Il genere Prunus, uno spettacolo delicato
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    Il genere Prunus, uno spettacolo delicato

    Un genere molto conosciuto per i suoi frutti freschi e succosi e per le incantevoli fioriture che annunciano la primavera. Gli alberi del genere Prunus si sono diffusi tra i Greci e i Romani, e arrivati in praticamente tutto il mondo.

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    06/07/2024Di 3Bee, Lara Vivarelli
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    Prunus: più di 400 specie in Italia

    Il genere Prunus comprende moltissime specie di alberi e di piante arbustive, dal ciliegio al mandorlo, dal susino all’albicocco; si parla di oltre 400 specie nello specifico. Di queste, ci sono moltissime varietà coltivate che sono state selezionate per i loro prodotti. La maggior parte di esse crescono con grande vigore nel centro-sud Italia, dove le condizioni sono ideali, ma sono coltivate anche nel resto del Paese. Le piante del genere Prunus sono molto apprezzate non solo per i frutti che ci donano, ma anche per la loro incantevole e delicata fioritura. Infatti, sono spesso presenti in viali e giardini, ma si trovano anche in natura.

    prunus

    Delicate fioriture

    Le piante del genere Prunus generalmente fioriscono prima dell’emissione delle foglie. I fiori hanno una colorazione che va dal bianco al rosa, passando per diverse sfumature. Purtroppo i graziosi fiori che siamo soliti apprezzare hanno breve durata, ma sono molto attrattivi per le api che ne raccolgono sia nettare che polline. L’attiva impollinazione è fondamentale per alcune varietà, poiché i fiori sono autosterili, anche se ermafroditi. Ciò vuol dire che nonostante abbiano entrambi gli apparati riproduttori, non sono in grado di autofecondarsi. Le piante del genere Prunus hanno un certo interesse apistico; soprattutto per quanto riguarda il ciliegio e il mandorlo, i raccolti primaverili di polline di queste piante possono raggiungere il 60-70% e da esso se ne può ricavare un miele monoflora.

    Fioriture prunus
    XNatura

    Glicosidi cianogenici: un’ipotetica strategia di difesa

    Gli alberi del genere Prunus, oltre ad essere affascinanti per le loro delicate fioriture, hanno sviluppato un'ipotetica sorprendente strategia per difendersi: foglie, frutti e semi contengono glicosidi cianogenici, delle molecole vegetali zuccherine legate al temibile cianuro. La pianta concentra il contenuto di queste sostanze soprattutto nei frutti acerbi, in modo tale che essi siano protetti da erbivori e altri animali. Infatti, se ingerite, queste molecole zuccherine possono essere scisse rilasciando il veleno, così libero di agire nel corpo. Un esempio di questi glicosidi è l’amigdalina, contenuta in particolar modo nel nocciolo di alcuni frutti, tra cui pesche, albicocche, ciliegie, susine e mandorle amare.

    Albicocche

    Il Prugnolo selvatico: ahia, che spine!

    La specie Prunus spinosa prende il nome dalle sue numerose spine pungenti, che si contrappongono ai suoi esili fiori bianchi, che annunciano la primavera. Il Pruno o Prugnolo selvatico è una specie alquanto versatile poiché si adatta a diversi ambienti, dalla pianura a quote di circa 1700-1800 m, sopravvivendo sia in condizioni di gelo che di caldo torrido. Anticamente veniva utilizzato dai contadini per creare dei confini lungo i propri terreni poiché generalmente crea delle fitte siepi pungenti, difficili da penetrare dagli animali. La sua doppia natura, spinosa e delicata, ha fatto emergere credenze sul fatto che custodisse sia il bene che il male, un insieme di gioia e dolore, arrivando ad essere considerata una pianta sacra. Per alcuni animali rappresenta un rifugio e una risorsa alimentare, grazie ai suoi frutti blu-violacei, o una dispensa di scorte di cibo da parte del passeriforme Averla piccola, che sfrutta le spine del prugnolo per infilzare e conservare le prede.

    Prugnolo
    XNatura

    Il pesco: simbolo di immortalità

    Il pesco è un albero dal nome scientifico Prunus persica, che significa letteralmente “prugna persiana”. Erroneamente si può pensare che derivi dalla Persia, ma le analisi genetiche indicano che la sua corretta provenienza sia dalla Cina. Infatti, in Cina, le pesche vengono coltivate da migliaia di anni, fin dal Neolitico addirittura, e ci sono prove che l’addomesticamento di questa pianta sia avvenuto prima del 6000 a.C. nella provincia di Zhejiang. Attraverso la Via della Seta sarebbe arrivata fino in Persia, dove ha acquisito il suo nome botanico, per poi essere introdotta in Europa grazie ad Alessandro Magno, il quale ha conquistato la Persia. In Cina sono simbolo di unità e immortalità. Infatti, secondo la mitologia cinese, chi mangia i suoi frutti, che sono considerati una delizia rara, acquista longevità. La pesca appare spesso nell'arte cinese, dalla letteratura alle leggende, passando anche per le tradizioni: i bouquet delle spose cinesi portano spesso fiori di pesco.

