Gli impollinatori in città
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    Gli impollinatori in città

    Le nostre città possono essere un habitat per gli impollinatori, ma non sempre sono nelle condizioni di fornire loro una casa adeguata. Come possiamo valutare il loro stato di salute negli ecosistemi urbani? E nel caso come possiamo intervenire per tutelarli?

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    10/05/2024Di Vincenzo Rizzi
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    10/05/2024Di Vincenzo Rizzi
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    Gli impollinatori vivono anche in città?

    Nel cuore pulsante delle nostre città, esiste un mondo nascosto in grado di darci tanto e di cui spesso non ci accorgiamo: il mondo degli impollinatori. Api, farfalle, uccelli e altri animali svolgono un ruolo cruciale negli ecosistemi urbani. Grazie alla loro instancabile opera di impollinazione, arricchiscono la biodiversità delle città, rendendole più verdi e permettendo la riproduzione di tante specie vegetali. Città più verdi significa maggiore qualità dell’aria e maggiore benessere psicologico dei cittadini. Ma il lavoro degli impollinatori va oltre: sono essenziali per la produzione di cibo, contribuendo alla sicurezza alimentare e offrendoci la possibilità di godere di cibi freschi e locali. Sia operando direttamente in orti urbani e giardini comuni, sia indirettamente tramite la produzione di cibo che dalle campagne fluisce nelle città.

    Resilienza climatica e soluzioni

    Gli impollinatori sono ottimi Bioindicatori per la resilienza climatica, la loro presenza ci fornisce informazioni su quanto gli ecosistemi (comprese le città) possano essere pronti a resistere ai cambiamenti dovuti alla crisi climatica. Negli ultimi anni siamo stati bravi ad escludere il verde dalle nostre città e con la diminuzione del verde sono diminuiti anche gli impollinatori. Ora che ne abbiamo riconosciuto l’importanza sappiamo che questo è un costo che non possiamo permetterci. Qual è la soluzione? Intervenire direttamente con la rigenerazione creando nuovi habitat dove non ce ne sono e indirettamente sensibilizzando i cittadini attraverso l’educazione. Ristabilire un equilibrio tra impollinatori e attività urbane non è facile, il primo passo è capire qual è lo stato di salute degli impollinatori nelle città e successivamente pianificare interventi mirati. Ma come possiamo ad ottenere questo dato?

    3Bee

    CLC (Corine Land Cover)

    I metodi tradizionali impongono una ricerca sul campo degli impollinatori, ma ci sono metodi indiretti più veloci per stimare la loro presenza. Si possono sfruttare degli indici ricavati grazie alle informazioni dell’ambiente analizzato che sono in grado di restituirci il dato di cui abbiamo bisogno. In particolare possiamo farlo sfruttando il CLC, Corine Land Cover, ovvero una metodologia tramite cui riusciamo a definire differenti usi del suolo: campo coltivato, foresta, edifici, parcheggi e così via. Ad ogni tipologia di uso del suolo possiamo associare diversi indici grazie ai dati di letteratura.

    Metodologia

    Grazie alla piattaforma di 3Bee possiamo fare analisi basate sul CLC (Corine Land Cover). Una volta che abbiamo disegnato un perimetro ben definito, possiamo analizzare l’area al suo interno e l'area circostante. Dalla mappa viene generato il CLC (Corine Land Cover) dell’area, grazie al quale riusciamo a ripartire il sito sulla base degli utilizzi del suolo. Grazie a queste informazioni vengono calcolati gli indici citati nel paragrafo seguente, i quali ci permettono di confrontare siti differenti.

    3Bee

    Gli indici possibili

    1) Disponibilità floreale: misura la disponibilità di nutrimento in un’area, in base alle classi di CLC individuate; 2) Idoneità alla nidificazione: la capacità di un substrato di essere idoneo alla nidificazione per una determinata specie di impollinatori, calcolato in base alle classi di CLC individuate; 3) Abbondanza relativa di impollinatori: misura l'abbondanza relativa di impollinatori per un determinato pixel della mappa. Viene valutato utilizzando il software proprietario di 3Bee; 4) Potenziale nettarifero: la produttività nettarifera media di una specie vegetale e del suo potenziale mellifero. E’ stimato associando i valori indicati in letteratura scientifica a diverse classi di copertura del suolo; 5) Abbondanza Media delle Specie per Uso del Suolo: l'abbondanza di specie viventi in una determinata area, in relazione all'abbondanza che queste specie avrebbero in condizioni di habitat naturale e intatto; Queste stime sono indirette e ottenute grazie al modello GLOBIO.

    I siti selezionati

    Per analizzare lo stato di salute degli impollinatori in città abbiamo scelto:
    1) Duomo di Milano, come possiamo vedere dalla CLC, quartiere prettamente cementificato e asfaltato, come la maggior parte della superficie di tutte le città in Italia. In questo sito troviamo un’Abbondanza di Impollinatori pari a 1 unità e il Potenziale Nettarifero a 3 kg/ettaro/anno.
    2) City Life, quartiere della città di Milano in cui il verde è stato integrato in maniera sistematica nella sua progettazione. In questo sito troviamo un’Abbondanza di Impollinatori pari a 7 unità e il Potenziale Nettarifero a 45 kg/ettaro/anno.
    3) Parco Lambro, parco cittadino composto prevalentemente da aree verdi e ricco di biodiversità. In questo sito troviamo un’Abbondanza di Impollinatori pari a 24 unità e il Potenziale Nettarifero a 116 kg/ettaro/anno.

    I risultati

    I dati ci confermano quello che potevamo aspettarci da ambienti urbani in cui la biodiversità è stata messa da parte.
    Abbiamo visto che il Parco Lambro ha 3 volte l’Abbondanza di impollinatori di City Life e 23 volte quella del Duomo di Milano. Ovviamente il dato è simile anche per il Potenziale Nettarifero del sito, che per il Parco Lambro è circa 3 volte quella di City life e 30 volte superiore a quella della zona del Duomo.
    Questi dati ci confermano che aree prettamente cementificate tendono ad escludere la biodiversità. Reintegrando in maniera strategica il verde all’interno delle aree urbane questi valori migliorano nettamente: è il caso di City Life, che per quanto possa avere valori inferiori al Parco, ha valori di gran lunga superiori alla zona del Duomo.

    Considerazioni e possibili interventi

    Alla luce di questi risultati, possiamo affermare che è necessario intervenire in maniera urgente. Ma quali possono essere le best practice per rendere le nostre città più abitabili dagli impollinatori? Il primo passo è la rigenerazione di alcune aree, integrando il verde in maniera strategica e mirata, inserendo specie autoctone adatte a questo scopo. Un aspetto sottovalutato è la corretta gestione del verde: i prati rasi possono essere esteticamente belli, ma non sono d’aiuto. Ridurre gli sfalci del verde nelle città può portare a una maggiore disponibilità di nutrimento e di siti di nidificazione per gli impollinatori. Gli enti comunali, oltre a farsi promotori di queste iniziative, possono definire delle linee guida anche per la gestione dei privati. Questo duplice approccio è quello giusto per permettere agli impollinatori di convivere con noi, nelle nostre città, ed è quello adottato da 3Bee, che propone soluzioni concrete in questo contesto.

    10/05/2024Di Vincenzo Rizzi
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