La COP27 e le api: a che punto siamo?

È lecito aspettarsi un reale impegno in tema di cambiamenti climatici e tutela della biodiversità da parte dei 197 paesi riuniti in Egitto per la COP27. L’altalenante trend di attuazione dell’Accordo di Parigi, però, non fa ben sperare. Il tempo ci dirà la verità, ma le api, di tempo, ne hanno poco.
La COP27 e le api: a che punto siamo?

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Sostenibilità 3Bee

Cosa possiamo aspettarci dalla COP27?

“Credo profondamente che la COP27 sia un’opportunità per mostrare unità contro una minaccia esistenziale che possiamo superare solo attraverso un’azione concertata e un’attuazione efficace”. Queste le parole di Abdel Fattah Al Sisi – il Presidente Egiziano – sulla COP27. Dall’inglese “Conference Of Parties” (in italiano: “Conferenza delle Parti”), la COP27 è la Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici giunta alla sua 27a edizione e iniziata il 6 Novembre 2022 a Sharm el-Sheikh. Con “minaccia esistenziale” Abdel Fattah Al Sisi si riferisce, ovviamente, ai cambiamenti climatici e agli effetti catastrofici che ciò ha (e avrà in misura sempre maggiore) sul nostro Pianeta e su tutti noi. La soluzione? Agire ora. Tra gli obiettivi tanto necessari quanto ambiziosi della COP27 troviamo la necessità di accelerare l’azione globale per il clima attraverso la riduzione delle emissioni, il bisogno di adattarsi ai cambiamenti già in atto e l’esigenza di tutelare la biodiversità.

estrattore di petrolio

Ma dove eravamo rimasti?

Nel 2021 a Glasgow si è tenuta la COP26. In quell’occasione, le Nazioni Unite hanno rinnovato il loro impegno nel rispettare quanto sottoscritto nel 2015 nell’Accordo di Parigi, accordo che nessuno dei paesi – con la sola eccezione del Gambia – ha messo in pratica. L’obiettivo più sfidante è, ancora una volta, quello di ridurre l’uso e la dipendenza dai combustibili fossili (petrolio, carbone e gas), per contenere l’aumento della temperatura entro i +1,5°C. La COP27 prende vita proprio dagli effetti negativi che il continuo mancato rispetto di tali accordi potrebbe causare, primo tra tutti la perdita della biodiversità. Secondo una ricerca pubblicata su Nature, il 15% delle specie animali e vegetali è a rischio estinzione entro il 2100. Non ci resta che sperare, quindi, che il 16 Novembre – giornata in cui i lavori della COP27 verteranno sulla biodiversità – le Nazioni Unite decidano di adottare misure drastiche per limitare l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi.

Ape con goccia 3Bee

COP27 e cambiamenti climatici: cosa c’entrano le api?

Lo sappiamo: dalle api dipende la nostra sopravvivenza e quella della maggior parte degli ecosistemi sul pianeta Terra. Basti pensare che il 35% della produzione globale di cibo dipende dal loro lavoro di impollinazione certosino. Purtroppo, le api e, più in generale, gli impollinatori sono tra le specie maggiormente minacciate dai cambiamenti climatici. Tutto ciò è ormai noto da diverso tempo. Il numero delle api si è ridotto drasticamente nel corso degli ultimi anni e, solo in Europa, la loro popolazione si è dimezzata in 30 anni. E la FAO stima che il 40% percento degli impollinatori – perlopiù api e farfalle – sia a rischio estinzione nei prossimi decenni, complici anche l’uso sconsiderato di agrofarmaci e le coltivazioni estensive. Ecco spiegato, in breve, perché le api dovrebbero essere al centro di ogni programma di salvaguardia ambientale. Non c’è modo di arginare gli effetti dei cambiamenti climatici senza mettere in atto delle reali azioni di tutela delle api.

Api 3Bee

La COP27 e le api: le premesse ci sono…

Come anticipato, la discussione degli impatti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità è un punto cruciale dell’agenda della COP27 (e ci mancherebbe altro!). Sappiamo che verranno presentate le ultime evidenze scientifiche sulla preoccupante relazione tra cambiamenti climatici e biodiversità. Davanti a tali fatti i leader mondiali dovranno discutere i mezzi e le azioni che, a livello globale, possano rallentare gli impatti dei cambiamenti climatici e dell'inquinamento, ma anche – e soprattutto – fermare la perdita di biodiversità. È stato dichiarato che l’obiettivo dell’incontro (a onor del vero, la parola usata sul programma ufficiale della Conferenza non è “obiettivo”, bensì “speranza”) è quello di affrontare la crisi della biodiversità e del clima e di concentrarsi sull’urgenza e sulla portata delle azioni da parte dei responsabili politici, delle istituzioni e di tutte le parti interessate.

Siccità

… ma alle parole seguiranno i fatti?

Le premesse ci sono. Di sicuro durante la COP27 verranno stabilite le azioni necessarie per garantire la salvaguardia della biodiversità e del clima. Ma la domanda che non possiamo fare a meno di porci è: alle parole seguiranno i fatti o rimarrà tutto una “speranza”? La lenta e infruttuosa attuazione degli accordi già in essere ci fa temere che, ancora una volta, altri interessi prenderanno il sopravvento. Se continueremo ad ignorare i segnali allarmanti che arrivano da ogni dove – ad esempio, mentre nell’estate 2022 l’Europa veniva messa in ginocchio dalla peggiore siccità degli ultimi 500 anni, il Pakistan veniva devastato dalle alluvioni – ad un certo punto non potremo più rimediare agli errori commessi. Le api e il nostro pianeta hanno ancora pochissimo tempo a disposizione prima di raggiungere il punto di non ritorno. Mentre scriviamo questo articolo, l’umanità ha ancora 6 anni, 253 giorni, 6 ore e 10 minuti per agire. E, si sa, il tempo vola (per il countdown clicca qui)

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L’impegno dell’ONU per le api non inizia con la COP27

Abbiamo visto quale sarà l’attenzione che verrà riservata alle api durante la COP27. Ma l’impegno delle Nazioni Unite non inizia qui, nel 2022. Nel 2015, 193 paesi membri dell’ONU hanno messo nero su bianco la loro preoccupazione per la perdita della biodiversità. Non che non l'avessero mai fatto prima – nel ‘92, a Rio de Janeiro, i leader mondiali hanno concordato per la prima volta una strategia globale di sviluppo sostenibile – ma nel 2015 hanno sottoscritto l’Agenda 2030, un programma che ingloba 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile da raggiungere entro il 2030. L’obiettivo dedicato alla biodiversità è il numero 15, “Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre”, e prevede di ridurre il degrado degli ambienti naturali, arrestare la distruzione della biodiversità e, entro il 2020, proteggere le specie a rischio di estinzione. Sfortunatamente, complici la pandemia, la guerra in Ucraina e interessi di altro tipo, siamo ancora lontani da tutto ciò.

Di Elena 3BeeNovember 15th, 2022Condividi

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