Inquinamento: allarme PM10 in Europa

    L'ESA ha mostrato come, a gennaio 2024, i livelli di PM10 siano stati superati più volte in Europa, a partire dalla Pianura Padana. Scopri in questo articolo che cos’è il PM10, qual è il suo impatto sulla biodiversità e il ruolo fondamentale del monitoraggio ambientale in questo ambito.
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    Gennaio 2024: livelli di PM10 oltre la soglia di sicurezza

    Recenti studi dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno messo in luce un superamento critico dei livelli di PM10, oltre i limiti stabiliti dall'Unione Europea, evidenziando una marcata degradazione della qualità dell'aria nell'ultimo periodo. Questo fenomeno, che riguarda in modo significativo la Pianura Padana, porta a riflettere sui rischi per la salute pubblica. Le condizioni geografiche di quest'area, unitamente all'elevata concentrazione di attività industriali e alla densità abitativa, favoriscono l'accumulo di inquinanti. Gli studi, condotti da Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), hanno documentato come, nel solo mese di gennaio 2024, l'area abbia registrato livelli di PM10 che superano la soglia di sicurezza, sollevando preoccupazioni per i rischi a lungo termine sulla salute umana e sull'ambiente.

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    Inquinamento e PM10: limiti OMS e UE superati

    La gravità dell'inquinamento atmosferico è sottolineata dai limiti imposti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla Commissione Europea, che definiscono soglie massime per la concentrazione di PM2.5 e PM10 nell'aria. Nonostante i valori soglia di 50 μg/m3 per il PM10, che non dovrebbero essere superati per più di 35 giorni all'anno, le osservazioni di gennaio 2024 rivelano una situazione preoccupante con numerosi sforamenti. Questa tendenza non è isolata alla Pianura Padana ma si estende a diverse regioni europee, come riportato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA), evidenziando una problematica ambientale diffusa che richiede interventi urgenti per limitare l'esposizione ai particolati fini e migliorare la qualità dell'aria a livello continentale.

    PM10

    Che cos’è il PM10 (materiale particolato aerodisperso)

    Il PM10, o materiale particolato aerodisperso, è l'insieme delle particelle atmosferiche solide e liquide sospese in aria ambiente. Come da definizione del Ministero dell’Ambiente “il termine PM10 identifica le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 10 µm. Queste sono caratterizzate da lunghi tempi di permanenza in atmosfera e possono, quindi, essere trasportate anche a grande distanza dal punto di emissione, hanno una natura chimica particolarmente complessa e variabile, sono in grado di penetrare nell’albero respiratorio umano e quindi avere effetti negativi sulla salute. Il particolato PM10 in parte è emesso come tale direttamente dalle sorgenti in atmosfera (PM10 primario) e in parte si forma in atmosfera attraverso reazioni chimiche fra altre specie inquinanti (PM10 secondario). Il PM10 può avere sia un’origine naturale (l’erosione dei venti sulle rocce, le eruzioni vulcaniche, l’autocombustione di boschi e foreste) sia antropica (combustioni e altro)."

    biodiversità inquinamento

    L’impatto del PM10 sulla biodiversità

    L'inquinamento dell'aria ha impatti diretti sulla biodiversità e sull’ambiente, minacciando la sopravvivenza di molte specie. Un recente studio pubblicato su Science ha dimostrato come molte aree urbane abbiano un livello di inquinamento sufficiente a ridurre fino al 70% la distanza a cui gli impollinatori, come le falene, possono percepire il profumo dei fiori. Un fenomeno che incide negativamente sul prezioso lavoro di impollinazione di questi insetti. Con riferimento specifico al PM10, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha evidenziato come questo alteri la composizione chimica del suolo e dell'acqua, compromettendo la crescita delle piante e l'equilibrio degli habitat naturali e influenzando direttamente la biodiversità acquatica e terrestre. La comprensione approfondita di questi meccanismi è cruciale per sviluppare strategie di mitigazione efficaci a protezione della biodiversità globale.