    pesca
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    Il pesco: anche simbolo di purezza e fertilità

    Il pesco è un albero insito nella cultura cinese, ma lo possiamo trovare anche in quella giapponese. I giapponesi considerano le pesche simbolo di purezza e con la capacità di allontanare il male. Ciò è stato anche riportato in un famoso racconto popolare, il “Ragazzo della pesca”, o Momotaro. E’ una leggenda che narra la storia di uno dei personaggi maggiormente conosciuti nel Paese del Sol Levante, tanto che il 5 maggio di ogni anno si festeggia in suo onore. Un ragazzo, nato da una pesca arrivata nelle mani di un’anziana donna che non aveva potuto avere figli, crescendo ha combattuto molti demoni, diventando così un eroe; ma non è solo il coraggio la sua virtù per cui lo si apprezza, quanto per lo più per la sua gentilezza.

    pesco

    Il Mandorlo e la sua “noce greca”

    Il Prunus dulcis, detto volgarmente mandorlo, è una pianta potenzialmente molto longeva originaria dell’Asia. Le regioni asiatiche sono le prime ad aver realizzato colture di mandorlo, e successivamente, grazie ai greci e ai fenici, il mandorlo è stato introdotto in Europa, fino alle Americhe. I romani, all’epoca, chiamavano la mandorla, il frutto, “noce greca”. Tuttavia, sono stati ritrovati dei semi di mandorlo già ai tempi degli egizi, all’interno della tomba di Tutankhamon, risalente al 1325 a.C circa. Rispetto alle altre piante appartenenti alla stessa famiglia, la fioritura del mandorlo è la più precoce, avviene tra febbraio e marzo. Questa sua caratteristica può mettere a repentaglio la pianta stessa soprattutto al nord, poiché si espone alle possibili gelate tardive. Infatti, i fiori muoiono con temperature di pochi gradi sotto lo zero. Tuttavia, il mandorlo è prodotto in tutta Italia ed in particolare si è adatto bene al clima mediterraneo.

    mandorlo

    L’Amareno, l’antico

    L’amareno, detto anche amarasco, è un albero simile al ciliegio, originario dell'Europa e dell’Asia temperata. Sono stati ritrovati dei semi tra l’era preistorica e l’età antica in Europa Centrale. L’etimologia del suo nome è incerta; è noto che il genere “prunon” deriva dal greco, “prugna”, mentre il nome specifico, dato dai Romani, deriva da Cerasunte, una località vicino al Mar Nero. Si narra che Lucio Licinio Lucullo, un militare e un politico romano, raccolse la pianta in questo paese per portarla a Roma. E’ un albero che può essere spontaneo in boschi di latifoglie nella fascia submontana, oltre che essere coltivato. I frutti sono molto apprezzati in ambito culinario per la produzione di sciroppi, marmellate, frutta candita e liquori.

    amarene

    L’Albicocco: dalla Cina all’Europa

    Prunus armeniaca è il nome scientifico dell’albicocco, un albero che si può pensare erroneamente che provenga dall’Armenia, ma in realtà è originario della Cina. È una pianta diffusa in tutta l’Asia, e i Romani e i Greci hanno ricevuto questa specie arboricola dall’Armenia, dove era coltivato e da dove ha preso il nome specifico. L’albicocco è arrivato in Occidente grazie ad Alessandro Magno, e grazie agli arabi si è diffuso in tutta Europa, dove il suo frutto venne considerato esotico e molto raro. Grazie alla sua succosità e alla sua dolcezza, la produzione di albicocco si è molto diffusa ed apprezzata, oltre ad incantare con la sua precoce fioritura caratterizzata da fiori relativamente grandi e solitari.

    Albicocco

    Biodiversa: l'app gioco 3Bee per monitorare la biodiversità

    Biodiversa è l’app gioco gratuita per il monitoraggio della biodiversità e la tutela degli ecosistemi che consente di “collezionare” e identificare facilmente le piante e i fiori che si incontrano durante una passeggiata all’aria aperta. Un ambizioso progetto di citizen science che ha l’obiettivo di creare un archivio cooperativo dedicato alla flora (e in una seconda fase alla fauna) in Europa, coinvolgendo gli utenti giocatori con sfide di catalogazione di specie, alcune delle quali rare o in via di estinzione. Disponibile per iOS e Android, Biodiversa ha una dinamica simile a quella di alcuni noti videogiochi di tipo free-to-play che incoraggiano a muoversi e a viaggiare nel mondo reale per “collezionare” personaggi. L'app realizzata da 3Bee infatti, offre un'esperienza ludica in cui le piante sono tutte da “collezionare” e identificare per raccogliere punti esperienza, salire di livello e scalare la classifica.

    Biodiversa
    06/07/2024Di 3Bee, Lara Vivarelli
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