Apicoltura urbana: a cosa serve?

    L’apicoltura urbana è oggi sempre più diffusa. Ma quali sono gli effetti di questa pratica? Scopri in questo articolo l’importanza del monitoraggio per individuare soluzioni che possano garantire il benessere di tutti gli insetti impollinatori in città.
    Apicoltura urbana: a cosa serve?

    PROTEGGIAMO LE API

    alveari in città

    Le città come rifugio per le api

    Le città sono habitat possibili per le api e per gli altri insetti impollinatori. Contrariamente a quello che si può pensare infatti, le città possono supportare un’altissima biodiversità di impollinatori, in particolare quelli selvatici che si rifugiano nei parchi per sfuggire alle zone agricole. Queste, infatti, sono ormai dominate da monocolture e coltivazioni intensive in cui è comune l’uso di pesticidi e dove i fiori selvatici sono poco presenti: in questi luoghi le possibilità di rifornimento di polline e nettare sono molto limitate e la città diventa quindi il rifugio perfetto per questi insetti, che riescono a trovare fioriture per l’intera durata dell’anno. Nelle città anche il clima è diverso, con temperature più elevate e venti minori che vengono bloccati dagli edifici. Questo aiuta gli impollinatori a consumare in modo minore le scorte che possono invece servire per l’inverno.

    fiori

    Api in città

    In città vivono sia api selvatiche che da miele. Quelle selvatiche sono le meno conosciute, ma ne esistono più di 944 specie diverse solo in Italia. La maggior parte di esse sono specialiste, cioè capaci di nutrirsi solamente del nettare di una o pochissime specie di piante, e solitarie. In questo caso non costruiscono alveari dove stoccare risorse e allevare nuove generazioni, come fa A. mellifera, ma ogni anno la regina costruisce un nuovo nido per allevare la nuova generazione di api. Questa loro particolarità, talvolta, può essere uno svantaggio, in quanto non possono approfittare dell’aiuto di una comunità ben strutturata ed organizzata che risulta essere spesso vincente nei momenti difficili, come ad esempio quando c’è scarsità di risorse nutritive. Difatti, le api da miele presenti in un alveare in salute, quando non trovano cibo non rischiano di morire subito, ma possono contare su una limitata scorta di polline e nettare nell’alveare, raccolto dalle altre api operaie.

    apicoltura urbana città

    Apicoltura urbana

    Nonostante esistano ben 944 specie, l’ape domestica è comunque la più conosciuta. Ultimamente sempre più spesso si parla dell’impollinazione come azione fondamentale per portare il cibo sulle nostre tavole e le api da miele rappresentano un simbolo nell’immaginario comune. Da qualche anno, soprattutto nelle grandi città, si è sviluppato un movimento di apicoltura urbana, che comprende, oltre alla formazione di nuovi apicoltori appassionati, l’installazione di alveari in contesto urbano come parchi urbani o tetti delle case. L’apicoltura urbana, nata per contrastare la moria di api, con il tempo ha sviluppato nuovi campi di applicazione: le api possono essere impiegate per progetti di biomonitoraggio fungendo da vere e proprie sentinelle ambientali che ci permettono di saggiare l’inquinamento ambientale nel loro areale di volo (circa 2 km di raggio). Inoltre, studiandone i processi biologici, contribuiscono ad educare alla cura dell’ambiente.

    città apicoltura urbana

    Effetti negativi dell’apicoltura urbana

    Nei centri urbani, le essenze vegetali che provvedono al nutrimento degli impollinatori sono molto limitate: qui, le api da miele si trovano spesso in competizione con le api selvatiche, mettendo a rischio la loro sopravvivenza e riducendo la biodiversità complessiva degli impollinatori. Purtroppo, in questi ambienti, A. mellifera, avendo alveari con numerosissimi individui e poca specificità per la fonte nutritiva, può risultare prevaricante sulla maggior parte delle api selvatiche che spesso sono invece, in grado di nutrirsi solo su una singola specie di fiori. Secondo recenti studi scientifici, questo fatto unito all’insufficienza delle risorse nutritive minaccia direttamente la sopravvivenza delle api solitarie. Infine, non dobbiamo dimenticare che le api da miele sono spesso accompagnate da patogeni e predatori che potenzialmente possono trasmettersi ad altre specie. Per questo è fondamentale riuscire a regolare la quantità di alveari di A. mellifera in città.

    Monitoraggio città

    Biodiversità in città: l’importanza del monitoraggio

    Rigenerare la biodiversità nelle città è fondamentale: il primo passo da fare è individuare soluzioni che possano garantire il benessere di tutti gli insetti impollinatori. Il monitoraggio è al centro di questa strategia: lo studio dell'attuale ecosistema urbano, il monitoraggio delle specie esistenti e l'individuazione delle aree più adatte alla rigenerazione consentono di elaborare un piano d'azione efficace. Inoltre, le politiche di gestione del verde devono essere resilienti agli eventi estremi, promuovendo un ambiente vario e sostenibile. Ciò include la selezione di piante autoctone adatte, la manutenzione delle aree verdi e la prevenzione degli squilibri ecologici. Infine, lo sviluppo di progetti di rigenerazione della biodiversità urbana - evitando la reintroduzione di specie aggressive e competitive come l'ape mellifera - consente di tutelare la biodiversità a 360°, creando un habitat florido e ospitale per tutti gli insetti impollinatori.

