L'ape mellifera, africana e africanizzata: 5 cose da sapere
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    L'ape mellifera, africana e africanizzata: 5 cose da sapere

    Conosci le differenze tra ape mellifera, africana e africanizzata? L'ape africanizzata è un ibrido tra api africane ed europee ed è conosciuta per la sua aggressività. Esplora le sue caratteristiche e le principali curiosità. Scopri in questo articolo le 5 cose che devi assolutamente sapere.

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    23/06/2023Di Elena Fraccaro
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    Ape mellifera, ape africana e ape africanizzata: definizioni

    Partiamo dalle definizioni:
    - L'Apis mellifera è un insetto appartenente all’ordine degli imenotteri, superfamiglia Apoidea, famiglia Apidea e genere Apis, che include altre tre specie di api da miele: l'Apis Cerana, l'Apis Dorsata e l'Apis Florea. Di queste, A. mellifera è la più docile e più produttiva.
    - L'Apis mellifera adansonii o ape africana, è originaria dell'Africa centro-occidentale, ottima produttrice di miele e di cera, ma estremamente aggressiva, sciamatrice e particolarmente incline al saccheggio.
    - L’ape africanizzata è un ibrido prodotto da un incrocio tra le api africane (A. mellifera scutellata) e quelle europee (A. mellifera ligustica e A. mellifera mellifera). E' passata alla storia come ape assassina per la sua spiccata aggressività.

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    L’ape africanizzata: origini e caratteristiche

    L'ape africanizzata è dunque un ibrido intraspecifico di A. mellifera scutellata con varie sottospecie di api europee, tra cui l’A. mellifera ligustica e l’A. mellifera mellifera. Le api africanizzate sono nate in Sud America nel 1957 grazie al biologo Warwick Estevam Kerr, che voleva produrre una razza di api che potesse adattarsi meglio alle condizioni tropicali rispetto alle api europee presenti in Nord e Sud America. Questo ibrido tuttavia non ha avuto molto successo a causa di incidenti di percorso durante il processo di selezione, mantenendo molte delle caratteristiche comportamentali negative del suo antenato africano. In particolare, rispetto all'ape europea, l'ape africanizzata sciama più frequentemente, tende a migrare per supplire alla diminuzione di cibo, ma soprattutto è molto più aggressiva, ha un gran numero di "guardiane" pronte per la difesa, con una zona di allarme maggiore attorno all'alveare, che inseguono le minacce percepite a distanze molto grandi dall'alveare.

    ape africanizzata 3Bee
    3Bee

    Warwick Estevam Kerr e la storia dell’ape africanizzata

    Kerr si interessò alla produzione di miele delle api africane dopo aver letto alcuni resoconti sul South African Bee Journal. Il motivo era che l'ape europea importata e utilizzata dagli apicoltori brasiliani non era adatta al clima tropicale, tipicamente caldo e umido. Pertanto, si decise di sfruttare l'adattamento genetico delle api africane a quel clima specifico. Nel 1957 dunque, queste colonie furono collocate in una foresta di eucalipto a San Paolo, in Brasile, per ulteriori test sul campo. Le arnie avevano un escludiregina, una griglia che permetteva solo alle api operaie di uscire dal nido. In questo modo, la regina sarebbe rimasta confinata e incapace di diffondere la sua genetica nell'ambiente. Tuttavia, alcuni apicoltori locali decisero di rimuovere le griglie, il che portò alla fuga di 26 famiglie di api che scomparvero nella foresta. Da quel momento, le famiglie si sono diffuse e riprodotte molto velocemente in tutta l'America del Sud e in America Centrale.

    ape africanizzata storia

    La maggiore resistenza alla varroa

    Una ricerca scientifica ha confrontato l'infestazione dell'acaro Varroa destructor nelle colonie di api mellifere europee e africanizzate in diverse regioni del Messico. Le colonie con geni africani presentavano un tasso medio di infestazione da varroa inferiore (3.5%) rispetto alle colonie di api europee (4.7%), indipendentemente dalle regioni ecologiche esaminate. Questo fenomeno si osservava soprattutto nelle regioni temperate e secche rispetto a quelle umide o tropicali. L'ape africanizzata, grazie a caratteristiche come una maggiore propensione alla sciamatura, un'efficace igiene dell'arnia e una minore suscettibilità all'infestazione dell'acaro, dimostra una maggiore resistenza alla varroa rispetto all'ape europea. Queste peculiarità si traducono in minor impatto dell'acaro Varroa nelle api africanizzate: nel clima tropicale, l'ape europea si trova in una posizione svantaggiata rispetto all'ape africanizzata, che si rivela la razza dominante e con tassi di infestazione inferiori.

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    3Bee

    Curiosità sulle api africanizzate

    Pare che in Brasile le api africanizzate siano così feroci da occupare gli alveari delle api europee. La regina dello sciame di api africanizzate aspetta fuori e, nel frattempo, le sue operaie si infiltrano all’interno dell’alveare portando cibo. Tuttavia, si tratta di una sorta di tattica per individuare l’ape regina dell’altra razza e ucciderla, così che la nuova possa subentrare e impadronirsi dell'intero alveare. In Africa, il tasso del miele è il nemico naturale delle api e l’uomo non ha sempre praticato l’apicoltura, anzi, c'era la tendenza a uccidere tutte le api di un alveare per raccoglierne il miele. Questo ha comportato la sopravvivenza esclusivamente delle specie di api africane più aggressive, ovvero quelle che riuscivano a neutralizzare la minaccia e salvare la propria regina. Questa caratteristica aggressività è rimasta pressochè invariata nelle api africanizzate, nonostante il tentativo di ammansirle ibridandole con api dal temperamento più docile.

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    L'esperienza di Riccardo: coltivatore di biodiversità di 3Be

    Uno dei coltivatori di biodiversità di 3Bee è Riccardo Poli, fondatore di Apicoltura Dell'Orso, che circa dieci anni fa è stato contattato da un'associazione in Guinea Bissau. Nella periferia di Bissau, la capitale del Paese, era stato costruito un centro medico-chirurgico e il personale sanitario si era accorto che la maggior parte dei pazienti riportava sintomi di denutrizione. Il miele e gli altri prodotti dell’alveare potevano essere utile fonte di carboidrati e nutrienti preziosi, oltre che un modo per implementare l’economia locale. Da quel momento, Riccardo si reca regolarmente a Bissau per formare apicoltori. Inoltre, due arnie sono dotate di tecnologia 3Bee Hive-Tech, così che Riccardo possa sempre monitorarle da remoto. Riccardo ha confermato che le api africane non sono buone come le nostre, ma molto più aggressive: le api nostrane schierano a difesa dell’alveare il 10 per cento dello sciame. Fra le api africane, le addette a combattere gli intrusi arrivano all’80 per cento.

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    23/06/2023Di Elena Fraccaro
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