridotte significativamente negli ultimi 60 anni e questo ha un grande impatto su tutta la biodiversità alpina. Infatti, l’impollinazione è un servizio ecosistemico fondamentale per la riproduzione della maggior parte delle piante di queste aree che rischierebbero di andare estinte. In aggiunta, senza piante, anche tantissime popolazioni di altre specie animali, che non hanno più a disposizione il loro nutrimento, si ridurrebbero drasticamente. Questi effetti del cambiamento climatico e in particolare dell’innalzamento delle temperature, sulle dinamiche di popolazione dei bombi in ambienti alpini potrebbe quindi avere un’influenza sull’intero funzionamento dell’ecosistema. É quindi fondamentale cercare di mitigare gli effetti del cambiamento climatico sulle popolazioni di bombi in montagna, attraverso progetti di conservazione di queste specie di animali essenziali in montagna.

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