Bilancio di sostenibilità: come rendicontare la biodiversità

    In che modo le aziende possono monitorare, migliorare e rendicontare il proprio impatto sulla biodiversità? Quali sono gli standard internazionali di riferimento? Approfondisci il tema in questo articolo e scopri le novità dello standard GRI 101: Biodiversità.
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    perdita di biodiversità

    Perdita di biodiversità: cause e conseguenze

    Quando parliamo dell’impatto che le attività umane hanno sull’ambiente non possiamo non menzionare la perdita di biodiversità. Cambiamento nell’uso del suolo, sfruttamento delle risorse naturali, inquinamento e introduzioni di specie aliene sono solo alcune delle cause che stanno portando alla perdita di biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi del nostro pianeta. Molti di questi impatti ambientali sono causati proprio dalle attività delle aziende, che fanno uso delle risorse ambientali a loro disposizione senza pagare il prezzo dei danni causati. In realtà però, l’attenzione delle istituzioni sulla sostenibilità sta diventando sempre maggiore. Lo abbiamo visto con la nuova CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), la direttiva europea che obbligherà sempre più aziende in Europa (ben 50mila in tutta Italia) a rendicontare i propri impatti sui temi ESG.

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    Rendicontare l’impatto sulla biodiversità

    Ma in che modo le aziende possono monitorare, migliorare e comunicare il proprio impatto sulla biodiversità? La rendicontazione “non finanziaria”, come d’altronde quella finanziaria, viene effettuata con il supporto di una serie di standard, vale a dire delle linee guida che indirizzano le aziende per capire come approcciare vari temi della sfera ESG. Esistono ad oggi vari standard che supportano le aziende nella rendicontazione. Un esempio sono gli standard ESRS, validi a livello europeo ed emanati da EFRAG, o gli standard SASB. Gli standard più riconosciuti e utilizzati a livello europeo però, sono gli standard GRI. Tra i vari temi coperti dalla Global Reporting Initiative trovano spazio l’energia, i rifiuti, le emissioni e i materiali. Di recente, il GRI ha voluto aggiornare un’importante categoria di standard dedicati alla biodiversità, sostituendo il vecchio standard con il nuovo GRI 101: Biodiversità 2024.

    cambiamento climatico

    Il nuovo standard GRI 101: Biodiversità 2024

    Un lungo lavoro di consultazione ha portato alla nascita di questo nuovo standard, che risponde alle esigenze globali evidenziate all’interno del Biodiversity Framework, della Nature Restoration Law e della Biodiversity Strategy a livello europeo. Il nuovo GRI 101: Biodiversità 2024, uscito di recente anche in risposta agli ESRS, è la riprova del fatto che la perdita di biodiversità sta diventando sempre più centrale nel dibattito politico, istituzionale e aziendale e sta prendendo lo stesso spazio che hanno avuto finora questioni come il cambiamento climatico o l’inquinamento. Ma quali sono i punti fondamentali dello standard GRI 101: Biodiversità 2024?

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    I punti fondamentali dello standard GRI 101

    Una delle novità del GRI 101: Biodiversità 2024 è l’approccio sito specifico, che richiede alle aziende di rendicontare il proprio impatto sulla biodiversità per ogni specifico sito. Tra gli aspetti che le aziende devono rendicontare ci sono diversi parametri, come la presenza di aree chiave per la biodiversità (e.g. parchi nazionali), la causa diretta della perdita di biodiversità, i cambiamenti di stato della biodiversità e i servizi ecosistemici forniti. In secondo luogo, lo standard richiede requisiti per la rendicontazione degli impatti sulla società, incluse comunità e le popolazioni indigene, e il modo in cui le organizzazioni interagiscono con i gruppi locali per il recupero degli habitat danneggiati. Un altro aspetto è la rendicontazione della supply chain, che deve essere fornita a livello nazionale. Tra i temi importanti contenuti nello standard, è interessante quello del raggiungimento del net gain positivo attraverso la possibilità di compensare il proprio impatto.

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    Aziende e impatto sulla biodiversità: gli step da seguire

    Lo standard GRI 101: Biodiversità 2024 sottolinea la gerarchia dell’azione che segue la logica dell’avoid and reduce, restore and rehabilitate e infine compensate. In primo luogo, le aziende devono monitorare il proprio impatto sulla biodiversità, sia a livello di sito che di supply chain. Come secondo step vi è l’eliminazione, laddove possibile, e la riduzione degli impatti che le aziende hanno sulla biodiversità attraverso le loro attività produttive dirette o quelle della catena di approvvigionamento. Dopodiché, la compensazione, attraverso progetti virtuosi che rigenerano la biodiversità laddove ce n’è più bisogno. È importante ricordare che la perdita di biodiversità è un problema locale: la compensazione deve avvenire sempre entro una certa area di interesse, altrimenti si rischia di creare impatto altrove e di non ottenere l’effetto di mitigazione. Il monitoraggio è inoltre fondamentale anche in questo ambito.

    monitoraggio

    L’importanza del monitoraggio della biodiversità

    Il monitoraggio è dunque fondamentale sia per calcolare la baseline, ovvero l’impatto iniziale che ha l’azienda rispetto alla biodiversità, sia per rendicontare i progetti di compensazione. La biodiversità può essere monitorata su diversi livelli, da un lato possiamo misurare gli impatti e i driver di perdita della biodiversità come l’uso del suolo e l’inquinamento, dall’altra i servizi ecosistemici che la biodiversità può offrire. Al centro si trova la biodiversità stessa e il suo stato di salute. Secondo il nuovo GRI, la biodiversità può essere misurata in due modi: direttamente, contando il numero e le varietà di specie di una determinata area; indirettamente, per esempio tramite il Mean Species Abundance, ovvero stimando il livello di biodiversità di un certo sito partendo principalmente da alcune metriche, come l’utilizzo del suolo.

