Il declino degli insetti in Europa
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    Il declino degli insetti in Europa

    Il declino nella biomassa degli insetti è un fenomeno che sta suscitando crescente preoccupazione tra gli studiosi e gli ambientalisti. Gli insetti, spesso trascurati ma fondamentali per l'equilibrio degli ecosistemi, stanno scomparendo a un ritmo allarmante in molte parti del mondo.

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    20/04/2024Di Niccolò Patelli
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    20/04/2024Di Niccolò Patelli
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    Gli insetti sono in declino

    Da una parte, pensando alla frase “al mondo ci sono meno insetti” viene da pensare anche a cose positive. Meno zanzare, meno mosche e scarafaggi, meno fastidio in generale. Purtroppo, non è assolutamente così: gli insetti che risultano più fastidiosi a noi uomini se la passano spesso fin troppo bene, così come gli insetti sgraditi in agricoltura, dalla cimice cinese (Halyomorpha halys) al coleottero giapponese (Popilia japonica), passando per tutti gli altri “pest” delle piante che coltiviamo. Il declino è globale e riguarda principalmente le specie più suscettibili a cambiamenti di clima e ambiente, ma che, complessivamente, compongono la maggioranza degli insetti. Considerando poi che gli insetti sono alla base delle catene trofiche e svolgono importantissimi servizi ecosistemici, il drastico calo a cui stiamo assistendo rischia di avere ripercussioni davvero importanti.

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    Gli studi dal mondo

    Sono molti gli studi che in diverse parti del mondo attestano il declino generalizzato degli insetti. In poche parole, ad esclusione di alcune specie tendenzialmente molto adattabili, il declino colpisce tutte le specie senza grosse distinzioni e, in pratica, ci sono meno individui. Ad esempio, uno studio parla di come il cambiamento climatico abbia causato un consistente e progressivo declino della biodiversità nelle foreste del Costa Rica, in particolare dal 2005 in poi, mentre uno studio analogo attesta un allarmante declino a Puerto Rico.

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    3Bee

    Insetti: il declino in Europa

    Il declino è stato però visto in molte altre parti del mondo. Il limite è proprio la disponibilità di dati, in quanto è molto complesso mantenere dati costanti dagli anni 70 o 80 per poter chiaramente mostrare questo calo nella biomassa (in poche parole, il peso complessivo degli insetti in una certa zona). Uno tra gli studi più importanti e influenti su questo tema viene dalla Germania e dimostra come la biomassa sia complessivamente calata del 76%, raggiungendo otre 80% nei mesi centrali dell’estate. Questo dato è allarmante e dimostra come il problema sia serio e radicato e anche che le cause risalgono al secolo scorso.

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    La situazione degli insetti in Italia

    La maggiore difficoltà in questo tipo di studi è ottenere una serie di dati consistente e che duri nel tempo. Gli studi citati prima sono stati realizzati su dati continui raccolti in 30 anni o più: trovare dati simili è ovviamente complesso e richiede anche parecchia lungimiranza, in quanto negli anni 90 il problema era molto meno evidente. Nel nostro paese, ad esempio, ci sono studi che dimostrano il calo e anche la sparizione di specifici insetti in specifiche aree, come l’area urbana di Roma, e anche se sono meno vasti rispetto ad altri non sono per questo meno importanti, in quanto la conservazione parte spesso da aree urbane.

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    3Bee

    L'effetto parabrezza

    Una cosa di cui tutti possiamo renderci conto è però quello che si chiama “effetto parabrezza”. Guidando una macchina o una moto negli anni 80 o 90 (ma anche prima), ci si trovava appunto il parabrezza o il casco della moto coperto di insetti morti a causa dell’impatto con il veicolo o con il casco, ma lo stesso vale ovviamente per i fari o il paraurti. Dall'inizio degli anni 2000, però, questo accade sempre meno ed è sempre minore la necessità di lavare il vetro quando si guida. Può sembrare una cosa innocua e relativamente poco importante, o anzi essere una cosa positiva... però, grazie a uno studio sulla quantità di insetti rinvenuti sul parabrezza delle auto, è stato dimostrato come il calo sia stato dell’80%!