    Polly X 3Bee

    PM10: l’importanza del monitoraggio ambientale

    In questo contesto, il monitoraggio ambientale ricopre un ruolo fondamentale nell'identificare e mitigare l'impatto dell'inquinamento sulla biodiversità. 3Bee, azienda nature tech, sviluppa tecnologie innovative per raccogliere e analizzare dati quantificabili sulla salute degli insetti impollinatori e sui loro habitat. Un approccio che consente di valutare l'efficacia delle strategie di conservazione, identificare potenziali minacce e apportare eventuali miglioramenti. Con riferimento al PM10, 3Bee ha sviluppato Polly X, il rifugio per api solitarie. Si tratta di un dispositivo IoT che monitora una serie di importanti indicatori ambientali, tra cui la qualità dell'aria. I relativi dati includono la concentrazione di particolato nell'aria che, come abbiamo visto, può avere effetti negativi sulla salute umana e sull'ambiente. Vengono monitorate 11 quantità, tra cui la densità, la concentrazione numerica e la dimensione media delle particelle in nanometri, inclusi PM10 e PM2.5.

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    Element-E: il protocollo di monitoraggio della biodiversità

    Polly X rientra tra le tecnologie su cui si basa Element-E, il protocollo di monitoraggio della biodiversità terrestre sviluppato da 3Bee, la cui applicazione è verificata da Bureau Veritas Italia, leader nei servizi di certificazione. Element-E si inserisce in un approccio sito-specifico, le cui fasi sono:
    - Assessment - analisi dettagliata dell’habitat e della biodiversità del sito.
    - Rigenerazione - individuazione di azioni mirate per la rigenerazione.
    - Comunicazione - condivisione dei risultati attraverso la pagina web dedicata e tramite la label Element-E che certifica l'utilizzo del protocollo.
    - Monitoraggio e reporting - a partire dai dati restituiti dalla tecnologia, redazione del report di biodiversità ESG conforme agli standard internazionali.
    Element-E consente alle aziende di ottenere report conformi a quanto richiesto dalla normativa europea e di valorizzare l’impegno nella tutela della biodiversità tramite un approccio scientifico e tecnologico.

    Di 20 febbraio 2024
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    Domande Frequenti

    Hai dei dubbi o altre curiosità su questo articolo? Qui troverai spunti

    Che cos'è il PM10?

    Il PM10, o materiale particolato aerodisperso, è l'insieme delle particelle atmosferiche solide e liquide sospese in aria ambiente. Come da definizione del Ministero dell’Ambiente “il termine PM10 identifica le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 10 µm. Queste sono caratterizzate da lunghi tempi di permanenza in atmosfera e possono, quindi, essere trasportate anche a grande distanza dal punto di emissione, hanno una natura chimica particolarmente complessa e variabile, sono in grado di penetrare nell’albero respiratorio umano e quindi avere effetti negativi sulla salute. Il particolato PM10 in parte è emesso come tale direttamente dalle sorgenti in atmosfera (PM10 primario) e in parte si forma in atmosfera attraverso reazioni chimiche fra altre specie inquinanti (PM10 secondario). Il PM10 può avere sia un’origine naturale (l’erosione dei venti sulle rocce, le eruzioni vulcaniche, l’autocombustione di boschi e foreste) sia antropica (combustioni e altro)."

    I livelli di PM10 hanno superato il limite?

    Recenti studi dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno messo in luce un superamento critico dei livelli di PM10, oltre i limiti stabiliti dall'Unione Europea, evidenziando una marcata degradazione della qualità dell'aria nell'ultimo periodo. Questo fenomeno, che riguarda in modo significativo la Pianura Padana, porta a riflettere sui rischi per la salute pubblica. Le condizioni geografiche di quest'area, unitamente all'elevata concentrazione di attività industriali e alla densità abitativa, favoriscono l'accumulo di inquinanti. Gli studi, condotti da Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), hanno documentato come, nel solo mese di gennaio 2024, l'area abbia registrato livelli di PM10 che superano la soglia di sicurezza, sollevando preoccupazioni per i rischi a lungo termine sulla salute umana e sull'ambiente.

    L'inquinamento dell'aria impatta sulla biodiversità?

    L'inquinamento dell'aria ha impatti diretti sulla biodiversità e sull’ambiente, minacciando la sopravvivenza di molte specie. Un recente studio pubblicato su Science ha dimostrato come molte aree urbane abbiano un livello di inquinamento sufficiente a ridurre fino al 70% la distanza a cui gli impollinatori, come le falene, possono percepire il profumo dei fiori. Un fenomeno che incide negativamente sul prezioso lavoro di impollinazione di questi insetti. Con riferimento specifico al PM10, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha evidenziato come questo alteri la composizione chimica del suolo e dell'acqua, compromettendo la crescita delle piante e l'equilibrio degli habitat naturali e influenzando direttamente la biodiversità acquatica e terrestre. La comprensione approfondita di questi meccanismi è cruciale per sviluppare strategie di mitigazione efficaci a protezione della biodiversità globale.

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