Incendi e biodiversità. Una convivenza sostenibile?
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    Incendi e biodiversità. Una convivenza sostenibile?

    Accentuati e resi più frequenti dal cambiamento climatico, i roghi di boschi e praterie, di origine antropica o spontanei, sprigionano ingenti quantità di CO2 e modificano l’ecosistema forestale con impatti diversificati e spesso duraturi sulla vegetazione, sul suolo, e sulla fauna selvatica.

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    08/05/2024Di Luca Rossi
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    Un po' di numeri, per cominciare

    Si stima che le foreste custodiscano circa l’80% della biodiversità terrestre [1][2]. Questa ricchezza popola la superficie del pianeta Terra, stando ai dati FAO [3], per 4,06 miliardi di ettari, ovvero il 31% delle terre emerse. Sul Vecchio Continente (a 27 membri) i boschi insistono per 160 milioni di ettari, estendendosi per circa il 39% della superficie comunitaria [4]. Lungo lo Stivale le foreste corrono per 11,1 milioni di ettari, costituendo il 37% del territorio italiano [5], tendenzialmente in linea sia con il dato mondiale che europeo. Vista la sua importanza e il suo ruolo cruciale nel mantenimento della biodiversità terrestre, una superficie tanto estesa e abbondante in funzioni ecosistemiche va tutelata e ben gestita.

    foresta

    Un equilibrio precario

    Un ecosistema così ricco gode di ottima capacità di adattamento e di resilienza agli stress climatici, ad altri stress abiotici e agli stress biotici, forte proprio della sua diversificazione. Eppure, questa straordinaria risorsa è da decenni minacciata dalle attività antropiche che stanno modificando radicalmente, e in misura rilevante in modo irreversibile, la diversità della vita sulla Terra, con significativi impatti e cambiamenti nella gestione delle superfici naturali che comportano perdita di biodiversità [6]. Recenti studi che hanno analizzato il periodo 2005-2013 hanno rilevato una perdita media annua di foreste tropicali e subtropicali di 5,5 milioni di ettari causata dall’espansione dell’agricoltura (62% del totale) e una media di 3,4 milioni all’anno (38% del totale) dovuta ad altre cause, tra cui utilizzazione forestale e incendi [7].

    sottobosco
    3Bee

    I rischi per le foreste temperate

    Se, come visto, in aree tropicali e subtropicali (Brasile, Indonesia, etc.) la perdita di foreste e quindi di biodiversità è imputabile prevalentemente a interventi massicci per l’attività agricola (in larga parte per i pascoli per la produzione di carne e per le piante oleaginose), realizzati sia tramite taglio boschivo sia tramite incenerimento, nelle aree temperate le principali insidie dei boschi sono gli schianti da vento, gli incendi, e il bostrico [8]. La superficie forestale europea è infatti in espansione (basti pensare che dal 1990 al 2020 si è visto un aumento del 9%) [9], ma diffusi e frequenti fenomeni di abbandono e di cattiva gestione ne mettono a rischio l’integrità, le funzioni, e il valore, con tutto ciò che ne consegue in termini di dissesto idrogeologico, incendi, e perdita di servizi ecosistemici.

    lago

    Gli incendi in Europa

    In attesa dei dati ufficiali dal report sul 2023 di EFFIS, il Sistema Informativo Europeo per gli Incendi Forestali, analizzando il rapporto “Forest Fires in Europe, Middle East and North Africa 2022” [10], emerge che il 2022 è stato il secondo peggior anno nell’UE in termini di superficie bruciata da incendi, con quasi 900.000 ettari coinvolti, all’incirca l’estensione della Corsica. Questo ha avuto un forte impatto sul patrimonio di biodiversità del continente, anche tenendo conto che circa il 40% della superficie andata in fiamme (circa 365.000 ettari) era rappresentata da siti Natura2000, zone ad alto valore di biodiversità. Strutturata in zone di protezione speciale (ZPS) istituite dalla direttiva “Uccelli” del 1979 e in zone speciali di conservazione (ZSC) istituite dalla direttiva “Habitat” del 1992, Natura 2000 è la più grande rete coordinata di aree protette a livello globale [11].

    incendio
    3Bee

    Una questione di attualità

    I dati ufficiali dall’EFFIS sul 2023 non sono ancora disponibili, ma la tanta letteratura già prodotta e le principali stime raccontano di un anno particolarmente infuocato dai roghi forestali, sia in Europa, principalmente Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia, sia nel resto del mondo, Canada, Haiti, Australia. Drammaticamente degno di nota, più di recente, lo “Smokehouse Fire”, il secondo più grande incendio forestale nella storia del Texas (USA) che nel febbraio scorso ha assediato per settimane e carbonizzato circa 340.000 ettari di superficie. In questo scenario, in cui si stima che ogni anno circa il 4% della superficie globale (30-46 milioni di km2) sia percorsa dalle fiamme [12], aumentare la consapevolezza degli impatti di questa emergenza può essere utile per indirizzare comportamenti di prevenzione e di buona gestione, sia da parte del singolo che da parte delle istituzioni.