    Element-E

    Element-E: il protocollo di monitoraggio della biodiversità

    3Bee, seguendo l’evoluzione del GRI, ha sviluppato Element-E, il protocollo di monitoraggio della biodiversità terrestre basato sulla tecnologia. Con questa soluzione, 3Bee affianca la misurazione indiretta - effettuata tramite remote sensing e quindi l’analisi di immagini satellitari, grazie alla collaborazione con ESA - alle survey in campo, realizzate con sensori IoT basati su bioacustica e analisi di laboratorio. Element-E si inserisce in un approccio sito-specifico identificato da 3Bee, che si compone delle seguenti fasi: - Assessment: analisi dettagliata dell’habitat e della biodiversità del sito.- Rigenerazione: individuazione di azioni mirate per la rigenerazione.- Comunicazione: condivisione dei risultati attraverso la pagina web dedicata e tramite la label Element-E che certifica l'utilizzo del protocollo.- Monitoraggio e reporting: a partire dai dati restituiti dalla tecnologia, redazione del report di biodiversità ESG conforme agli standard internazionali.

    Webinar 3Bee

    Webinar: Rendicontare la biodiversità con GRI101 e ESRS 4

    Quali rapporti di impatto e dipendenza esistono tra aziende e biodiversità? Martedì 26 marzo 2024, alle ore 12:00, risponderemo a questa e a molte altre domande all’interno del nuovo episodio del webinar dell’Oasi della CSR, il network dei professionisti della sostenibilità, dal titolo "Rendicontare la biodiversità con GRI101 e ESRS4". Insieme a Giacomo Pigatto, Ricercatore presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, analizzeremo lo standard GRI101: Biodiversità 2024 e lo standard ESRS E4, emanato da EFRAG, per comprendere come rendicontare gli impatti sulla biodiversità nel bilancio di sostenibilità aziendale. Vuoi partecipare?

    Di Lisa Santillo14 marzo 2024
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    Domande Frequenti

    Hai dei dubbi o altre curiosità su questo articolo? Qui troverai spunti

    Quali sono le cause della perdita di biodiversità?

    Quando parliamo dell’impatto che le attività umane hanno sull’ambiente non possiamo non menzionare la perdita di biodiversità. Cambiamento nell’uso del suolo, sfruttamento delle risorse naturali, inquinamento e introduzioni di specie aliene sono solo alcune delle cause che stanno portando alla perdita di biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi del nostro pianeta. Molti di questi impatti ambientali sono causati proprio dalle attività delle aziende, che fanno uso delle risorse ambientali a loro disposizione senza pagare il prezzo dei danni causati. In realtà però, l’attenzione delle istituzioni sulla sostenibilità sta diventando sempre maggiore. Lo abbiamo visto con la nuova CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), la direttiva europea che obbligherà sempre più aziende in Europa (ben 50mila in tutta Italia) a rendicontare i propri impatti sui temi ESG.

    Come viene effettuata la rendicontazione non finanziaria?

    La rendicontazione “non finanziaria”, come d’altronde quella finanziaria, viene effettuata con il supporto di una serie di standard, vale a dire delle linee guida che indirizzano le aziende per capire come approcciare vari temi della sfera ESG. Esistono ad oggi vari standard che supportano le aziende nella rendicontazione. Un esempio sono gli standard ESRS, validi a livello europeo ed emanati da EFRAG, o gli standard SASB. Gli standard più riconosciuti e utilizzati a livello europeo però, sono gli standard GRI. Tra i vari temi coperti dalla Global Reporting Initiative trovano spazio l’energia, i rifiuti, le emissioni e i materiali. Di recente, il GRI ha voluto aggiornare un’importante categoria di standard dedicati alla biodiversità, sostituendo il vecchio standard con il nuovo GRI 101: Biodiversità 2024.

    Quali sono i punti fondamentali del nuovo standard GRI 101?

    Una delle novità del GRI 101: Biodiversità 2024 è l’approccio sito specifico, che richiede alle aziende di rendicontare il proprio impatto sulla biodiversità per ogni specifico sito. Tra gli aspetti che le aziende devono rendicontare ci sono diversi parametri, come la presenza di aree chiave per la biodiversità (e.g. parchi nazionali), la causa diretta della perdita di biodiversità, i cambiamenti di stato della biodiversità e i servizi ecosistemici forniti. In secondo luogo, lo standard richiede requisiti per la rendicontazione degli impatti sulla società, incluse comunità e le popolazioni indigene, e il modo in cui le organizzazioni interagiscono con i gruppi locali per il recupero degli habitat danneggiati. Un altro aspetto è la rendicontazione della supply chain, che deve essere fornita a livello nazionale. Tra i temi importanti contenuti nello standard, è interessante quello del raggiungimento del net gain positivo attraverso la possibilità di compensare il proprio impatto.

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