Clima: superata la soglia di +1,5°C per 12 mesi consecutivi
    Gennaio 2024CopernicusSpugneImpatto

    Clima: superata la soglia di +1,5°C per 12 mesi consecutivi

    La temperatura media del mese di gennaio 2024 ha raggiunto i 13,14°C: +0,12 gradi rispetto al 2020. Abbiamo quindi superato la soglia di 1,5°C fissata dall'Accordo di Parigi? Approfondisci in questo articolo gli studi più recenti e scopri come il cambiamento climatico impatta sulla biodiversità.

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    09/02/2024Di Elena Fraccaro
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    09/02/2024Di Elena Fraccaro
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    Gennaio 2024: il più caldo mai registrato

    Le rilevazioni del Servizio per i Cambiamenti Climatici Copernicus (C3S) hanno dimostrato che, per la prima volta, il Pianeta Terra ha superato la soglia di +1,5°C di riscaldamento in un anno, rispetto al periodo preindustriale. Samantha Burgess, Deputy Director del Copernicus Climate Change Service (C3S) ha infatti dichiarato: "il 2024 inizia con un record: è stato il gennaio più caldo mai registrato, ma soprattutto abbiamo vissuto un periodo di 12 mesi consecutivi con oltre 1,5°C in più rispetto al periodo preindustriale. Una rapida riduzione delle emissioni di gas serra è l'unico modo per fermare l'aumento delle temperature globali". La temperatura media del mese di gennaio 2024 ha raggiunto i 13,14°C, pari a 0,70 gradi sopra la media 1991-2020 di gennaio e +0,12 gradi rispetto alla temperatura del precedente record (gennaio 2020), confermando che quello scorso è stato il mese più caldo mai registrato dall'inizio delle misurazioni di Copernicus.

    riscaldamento globale

    Copernicus: record di calore mensile

    Copernicus evidenzia che gennaio è stato l'ottavo mese consecutivo in cui è stato superato il record di calore mensile: non solo ondate di caldo in Sud America con temperature record e incendi devastanti in Cile e Colombia, ma anche un aumento anomalo delle temperature in Spagna e in Francia, così come in Africa, Medio Oriente, Asia Centrale, Stati Uniti e Canada. Nonostante questo, la soglia di 1,5°C fissata dall'Accordo di Parigi non è ancora stata superata. Per superare questo limite bisogna considerare una media di lungo termine (almeno 20-30 anni) e al momento siamo a circa +1,25°C rispetto al periodo preindustriale. Alcuni ricercatori e scienziati, stanno studiando attentamente questo aspetto da diversi punti di vista, per tenere monitorato il riscaldamento globale.

    caldo incendio
    3Bee

    Spugne coralline: indicatori del cambiamento climatico

    Uno studio dell’Università dell’Australia Occidentale, recentemente pubblicato su Nature Climate Change, si è focalizzato sulle spugne coralline (o sclerospugne) presenti negli oceani attorno ai Caraibi orientali, che si configurano come indicatori della storia climatica degli oceani stessi e delle loro temperature. Questo perché il loro scheletro calcareo registra qualsiasi cambiamento climatico. I dati analizzati dallo studio mostrano come il riscaldamento legato alle attività umane sia cominciato già intorno al 1860, ovvero ottant’anni prima rispetto a quanto mostrato dai rilevamenti effettuati sulla superficie marina tramite strumenti. La superficie oceanica dunque, potrebbe aver registrato un aumento di 1,7 ± 0,1°C rispetto ai livelli preindustriali tra il 2018 e il 2022. Un risultato che suggerisce che potremmo aver già superato il limite di 1,5°C e ci staremmo quindi avvicinando rapidamente alla soglia dei 2°C. Queste conclusioni però, non sono condivise da tutti gli scienziati.

    spugna corallina

    L’impatto dei cambiamenti climatici sulla biodiversità

    I cambiamenti climatici rappresentano una sfida globale che impatta profondamente gli ecosistemi. Questi cambiamenti sono caratterizzati da un aumento delle temperature medie (riscaldamento globale) e da variazioni nei cicli delle precipitazioni, che si traducono in fenomeni estremi come siccità, tempeste, ondate di calore e inondazioni. Tra le conseguenze, c'è anche l'acidificazione degli oceani, dovuta all'assorbimento di anidride carbonica, che mette a rischio organismi marini come coralli e molluschi. Un esempio tangibile di questi impatti si nota nei colibrì, noti per la loro dipendenza da specifici fiori e per il loro importante ruolo di impollinatori. Questi uccelli stanno subendo cambiamenti nei loro pattern migratori: il cambiamento climatico potrebbe spostare verso nord l'habitat ideale per i colibrì, a causa delle modifiche nei periodi di fioritura delle piante di cui si nutrono.

    colibrì
    3Bee

    Oasi 3Bee per la resilienza climatica

    Negli ultimi anni la biodiversità sta scomparendo a un ritmo allarmante a causa di alcune attività umane, dell'inquinamento e delle conseguenze del cambiamento climatico. Secondo l’ISPRA, una percentuale significativa di insetti impollinatori - domestici e selvatici - sono a rischio estinzione, una situazione aggravata dal riscaldamento globale. Il ruolo degli impollinatori è cruciale: senza di loro, moltissime piante perderebbero il prezioso servizio di impollinazione, fondamentale per la loro riproduzione. È quindi fondamentale promuovere progetti a sostegno di queste specie, come le Oasi della Biodiversità di 3Bee che aiutano a mantenere le popolazioni di impollinatori, fornendo loro risorse nutritive. Un altro effetto positivo è la mitigazione del cambiamento climatico: nelle grandi città, avere più verde aiuta a diminuire le isole di calore, riducendo i picchi delle alte temperature estive oltre a rendere l’aria più pulita e respirabile.

    Oasi farfalle
    09/02/2024Di Elena Fraccaro
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