    vigile del fuoco

    Una realtà con cui dover convivere

    Gli incendi sono un fenomeno naturale nei paesi del Mediterraneo e svolgono un ruolo chiave nella gestione e modificazione dei paesaggi e nella dinamica delle comunità forestali” [13] - sono numerose le pubblicazioni scientifiche sul tema che esordiscono in questi termini [14] [15] [16]. L’interazione tra incendi e biodiversità è piuttosto complessa ed è oggetto di studio e di analisi da parte della comunità scientifica, con ampio spettro di casistiche e di risultati, spesso variabili sulla base delle fasce climatiche e delle variazioni spazio-temporali dei regimi di incendio, tanto da poter parlare di “pirodiversità” [17]. Questo termine, coniato per la prima volta nella letteratura ecologica nel 1992 [18], racchiude l’idea che paesaggi con maggiore eterogeneità di età, dimensione e gravità delle aree post-incendio sosterrebbero una maggiore diversità di specie [19].

    pompieri

    Implicazioni su più fronti

    In ottica di gestione del rischio, una maggiore ricchezza di specie negli hotspot più esposti agli incendi potrebbe essere vantaggiosa poiché i diversi sistemi forestali tendono ad essere più resilienti alle alterazioni [20], aumentando la loro capacità di far fronte a fattori di disturbo. Gli incendi boschivi hanno molte implicazioni sulla diversità biologica. Su scala globale, sono una fonte significativa di emissioni di carbonio, contribuendo al riscaldamento globale che può portare ad alterazioni nella biodiversità. A livello regionale e locale, gli incendi apportano modifiche alle scorte di biomassa, alterano l’assetto e il ciclo idrologico con conseguenti effetti anche per i sistemi marini, e incidono sulle specie vegetali e animali. Il fumo stesso può ridurre significativamente l’attività fotosintetica ed è dannoso per la salute di tutti gli animali.

    fumo

    Gli effetti sulla biodiversità

    Uno dei più importanti effetti ecologici degli incendi è l’aumento della probabilità di ulteriori roghi negli anni successivi; quando gli alberi morti crollano al suolo, aprendo la foresta all’essicazione solare, incrementano il carico di “combustibile” con un aumento delle specie inclini al fuoco, come le graminacee pirofite [16]. Ci sono, allo stesso tempo, zone del pianeta in cui il fuoco svolge anche funzioni positive, come nel caso delle foreste boreali; in questi luoghi infatti l’assenza di fuochi induce la formazione di strati organici che impediscono lo scioglimento del suolo superiore durante la primavera e l’estate con conseguente innalzamento dello strato di permafrost, che implica l’impoverimento delle foreste, la diminuzione della produttività e la conversione delle foreste in paludi [16].

    funghi

    L’impatto sul suolo

    Tra gli effetti indiretti degli incendi (noti anche come “risposte dell’ecosistema”) c’è l’impatto sulla struttura e sulla qualità del suolo [21]. Molti studi evidenziano come non siano tanto, o almeno non solo, le fiamme e l’aumento della temperatura del suolo ad inficiare sulla sua struttura, quanto la perdita della vegetazione e della lettiera, e la conseguente esposizione del terreno nel post-incendio a far venire meno la preziosa funzione del bosco di intercettare la pioggia e di evitare l’erosione. Uno studio condotto nel 2015 in Portogallo [21] ha osservato come la densità apparente del suolo, il contenuto in sostanza organica, la porosità e la conduttività a saturazione non sono cambiate in modo significativo a seguito del fuoco boschivo, mentre le caratteristiche strutturali della superficie quali la rugosità e il coefficiente di scabrezza (numero di Manning) sono diminuite, aumentando il rischio e l’erosività del flusso idrico superficiale.