    Sciame di insetti

    Un complesso insieme di cause

    Una volta dimostrato questo declino, per porvi rimedio bisogna prima capire da cosa è causato: la risposta non è una singola causa, ma un insieme di varie concause che, insieme, contribuiscono a ridurre la popolazione globale degli insetti. Come è prevedibile, il cambiamento climatico è un driver cruciale nel declino degli insetti in ogni suo componente (cambi nel regime delle piogge, siccità, alluvioni, riscaldamento globale, ecc.), in quanto sconvolge tutti gli equilibri e i ritmi che regolano le stagioni e quindi lo sviluppo e l’approvvigionamento di cibo. L'agricoltura è un altro componente importante, contribuendo con pesticidi ed erbicidi, ma anche concimi e deforestazione, spesso arrivando a contaminare irreparabilmente intere aree. Infine, la crescita delle città, l’introduzione di specie infestanti e l’inquinamento causato dalle attività umane sono le ultime parti di questo mosaico di cause.

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    Quali conseguenze

    Gli insetti sono alla base di quasi tutte le catene trofiche, essendo consumatori primari di piante e residui organici e fornendo quindi una sorta di base per ogni altro predatore. Gli insetti sono a loro volta predatori e contribuiscono al controllo di altri insetti dannosi. Gli insetti sono diffusi in ogni ambiente terrestre al di fuori degli oceani e delle calotte polari: il loro declino sta causando, a cascata, il declino di tantissime altre specie, tra cui gli uccelli insettivori, che a loro volta causano il declino di tutti i loro predatori. Il declino degli insetti impatta notevolmente sui servizi ecosistemici: dipendiamo quasi totalmente da loro per l’impollinazione di un altissimo numero di piante selvatiche e coltivate, tra cui circa il 75% delle specie di piante coltivate a scopo alimentare.

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    Il declino degli impollinatori

    Tra gli insetti, il declino del numero di impollinatori e la conseguente perdita di biodiversità rappresenta un problema per noi e per le nostre piante coltivate, ma anche per un numero enorme di specie di piante selvatiche. Nel caso specifico degli impollinatori, il cambiamento climatico influisce anche causando cambiamenti nel periodo di sviluppo delle piante e degli insetti. Un altro fattore è il calo nella quantità di nettare che le piante sono in grado di fornire e quindi gli impollinatori che vi dipendono si trovano in deficit di risorse alimentari. Infine, in molte zone, i fiori sono contaminati da residui di pesticidi: anche quando non uccidono immediatamente gli impollinatori possono causare effetti a lungo termine, tra cui il disorientamento di api e bombi che poi faticano a ritrovare la colonia e una ridotta produzione di uova.

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    Cosa serve fare?

    Intervenire è essenziale ed è necessario farlo il prima possibile. Quando si affronta un tema così vasto è estremamente complesso disegnare una strategia che sia univoca ed efficace. Sicuramente bisogna prevenire la perdita di habitat e contenere il più possibile gli effetti del cambiamento climatico promuovendo strategie di riduzione delle emissioni di sostanze nocive e di adattamento alle inevitabili conseguenze che già comporta. Un cambiamento delle pratiche agricole è altresì necessario, ma in questo caso è ancora più complesso perché bisogna garantire allo stesso tempo una produzione di cibo sufficiente.

    Carabide

    Cosa possiamo fare?

    Ci sono però alcune cose che può fare chiunque. Innanzitutto, adottare uno stile di vita che sia il più sostenibile possibile, adottando i comportamenti necessari se ancora non li abbiamo, ad esempio preferendo alimenti a ridotto impatto ambientale o evitando l’uso dell’automobile quando ci sono alternative. Possiamo inoltre aiutare a salvaguardare l’habitat degli impollinatori sostenendo le oasi di biodiversità 3Bee, ecosistemi nati e cresciuti da zero su terreni tristi: monoculture, margini autostradali, nelle grigie città, nei poli industriali. Ovunque ci sia povertà di biodiversità. Le nostre oasi sono costituite da alberi e arbusti nettariferi, prati stabili e rifugi per impollinatori. Grazie a sistemi di biomonitoraggio avanzato sono mappate annualmente.

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    20/04/2024Di Niccolò Patelli
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