Il grande assente del festival: la sostenibilità

    Il Festival di Sanremo è giunto al termine. 3Bee è stata Partner Sustainability del FantaSanremo, questo ci ha permesso di fare alcune riflessioni sulla sostenibilità. Un esempio sono stati gli abiti in ecopelle di Marco Mengoni. Un argomento che ha generato molto dibattito.
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    A Sanremo non si è parlato abbastanza di sostenibilità

    In 3Bee siamo rimasti molto delusi dalla mancanza di attenzione verso la sostenibilità al Festival di Sanremo. Riteniamo che eventi così importanti rappresentino un'opportunità unica per sensibilizzare il pubblico sui temi ambientali e promuovere comportamenti più sostenibili. La nostra partecipazione come Sustainability Partner al FantaSanremo aveva proprio lo scopo di promuovere l’importanza della biodiversità. Come azienda che si impegna attivamente per la salvaguardia dell'ambiente, riteniamo che sia fondamentale diffondere la cultura della sostenibilità. I nostri progetti concreti e monitorabili, per i cittadini e per le aziende, sono molteplici: tra cui “Adotta un 3Bee Alveare” e “Adotta un albero”. Il Festival ci ha dato comunque l’opportunità di riflettere su cosa può essere considerato sostenibile e cosa no, in particolare grazie a Marco Mengoni che ha sbloccato il Bonus sostenibile indossando sul palco dell’Ariston abiti vintage in ecopelle. Virginia di 3Bee ha approfondito.

    Pelle, ecopelle o similpelle?

    Il termine “pelle” viene utilizzato per indicare quando il materiale è effettivamente di provenienza animale. Per arrestare il processo di decomposizione viene sottoposta a diversi processi che la rendono igienica, traspirante e resistente. “L’ecopelle”, nonostante si possa pensare il contrario è sempre di origine animale, la differenza sta nel come viene processata, ovvero in maniera più sostenibile. La similpelle è invece un materiale sintetico che imita l'aspetto e la consistenza della vera pelle animale. La similpelle può essere realizzata con diversi materiali, tra cui il poliuretano (PU) o il cloruro di polivinile (PVC), ed è utilizzata principalmente per la produzione di capi di abbigliamento, accessori e mobili. Ha una durata inferiore alla vera pelle ed è meno traspirante.

    La vera pelle è un materiale sostenibile?

    Per capire la sostenibilità di un qualsiasi prodotto o servizio è necessario partire dai dati. Il 99% della pelle vera attualmente in commercio proviene da scarti alimentari, ovvero dagli animali di cui le persone si cibano. Si potrebbe quindi considerare la pelle un esempio di “economia circolare”, anche se alla base possono esistere principi etici contestabili e un settore in realtà molto inquinante ovvero gli allevamenti, soprattutto intensivi. Il pellame di prima qualità infatti non proviene da quest’ultimi. Si potrebbe allora pensare che la pelle proveniente da allevamenti che garantiscono il benessere animale sia sostenibile. Tuttavia, per produrre la pelle viene utilizzata un’enorme quantità d’acqua e spesso vengono utilizzate sostanze tossiche durante la concia, come il Chromo. Esiste un’alternativa chiamata concia naturale. Questa soluzione è tuttavia più costosa, più lenta e produce più rifiuti.

    Impronta idrica della pelle

    Per capire quanta acqua è necessaria per i prodotti in pelle, abbiamo consultato la ricerca "Mind your Steps" di Friends of the Earth del 2015, che ha esaminato l'impronta idrica di alcuni articoli utilizzati abitualmente: uno smartphone, una barretta di cioccolato o un paio di stivali in pelle di mucca. L'indagine divide l'impronta idrica in acqua blu (fiumi e corsi d'acqua dolce), acqua verde, (piovana), e acqua grigia (contaminata creata dalle fabbriche). La ricerca parte dall'inizio della linea di produzione e arriva al prodotto finale. Gli effetti sull'acqua e sull'ambiente possono variare a seconda del luogo e del momento della produzione. Per gli stivali, l'impronta idrica varia da paese a paese, con un valore di 14.503L in Italia. È importante considerare che la maggior parte dell'acqua utilizzata nel processo produttivo degli stivali viene utilizzata nelle fasi di agricoltura e allevamento, mentre solo il 4% dell'acqua può essere attribuito alle fasi di concia.

    Conclusioni

    Affermare che la vera pelle di per sé è sostenibile è molto difficile, in quanto entrano in gioco diversi fattori. Possiamo fare però delle considerazioni che se ben bilanciate possono portare ad un impatto positivo. La vera pelle è un materiale durevole, questo comporta l’acquisto di un solo capo per molto tempo evitando indumenti in poliestere da cambiare, buttare e smaltire ogni anno. Con l’ecopelle entra in gioco anche la sostenibilità relativa al processo di produzione dove vengono messi dei limiti su: consumo di acqua, prodotti chimici, rifiuti prodotti. Per tornare a Sanremo, Mengoni non solo ha indossato abiti in ecopelle, ma soprattutto di archivio vintage, abbassando i consumi e l’impatto ambientale negativo creato durante la produzione di quei capi. Ci auguriamo che in futuro gli eventi mediatici importanti come il Festival di Sanremo possano diventare una piattaforma per promuovere valori come la sostenibilità e la tutela dell'ambiente.

    Di Elena Fraccaro16 febbraio 2023
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