    suolo

    L’impatto sulla flora

    I roghi sono i primari agenti responsabili degli effetti di disturbo e del rinnovo delle foreste. In generale, giocano un ruolo significativo nell’alterazione della composizione floristica e nella rigenerazione arborea, in certi casi anche incrementando la produzione di legno, e spesso influenzando l’ecologia umana [22]. Alcuni effetti positivi sono riscontrabili nel caso dei roghi di bassa severità; ne è un esempio il fuoco prescritto, utilizzato nella gestione dei boschi, che promuove il rinnovamento della vegetazione dominante eliminando le specie indesiderate e aumentando transitoriamente il pH e i nutrienti disponibili [23]. I fuochi di estrema severità invece, possono comportare su vasta scala la perdita della maggior parte delle funzioni ecosistemiche per periodi dell’ordine di 50 e 100 anni, come riscontrato in Russia a fine anni ’90, con riduzione della popolazione di decine e decine di specie vegetali, funghi, licheni, e muschi.

    flora

    La natura si difende

    Non mancano comunque testimonianze di azioni di adattamento, come nelle foreste tropicali o in quelle del bacino del Mediterraneo, dove gli incendi promuovono le specie tolleranti al fuoco (es. Quercus ilex L.) o che hanno insite strutture e strategie di difesa (corteccia più spessa, base della chioma più ampia, fusti più alti, etc.) come nel caso del Pinus resinosa Sol. o del Pinus sylvestris L. [16]. Altre specie hanno stróbili (le pigne) dotati di un particolare adattamento ecologico, la serotinia, che consiste nel mantenimento dei semi nei coni per un periodo più prolungato rispetto alla norma, che vengono poi rilasciati tardivamente, ad esempio in seguito ad un evento come un incendio e che trovano nel suolo un ambiente modificato e in cui ricominciare a proliferare.

    chiome

    Le reazioni del mondo animale

    Come già accennato, gli incendi forestali possono avere impatti devastanti sui vertebrati e sugli invertebrati che vivono nel e del bosco, non soltanto uccidendoli direttamente, ma anche portando ad effetti indiretti a lungo termine come stress e perdita di habitat, territori, ripari e cibo [16]. La maggior parte degli animali percepisce gli incendi boschivi e identifica i pericoli a questi associati; ad ogni modo, a seconda della specie e della taglia, mettono in atto strategie di difesa diverse. Alcuni scappano, altri cercano rifugio sottoterra o in acqua. Alcune specie approfittano della situazione di confusione per cacciare piccole prede che cercano di scappare dal fuoco [12].

    scoiattolo

    Gli impatti indiretti sulla fauna

    Nelle aree dove gli incendi su larga scala sono frequenti, preservare una serie di microhabitat può contribuire sostanzialmente alla conservazione della biodiversità [24]. La perdita di alberi da frutto comporta un declino generalizzato di uccelli e animali che basano la propria alimentazione sui frutti, e questo effetto è particolarmente pronunciato nelle foreste tropicali. A causa dell’impoverimento delle foreste di cui risentono i piccoli animali, gli uccelli, i roditori e i rettili, i carnivori tendono ad abbandonare queste aree. Gli incendi distruggono anche la lettiera e la comunità di artropodi ad essa associata, riducendo ulteriormente la disponibilità di cibo per onnivori e carnivori [16].

    scimmia

    Leggere e capire la natura per trovare soluzioni

    Numerosi sono i progetti e le iniziative di ricerca e sviluppo nel campo delle strategie di prevenzione e di mitigazione degli incendi, in particolar modo in quelle aree più colpite dal fuoco come il Sud dell’Europa e le aree mediterranee. Dalla ricerca scientifica emergono indicazioni che trovano spazio nella cassetta degli attrezzi di chi vive e gestisce le aree boschive: un esempio può essere il fuoco prescritto, la tecnica di applicazione consapevole ed autorizzata del fuoco alla vegetazione, in modo pianificato, che ha tra gli obiettivi la prevenzione degli incendi grazie all’eliminazione preventiva di alcune parti della vegetazione particolarmente infiammabili, come la lettiera e le erbe secche.

    stagno

    Un buon esempio fra tante esperienze

    Ancora, progetti specifici e mirati, come ad esempio quello intrapreso nel 2018 nella Meseta Iberica, a cavallo tra Portogallo e Spagna, FirESmart, hanno coinvolto stakeholder e modelli di simulazione per valutare gli impatti degli scenari di gestione antincendio intelligenti per soluzioni “win-win tra mitigazione degli incendi, biodiversità, e servizi ecosistemici [25]. Da questo progetto è emerso come l’abbandono delle aree rurali si tradurrà in una maggiore diffusione di incendi ampi e di forte intensità con il potenziale di danneggiare profondamente gli ecosistemi e di compromettere la fornitura di servizi ecosistemici. Insomma, la sfida con gli incendi non può che essere accettata e affrontata, integrando scienza, politica e consapevolezza sociale, con l’obiettivo di costruire un presente e un futuro di convivenza sostenibile.

    raggi di sole
    08/05/2024Di Luca Rossi
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