L'Ibis sacro in Italia: specie aliena invasiva e impatto
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    L'Ibis sacro in Italia: specie aliena invasiva e impatto

    L'Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), un tempo venerato come simbolo del dio egizio Thot, è oggi una specie aliena invasiva in Europa, Italia compresa. Come si è diffusa specie nel nostro ecosistema e quali sono le implicazioni per la biodiversità locale? Approfondiamolo in questo articolo.

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    30/10/2025Di 3Bee, 3Bee
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    Il profilo scientifico dell'Ibis sacro

    L'Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) è un uccello trampoliere di medie dimensioni, facente parte della famiglia Threskiornithidae. L'adulto è facilmente riconoscibile per il piumaggio prevalentemente bianco, in netto contrasto con il capo e il collo nudi e neri, il lungo becco ricurvo verso il basso e le zampe scure. Le ali mostrano piume terziarie e remiganti nere con riflessi violacei. Le sue dimensioni variano, raggiungendo una lunghezza di 65-89 cm, un'apertura alare di 110-124 cm e un peso che si aggira intorno a 1,5 kg (come dettagliato dal Piano di Gestione MASE e ISPRA). Originario dell'Africa subsahariana e dell'Iraq sud-orientale, in Europa è considerato una specie introdotta, in molti casi a seguito di fughe o rilasci volontari da strutture di allevamento e giardini zoologici, a partire dalla seconda metà del XX secolo (Fonte: Regione FVG). Questa specie presenta una notevole adattabilità, che le ha permesso di acclimatarsi con successo in diversi habitat europei.

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    Dalla venerazione antica alla diffusione in Europa

    Nell'Antico Egitto, l'Ibis sacro era considerato l'incarnazione del dio Thot, divinità della saggezza, della scrittura e della magia, e veniva regolarmente mummificato. Purtroppo verso la metà del XIX secolo, la popolazione nidificante in Egitto è stata dichiarata estinta: questo probabilmente è stato il risultato di un’eccessiva pressione venatoria unita a epidemie locali. Più recente è invece la sua reintroduzione in Europa. In Italia il fenomeno inizia alla fine degli anni '80 con le prime nidificazioni documentate in Piemonte, per poi espandersi costantemente nei decenni successivi (SVSN). Oggi, la popolazione italiana è significativa, con migliaia di individui concentrati soprattutto in aree umide e agricole della Pianura Padana e in altre regioni costiere (ad esempio, in Toscana). Il successo di questa specie è dovuto alla sua elevata plasticità ecologica: è un uccello gregario che si riproduce in colonie (garzaie) e ha una dieta estremamente opportunistica.

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    Ecologia e strategie alimentari dell'Ibis sacro

    L'Ibis sacro è un generalista alimentare, un fattore chiave per la sua rapida diffusione. La sua dieta è prevalentemente onnivora e opportunistica, il che significa che si adatta a ciò che è disponibile nell'ambiente. Si nutre principalmente di invertebrati, come insetti, vermi, crostacei e molluschi, che individua sondando il fango e le acque basse con il suo becco. Tuttavia, la sua voracità lo porta a predare anche piccoli vertebrati, tra cui anfibi (rane e tritoni), rettili, pesci e, in modo significativo, uova e pulcini di altre specie di uccelli che nidificano nelle vicinanze. Frequenta una vasta gamma di habitat, prediligendo zone umide come paludi, lagune e risaie, ma non disdegna aree agricole, prati e persino discariche urbane. Questa flessibilità nel foraggiamento e nell'uso dell'habitat lo pone in competizione diretta con le specie autoctone (dati confermati da ISPRA).

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    L'impatto ecologico come specie aliena invasiva

    L'Unione Europea ha inserito l'Ibis sacro nell'elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale (Reg. UE 1143/2014) per gli impatti negativi che può generare sulla biodiversità. I principali effetti negativi documentati dalla ricerca scientifica includono la competizione con specie autoctone per le risorse alimentari e, soprattutto, per i siti di nidificazione all'interno delle garzaie miste (aree di riproduzione collettiva di aironi e cormorani). A causa delle sue grandi dimensioni e del comportamento predatorio, l'Ibis sacro può infatti scacciare o predare le uova e i pulcini di specie autoctone, come garzette e sgarze ciuffetto, minacciando il loro successo riproduttivo. Inoltre, le grandi colonie di Ibis sacro, a causa dell'accumulo di deiezioni, possono compromettere gravemente la vegetazione e la struttura dei siti di nidificazione (come descritto nel Piano di Gestione MASE).

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    Strategie di gestione e contenimento in Italia

    Data la classificazione di specie invasiva, in Italia sono stati attuati Piani di Gestione Nazionali e regionali volti al contenimento della popolazione di Ibis sacro e alla mitigazione del suo impatto. Tali strategie sono fondamentali per la tutela della fauna autoctona e della biodiversità. I metodi di gestione includono il monitoraggio costante delle colonie riproduttive e, in molti casi, l'attuazione di misure di controllo demografico, come l'ovodeposizione artificiale (sostituzione delle uova con uova finte per interrompere la riproduzione) o la rimozione controllata di individui, in accordo con le normative vigenti (come indicato da ISPRA). L'obiettivo è impedire l'ulteriore espansione della specie e proteggere gli ecosistemi più vulnerabili, in particolare le zone umide e le garzaie dove si concentrano molte specie di uccelli acquatici nativi.

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    30/10/2025Di 3Bee, 3Bee
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