    oasi 3bee

    Oasi 3Bee per la rigenerazione della biodiversità

    In questo contesto, le Oasi della Biodiversità 3Bee rappresentano un'iniziativa pionieristica. Si tratta di habitat urbani e agroforestali di biodiversità, con rifugi per impollinatori e flora autoctona. Luoghi dall’impatto misurabile, in cui gli insetti impollinatori possono trovare nutrimento ed essere monitorati grazie alla tecnologia. Ad oggi, 3Bee ha creato circa 200 Oasi della Biodiversità, mettendo a dimora oltre 40.000 alberi nettariferi. L'obiettivo di 3Bee è ora quello di creare il più grande corridoio ecologico europeo per gli impollinatori, grazie al sostegno di enti e imprese virtuosi, raggiungendo le 10.000 Oasi della Biodiversità create. In questo contesto, è fondamentale il ruolo dei grower, veri e propri coltivatori di biodiversità, esperti nella protezione e cura delle specie, essenziali non solo nelle aree rurali, ma anche in quelle urbane.

    Di Lisa Santillo19 marzo 2024
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    Domande Frequenti

    Hai dei dubbi o altre curiosità su questo articolo? Qui troverai spunti

    Le api vivono in città?

    Le città sono habitat possibili per le api e per gli altri insetti impollinatori. Contrariamente a quello che si può pensare infatti, le città possono supportare un’altissima biodiversità di impollinatori, in particolare quelli selvatici che si rifugiano nei parchi per sfuggire alle zone agricole. Queste, infatti, sono ormai dominate da monocolture e coltivazioni intensive in cui è comune l’uso di pesticidi e dove i fiori selvatici sono poco presenti: in questi luoghi le possibilità di rifornimento di polline e nettare sono molto limitate e la città diventa quindi il rifugio perfetto per questi insetti, che riescono a trovare fioriture per l’intera durata dell’anno. Nelle città anche il clima è diverso, con temperature più elevate e venti minori che vengono bloccati dagli edifici. Questo aiuta gli impollinatori a consumare in modo minore le scorte che possono invece servire per l’inverno.

    Quante specie di api esistono in Italia?

    In città vivono sia api selvatiche che api da miele. Quelle selvatiche sono le meno conosciute, ma ne esistono più di 944 specie diverse solo in Italia. La maggior parte di esse sono specialiste, cioè capaci di nutrirsi solamente del nettare di una o pochissime specie di piante, e solitarie. In questo caso non costruiscono alveari dove stoccare risorse e allevare nuove generazioni, come fa A. mellifera, ma ogni anno la regina costruisce un nuovo nido per allevare la nuova generazione di api. Questa loro particolarità, talvolta, può essere uno svantaggio, in quanto non possono approfittare dell’aiuto di una comunità ben strutturata ed organizzata che risulta essere spesso vincente nei momenti difficili, come ad esempio quando c’è scarsità di risorse nutritive. Difatti, le api da miele presenti in un alveare in salute, quando non trovano cibo non rischiano di morire subito, ma possono contare su una limitata scorta di polline e nettare nell’alveare, raccolto dalle altre api operaie.

    Che cos'è l'apicoltura urbana?

    Nonostante esistano ben 944 specie, l’ape domestica è comunque la più conosciuta. Ultimamente sempre più spesso si parla dell’impollinazione come azione fondamentale per portare il cibo sulle nostre tavole e le api da miele rappresentano un simbolo nell’immaginario comune. Da qualche anno, soprattutto nelle grandi città, si è sviluppato un movimento di apicoltura urbana, che comprende, oltre alla formazione di nuovi apicoltori appassionati, l’installazione di alveari in contesto urbano come parchi urbani o tetti delle case. L’apicoltura urbana, nata per contrastare la moria di api, con il tempo ha sviluppato nuovi campi di applicazione: le api possono essere impiegate per progetti di biomonitoraggio fungendo da vere e proprie sentinelle ambientali che ci permettono di saggiare l’inquinamento ambientale nel loro areale di volo (circa 2 km di raggio). Inoltre, studiandone i processi biologici, contribuiscono ad educare alla cura dell’ambiente.

    Quali sono gli effetti negativi dell'apicoltura urbana?

    Nei centri urbani, le essenze vegetali che provvedono al nutrimento degli impollinatori sono molto limitate: qui, le api da miele si trovano spesso in competizione con le api selvatiche, mettendo a rischio la loro sopravvivenza e riducendo la biodiversità complessiva degli impollinatori. Purtroppo, in questi ambienti, A. mellifera, avendo alveari con numerosissimi individui e poca specificità per la fonte nutritiva, può risultare prevaricante sulla maggior parte delle api selvatiche che spesso sono invece, in grado di nutrirsi solo su una singola specie di fiori. Secondo recenti studi scientifici, questo fatto unito all’insufficienza delle risorse nutritive minaccia direttamente la sopravvivenza delle api solitarie. Infine, non dobbiamo dimenticare che le api da miele sono spesso accompagnate da patogeni e predatori che potenzialmente possono trasmettersi ad altre specie. Per questo motivo è fondamentale riuscire a regolare la quantità di alveari di A. mellifera in città.

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